Gli Ordini e la responsabilità medica: se il corporativismo danneggia il cittadino

Gli Ordini e la responsabilità medica: se il corporativismo danneggia il cittadino

Gli Ordini e la responsabilità medica: se il corporativismo danneggia il cittadino

Gentile Direttore,
da 15 anni mi occupo esclusivamente di responsabilità medica. L’associazione che presiedo, Osservatorio Sanità, si avvale di un team di medici di levatura internazionale. Se vengono ravvisate criticità nell’operato di un medico o di una struttura, si intraprendono azioni, per lo più in ambito civile, volte a consentire al cittadino danneggiato di ottenere un equo risarcimento.

Nella stragrande maggioranza dei casi, i consulenti tecnici d’ufficio ed i giudici ci danno ragione e ciò sulla base di un semplice principio: in ambito medico, l’errore è possibile. Non va demonizzato, ma evidenziato, analizzato. Ed il danneggiato va risarcito.

È il principio cardine del risk management, studiare l’errore per neutralizzarne la possibile ripetizione. Ma se dall’errore deriva un danno, va risarcito.

Sull’argomento sono intervenuto ed intervengo come relatore nell’ambito di eventi organizzati da associazione scientifiche di primo ordine, dal consiglio dell’ordine degli avvocati di Roma, da associazioni di medici, promovendo come presidente dell’osservatorio giornate di approfondimento cui partecipano consiglieri di Cassazione, professori ordinari, esperti della materia.

Tutto è verificabile in rete, ed il neo presidente dell’ordine degli avvocati capitolini ben mi conosce.

Ora, l’ordine dei medici e quello degli avvocati prendono una posizione congiunta. Fermiamo l’onda di associazioni che turbano il rapporto medico/paziente, conseguendo un unico scopo economico, senza avere competenze né scrupoli e che forniscono prestazioni “improntate al raggiungimento dell’obiettivo meramente economico e non alla migliore tutela dei diritti e degli interessi del cittadino”.

Una posizione retrograda e falsa, che tende ad un duplice scopo: conseguire una teorica impunibilità del medico inetto e precipitare il cittadino nel medioevo della professione forense caratterizzante certi studi legali – assai pochi per fortuna – dove l'obbligazione di mezzo era un modus vivendi e, a prescindere dall'impegno profuso ed al risultato conseguito, l'avvocato andava comunque pagato.

Chi fa con serietà il mio lavoro, dissuade 9 cittadini su 10 dall'intraprendere un'azione di responsabilità medica. 9 CITTADINI SU 10! Significa che molti medici beneficiano senza neanche saperlo del nostro intervento, ché se il cittadino si fosse rivolto ad un avvocato "tradizionale", di quelli generalisti che non conoscendo la materia crea disastri probatori inimmaginabili e che magari in quel momento aveva bisogno di soldi, probabilmente sarebbe stato coinvolto in una causa temeraria.

Se l'associazione che presiedo – rectius, se i consulenti che ne fanno parte – sancisce un errore procedurale, diagnostico o altro, può star certo che i ctu ed i giudici, salvo rari casi, ci daranno ragione.

La nostra percentuale di successo credo si aggiri intorno al 80%, ed il buon neo presidente dell'ordine degli avvocati Galletti, vuol dare ad intendere che noi non si consegua "la migliore tutela dei diritti e degli interessi del cittadino"!?

Suvvia! in Paesi seri, una posizione dal vago sapore incostituzionale come quella dei due presidenti di primari ordini professionali, avrebbe strappato un sorriso. Qui è meglio gestirla.

Motivo per cui, unitamente ad altre associazioni professionali SERIE come la mia, ci faremo promotori di un sondaggio di opinione a campione incentrato sul seguente quesito: qualora vi sentisse vittime di un errore medico, preferireste essere assistiti da uno studio legale che chieda spese di giudizio anticipate, o da uno che, dopo aver valutato gratuitamente la possibilità di successo, anticipi le spese chiedendo una percentuale sul risarcimento ottenuto?

I risultati del sondaggio verranno forniti ad entrambi i presidenti dell'ordine. Poi, se vorranno rivedere la loro posizione, bene. Altrimenti non resterà che il confronto giudiziale perché una cosa è certa: chi fa bene e seriamente il proprio lavoro deve tutelarsi da aggressioni che sembrano tendere solo all'interesse di categorie e non del cittadino che, ove danneggiato, ha il sacrosanto diritto ad essere risarcito, possibilmente senza anticipi di denaro.
 
Avv. Francesco Lauri
Presidente Osservatorio Sanità

Francesco Lauri

12 Luglio 2019

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