Dal decreto “Rilancio” una grande occasione di riforma per il Ssn

Dal decreto “Rilancio” una grande occasione di riforma per il Ssn

Dal decreto “Rilancio” una grande occasione di riforma per il Ssn

Gentile Direttore,
i primi 2 articoli del nuovo decreto “Rilancio” sono indirizzi alle regioni per la riorganizzazione dei servizi sanitari territoriali e per il riordino della rete ospedaliera. Se dobbiamo pensare ad un sistema equo, solidale e universale, che deve essere anche sostenibile, qualche ulteriore dettaglio finalizzato a garantire una uniforme distribuzione di servizi e strutture sul territorio nazionale potrebbe essere di grande utilità.
 
Le riorganizzazioni aziendali (passate dalle 228 del 1995 alle 101 di oggi) e l’assenza di criteri di riferimento, hanno avuto come conseguenza una difforme distribuzione dei servizi territoriali (da 1:25.000 a 1:326.000 ab. per i Distretti e da 1:126.000 a 1:1.648.000 ab. per i Dipartimenti di Prevenzione). Pertanto è necessario definire nuovi criteri e standard di risultato, sia per il potenziamento dei servizi territoriali, sia per la determinazione delle risorse necessarie per il funzionamento corretto, appropriato e razionale degli stessi.
 
Il potenziamento dei servizi di assistenza domiciliare, l’attivazione dell’Infermiere di Famiglia/comunità e il funzionamento delle USCA devono rientrare in un progetto unico di riorganizzazione, dal sistema delle cure primarie alla continuità H/Territorio, ai servizi distrettuali, alle case della salute, superando le sovrapposizioni ed i “doppioni” in essere e favorendo lo sviluppo di nuove organizzazioni.
 
Questo va declinato nell’ambito di nuovi progetti, condivisi con i tutti gli attori interessati, a partire dai MMG/PLS, superando pregiudizi, steccati e resilienze:
a. se l’ospedale deve far fronte alle situazioni acute, il sistema territoriale deve essere in grado della presa in carico e della continuità dei servizi, vanno definite le sedi di erogazione dei servizi e vanno condivisi i percorsi ed i processi (H/Territorio/MMG/PLS);
 
b. vanno definite strutture di collegamento H/T, a gestione inf.ca, per la precoce presa in carico dei pazienti dimissibili da H, per la continuità di cure, assistenza, riabilitazione;
 
c. il sistema delle Cure Primarie va reso “SISTEMA” con il coinvolgimento a pieno titolo dei MCA, anche con integrazioni e potenziamenti, per un servizio realmente continuativo. L’esperienza USCA deve trovare collocazione in tale organizzazione e mantenere la situazione in essere solo come “laboratorio”, a termine;
 
d. le cure domiciliari e l’istituzione dell’infermiere di famiglia/comunità vanno considerate come attività integrate e complementari, finalizzate a garantire la presa in carico di soggetti con fragilità, disabilità e cronicità, sia nell’ambito dell’emergenza COVID-19, sia nell’ordinarietà. L’attivazione dell’infermiere di famiglia/comunità, pur con differenziazioni collegabili ai contesti territoriali, non dovrebbe occuparsi di interventi di tipo prestazionale, quanto di promozione e di educazione alla salute e di stili di vita sani, rivolti alla popolazione rientrante nella fascia di età > di 65 aa, al momento senza particolari problemi (circa 13.000.000), per il mantenimento della condizione di salute per più tempo possibile, nonché per la preventiva segnalazioni di eventuali problemi al MMG. Il criterio di n. 8 infermieri ogni 50.000 abitanti è un importante punto di partenza (necessità di 9.600 infermieri), implementabile sulla base dei dati di attività e dei risultati raggiunti.
 
e. la strutturazione di centrali operative regionali per la funzione di raccordo tra strutture e servizi ospedalieri, residenziali e territoriali può essere una interessante innovazione. Forse va pensata una struttura “essenziale” e non “elefantiaca” e vanno definite le professionalità che ne devono far parte, i ruoli ed i requisiti formativi per l’accesso e la copertura delle relative posizioni.
L’indirizzo alle regioni di riordino della rete ospedaliera prevede:
– l’incremento di 3.500 posti di T.I. – si pongono problemi strutturali (gli spazio necessari), tecnologici (le attrezzature e presidi ed i devices necessari), di risorse (oltre 1.000 medici, circa 10.500 infermieri, per un costo stimato di oltre 500.000.000 €/anno), formativi (n. di operatori necessari e tempi di formazione, sia per l’implementazione di pl, sia per la capacità di lavorare in equipe nell’alta criticità e complessità).
 
– la riqualificazione di 4.225 posti di area semintensiva attraverso “adeguamenti e ristrutturazioni di unità di area medica”, utilizzabili sia in regime di attività ordinaria, sia in regime di maggiore intensità e complessità clinico-assistenziale, con la possibilità di riconversione del 50% di detti pl in area di T.I.. Tale determinazione non prevede implementazioni di pl ma un adeguamento strutturale e tecnologico per garantire una risposta più adeguata in caso di necessità.
 
I fatti accaduti e le azioni poste in essere hanno reso evidenti la flessibilità del sistema e la capacità, la competenza e la responsabilità dei professionisti del SSN.
 
A prescindere dalla necessità o meno di un aumento strutturale di 3.500 pl di T.I. (certamente non fattibile in tempi brevi), da valutare sulla base delle evoluzioni epidemiologiche e delle reali esigenze, non va esclusa, al pari di quanto previsto per i 4.225 pl di semintensiva, la flessibilità di utilizzo. Questo consentirebbe una risposta comunque adeguata all’eventuale aumento della domanda, a costi sostenibili, ad invarianza di risultati. Vanno resi operativi percorsi formativi per l’adeguamento e la manutenzione dei saperi ai professionisti che, in caso di necessità, verrebbero “movimentati” verso le aree di TI oggetto del potenziamento (per il periodo necessario).
 
L’Art. 2 è titolato “riordino della rete ospedaliera”; potrebbe essere l’occasione per valutare l’applicazione (reale) del DM 70/2015 e le necessità di adeguamento, tenuto conto delle evoluzioni scientifiche, tecnologiche e metodologiche (es. TI disciplinari e aree interventistiche ad alta invasività e complessità) e dei nuovi bisogni della popolazione.
 
Marcello Bozzi
Segretario ANDPROSAN (Associazione Nazionale Dirigenti Professioni Sanitarie – Associazione Sindacale associata COSMED)
 
 
  

Marcello Bozzi

23 Maggio 2020

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