Fase 2. Dodici cose da fare per una ripartenza sicura

Fase 2. Dodici cose da fare per una ripartenza sicura

Fase 2. Dodici cose da fare per una ripartenza sicura

Gentile Direttore,
i dati sull’andamento dei contagi evidenziano che l’epidemia si sta riducendo con estrema lentezza, quindi il passaggio alla così detta “fase 2” dovrebbe avvenire in maniera molto graduale e con tempi diversi da regione a regione. Le preoccupazioni principali dei sanitari sono legate ad una possibile ripresa dell’epidemia, con una seconda ondata che metterebbe in ginocchio il sistema sanitario in quanto ancora alle prese con migliaia di pazienti ricoverati per COVID-19. Questo imporrebbe un nuovo lockdown che sarebbe difficilmente gestibile.
 
Le criticità principali, che a nostro parere dovrebbero essere affrontate, sono:
1. Riaperture graduali: è noto che l’epidemia potrà essere controllata quando il numero dei contagiati sarà superiore al 60%. Il numero dei contagiati attuale, sicuramente di molto superiore a quanto ci dicono i dati, può essere stimato tra 1 e 2 milioni di persone. Esiste pertanto ad oggi un ampio bacino di persone suscettibili ed una eventuale ripresa porterebbe ad un pericolosissimo secondo picco, che potrebbe essere ancora più preoccupante del primo.
 
2. DPI: I sanitari devono disporre dei DPI adeguati e l’ISS dovrà rivedere al più presto le sue indicazioni. Il Paese si è fatto cogliere impreparato e la richiesta contemporanea, in tutto il mondo di DPI ha determinato carenze diffuse per medici ed operatori sanitari sia negli ospedali che sul territorio, nei servizi di emergenza, nelle RSA e nelle strutture socio-sanitarie. Le maschere filtranti sono indispensabili per i sanitari, anche se non direttamente coinvolti nella gestione dei pazienti COVID. I pazienti COVID infatti continueranno ad arrivare anche nei reparti teoricamente COVID negativi. Il tempo di incubazione del virus è talmente lungo che nessuno può essere certo che il paziente, ambulatoriale o degente, non sia contagioso. Tutti gli operatori dovranno essere muniti di filtranti e visor nei reparti dove la attività assistenziale riduce inevitabilmente la distanza di sicurezza. Filtranti FFP2 e visor dovranno diventare la dotazione minima per l’assistenza diretta, fatti salvi livelli di sicurezza maggiori (FFP3, tute tyvek ecc.) per setting assistenziali in cui vi è rischio di aerosolizzazione.
 
3. La popolazione dovrà essere rifornita di mascherine chirurgiche, come anche tutte le strutture sanitarie, le residenze per anziani, le imprese ed i negozi. In ogni esercizio commerciale la mascherina dovrà essere la norma in quanto impedisce la diffusione del virus attraverso i droplets. La mascherina non protegge chi la indossa ma impedisce a chi la indossa di diffondere il virus. Bisognerebbe pertanto impedire la vendita al dettaglio o attraverso circuiti on line alla popolazione di DPI ad eccezione delle mascherine chirurgiche. Va inoltre impedito alla popolazione di indossare filtranti con filtro che non proteggono i contatti da un eventuale contagio. Le mascherine anche per la popolazione dovranno rispondere a criteri rigorosi in quanto troppo spesso le mascherine distribuite sono assolutamente inutili.
 
4. Trasporti pubblici: lavoratori e studenti utilizzano massicciamente bus, treni e metro. Bisogna modificare gli orari di negozi e uffici per impedire che vi siano “ore di punta” vanificando il distanziamento.
 
5. Rete di contagi: nei prossimi giorni, in previsione della fase 2, sarà indispensabile individuare i nuovi casi di recente insorgenza (valutando diversamente i focolai epidemici come quelli delle RSA, numericamente importanti ma circoscritti) per studiarne le modalità di insorgenza, di diffusione e identificarne la rete di contatti.
 
6. Tamponi e territorio: Tutta la popolazione che lamenta anche solo un sintomo, dovrebbe essere testata, isolata e, se positiva, dovrebbero esserne ricostruiti i contagi. Abbiamo i reagenti e i tamponi per tutti? Il territorio va potenziato in quanto i SISP non sono stati in grado di reggere l’impatto come gli ospedali. I medici di famiglia che orari avranno? Per quanti giorni? E le USCA, saranno attive come previsto dalla normativa, una ogni 50.000 abitanti? sarà indispensabile trovare personale medico e infermieristico e prevedere un’organizzazione tale da non disperdere energie e ottimizzare i risultati.
 
7. Ospedali. Gli ospedali continueranno una gestione mista, di pazienti COVID e non COVID, o saranno previsti ospedali riservati per i pazienti COVID? Come avverrà la fase 2 negli ospedali: progressiva dimissione dei pazienti Covid in strutture adeguate per poter favorire la ripresa ordinaria delle attività? Sarà previsto un tampone a tutti i nuovi ricoveri? Le visite ambulatoriali saranno cadenzate?
 
8. Apertura di strutture alternative. Gli ospedali sono ancora organizzativamente sconvolti. Quali strutture e che capienza potranno avere per ricoverare pazienti Covid o con altre patologie?
 
9. Nelle RSA Saranno previste RSA non Covid e altre Covid?
 
10. Isolamento. L’ isolamento familiare dei positivi funziona, o i contagi tra famigliari è tale che è necessario prevedere l’isolamento dei positivi in strutture dedicate, come gli alberghi?
 
11. Test sierologici: attualmente non esistono test affidabili. La questione è stata ribadita da WHO ma in tutte le Regioni sono comparse iniziative per sottoporre migliaia di persone e sanitari a tali test. I laboratori privati si sono lanciati insieme a tante imprese a produrre e proporre fantasmagorici test che in realtà non dimostrano nè la presenza di un anticorpo specifico nè soprattutto se esso è protettivo. Dobbiamo contrastare spese inutili o attribuzioni di patentini che rischiano di far pensare alla gente che è inutile continuare a proteggersi in quanto non rischia più nulla. Le conseguenze di tale falsa sicurezza potrebbe essere ancora peggiore tra il personale sanitario
 
12. Vogliamo infine una catena di comando certa. Ogni Regione ed ogni ospedale adotta sistemi diversi. Il Ministero su questo ha lasciato fare troppo alle Regioni (es: gestione tamponi, isolamenti, test sierologici). È necessario prendere le redini e dimostrare di saper gestire unitariamente tutti questi problemi.
 
Siamo sicuri che la ripartenza sia sicura?
Se anche solo uno dei punti precedenti ci lascia delle perplessità, fermiamoci. Organizziamoci.

Chiara Rivetti
Segretaria Regionale Anaao Assomed Piemonte

 
Gabriele Gallone
Esecutivo nazionale Anaao Assomed

Chiara Rivetti e Gabriele Gallone

24 Aprile 2020

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