‘Ricettopoli’ a Cosenza. Smercio abusivo di oppiodi. Truffa di 180 mila euro al Ssn

‘Ricettopoli’ a Cosenza. Smercio abusivo di oppiodi. Truffa di 180 mila euro al Ssn

‘Ricettopoli’ a Cosenza. Smercio abusivo di oppiodi. Truffa di 180 mila euro al Ssn
Sono le accuse contestate a 13 persone dai carabinieri di Cosenza e del gruppo Tutela della Salute di Napoli: 9 agli arresti domiciliari e 4 sospesi per un anno dall'esercizio della professione sanitaria. Le indagini hanno permesso di far emergere un circuito illegale di smercio di farmaci oppioidi a base di ossicodone, alimentato da innumerevoli prescrizioni abusive di un medico di base e dalla complicità di alcuni farmacisti

Si chiama `Ricettopoli´ l'operazione dei carabinieri di Cosenza che ha permesso di scardinare il sistema attraverso cui alcuni tossicodipendenti, con la compiacenza di un medico di base, si rifornivano in alcune farmacie di un medicinale contenente ossicodone, poi spacciato sul mercato illegale come valido sostituto dell'eroina. Il farmaco veniva in parte impiegato per uso personale, in parte venduto a terze persone. Sono le accuse contestate a 13 persone dai carabinieri di Cosenza e del gruppo Tutela della Salute di Napoli: 9 agli arresti domiciliari e 4 sospesi per un anno dall'esercizio della professione sanitaria
 
L'indagine – condotta dalla Sezione operativa della Compagnia di Cosenza insieme al Nas, e coordinata dalla Procura – è partita dalla segnalazione di un esponenziale aumento delle prescrizioni di un farmaco oppioide a base di ossicodone, inviata dalla locale azienda pubblica di servizi alla persona ai militari dell'Arma. Il farmaco, utilizzato per le cure palliative e del dolore severo, contiene una molecola molto simile a quella dell'eroina, in grado di innescare forme di dipendenza analoghe a quelle delle droghe pesanti.
 
Un medico di base, su richiesta di alcuni pazienti, era disponibile a prescrivere numerose ricette del farmaco a base stupefacente in assenza di patologie. Così chi le richiedeva poteva ottenere in modo illecito confezioni in quantità spropositate e contrarie alle raccomandazioni dell'Agenzia italiana del farmaco per singolo paziente. Stando ai rilievi dei carabinieri, tra il 2015 e il 2019 sono state rilasciate 2.360 illecite prescrizioni, per un totale di 4.720 confezioni del farmaco.
 
 
Chiara consapevolezza di agire in maniera illecita da parte del dottore, come dimostrano alcune conversazioni con i pazienti indagati, in cui il dottore afferma «tu non hai titolo a prendere (segue il nome del farmaco, ndr)», oppure ancora, in un altro incontro, «ma ti rendi conto che sono anni, che fate ste cose? Anni! No giorni!». Sono sempre alcune intercettazioni a svelare come il sanitario, cosciente dei potenziali danni legati all'assunzione incontrollata del farmaco, appaia incurante dello stato di salute riferito da alcuni assuntori. Per esempio, in uno degli incontri registrati da chi indaga il medico ribatte a uno di loro che «nooo che non ti ammazzi solo con tutte queste medicine». «Tanto paga lo Stato!», sono state le parole noncuranti di un altro paziente davanti alle preoccupazioni del medico su eventuali verifiche sull'esenzione del ticket. I costi dei medicinali, che ricadevano a carico del Servizio sanitario nazionale, ammontano a oltre 175 mila euro.
 
Dal canto loro, i farmacisti destinatari delle misure cautelari dispensavano i farmaci in quantità spropositate, incompatibili con l'uso di un singolo paziente – a volte anche a domicilio – presentando poi le ricette per il rimborso. Alcuni di loro inoltre invogliavano i clienti a ottenere altre prescrizioni abusive, segnalando come nella loro farmacia fosse presente il medicinale con effetti stupefacenti. I carabinieri hanno avviato a carico dei tre farmacisti destinatari dell'interdizione anche il sequestro preventivo di 175.947,96 euro, somma pari al rimborso del Ssn alla farmacia per le ricette intestate a un singolo indagato dal 2015 in poi.
 
Le persone arrestate poi avevano l'abitudine di falsificare materialmente le ricette, ricevute dal medico, modificandole a mano per ottenere un principio attivo più elevato. Un comportamento di cui, stando a quanto accertato dagli inquirenti, non risulta che il medico fosse pienamente consapevole, nonostante le intercettazioni facciano emergere un sospetto da parte sua, che non l'ha comunque fermato.

05 Settembre 2019

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