Aids. Lila: “Basta con gli attacchi ai servizi di riduzione del danno”

Aids. Lila: “Basta con gli attacchi ai servizi di riduzione del danno”

Aids. Lila: “Basta con gli attacchi ai servizi di riduzione del danno”
La Lega per la lotta all’Aids denuncia come a Trieste, Milano e Roma questi servizi (che prevedono, tra le altre cose, la ridurre del rischio contagio attraverso la distribuzione gratuita di siringhe sterili e preservativi) vengano chiusi e siano oggetto di campagne di diffamazione.

“Ancora una volta un progetto di riduzione del danno diventa in Italia oggetto della solita strumentale, miope, disinformata e ridicola accusa di incitazione all'uso di droga”. Con queste parole la Lega italiana per la lotta all’aids (Lila), ha denunciato le chiusure e le campagne diffamatorie lanciate a Trieste, Milano e Roma contro i servizi di riduzione del danno.

A Trieste, secondo quanto riportato da Lila, il lavoro dell'associazione Etnoblog è finito nel mirino della Lega Nord che ha sferrato un “attacco durissimo” alle loro pratiche di prevenzione, sostenute da finanziamenti europei e conformi a quanto si fa nel resto dell'Europa occidentale e alle indicazioni della letteratura e delle organizzazioni internazionali, Onu compresa.


Tutto questo accade, come denunciato dalla Lega per la lotta all’aids, mentre in Lombardia la Regione ha annunciato la chiusura dei servizi di riduzione del danno a bassa soglia. La Lombardia è un territorio che storicamente presenta un numero elevato di consumatori ed è il primo per tassi di incidenza e prevalenza, dove vivono con l'Hiv quasi 50mila persone, e dove vengono distribuite ogni anno 500mila siringhe sterili (e quasi altrettante ritirate usate, anche questa è prevenzione e tutela della salute pubblica, non solo delle persone che consumano sostanze). 


Anche nel Comune di Roma la situazione illustrata da Lila non è migliore. Qui si è già proceduto con la “drastica riduzione” dei centri a bassa soglia, ormai più che dimezzati, con l'estromissione di associazioni e persone di lunga esperienza e la chiusura di strutture residenziali e di prima accoglienza. 



Un attenzione particolare, infine, viene richiesto dall’associazione per tenere alta la guardia specie ora in periodo di crisi economica. “Il malessere sociale aumenta proprio in questi momenti – si legge nella nota diffusa dall’associazione – proprio per questo i servizi sociali non devono essere tagliati, ma potenziati. Se così non fosse, il rischio è di ritrovarci, una volta usciti dalla crisi economica, in una società ormai incapace di tutelare i più deboli, e costretta perciò a pagare prezzi altissimi, anche in termini di costi sanitari, oltre che umani”.

13 Aprile 2012

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