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Infermieri demansionati a Reggio Calabria. Nursind: “In arrivo oltre 600 mila euro di risarcimento” 

La Corte d’Appello ha condannato il Gom-BMM a risarcire 18 infermieri obbligati, per anni, a svolgere mansioni igienico-sanitarie, ausiliarie e di supporto, che non competono al profilo all’infermiere. Nucera (Nursind): “Sentenza che ripaga in parte la nostra dignità professionale a lungo schiacciata”. Marrari (Nursind): “Nostro obiettivo è garantire la valorizzazione economica, contrattuale e il rispetto dei diritti della professione infermieristica”.

20 MAR -

Il 15 marzo scorso la Corte d’appello di Reggio Calabria, ribaltando la decisione assunta nel primo grado di giudizio, ha condannato il Grande ospedale metropolitano Bianchi Melacrino Morelli (Gom - BMM) del capoluogo reggino a risarcire 18 infermieri, considerati vittime di demansionamento in quanto obbligati, per anni, a ricoprire mansioni come quelle igienico-sanitarie, ausiliarie e di supporto, che non competono, per profilo professionale, all’infermiere. Ciò è accaduto fino al maggio 2018, quando finalmente sono stati assunti i primi operatori socio sanitari. A darne notizia il Nursind. I lavoratori, infatti, sono stati assistiti dall’avvocato del Nursind Domenico De Angelis, “uno dei legali più esperti in materia”, spiega il sindacato nella nota.

La sentenza non è stata ancora depositata, ma “i risarcimenti - spiega il sindacato degli infermieri - ammontano a una cifra che supera complessivamente i 600mila euro”. La sentenza interessa professionisti impiegati presso la U.o.c. di Nefrologia e Dialisi e la U.o.c. di Oncologia. Nei prossimi mesi il Tribunale sarà chiamato, in relazione alle cause di demansionamento, a pronunciarsi anche per le altre unità operative, oltre che per ulteriori cause risarcitorie avviate dal Nursind territoriale relativamente al bonus Covid, buoni pasto, vestizione e svestizione, incentivi plasma.


“Abbiamo come obiettivo quello di garantire ai lavoratori di agire in un contesto di piena valorizzazione economica, contrattuale e di rispetto dei diritti della professione infermieristica, che a livello nazionale è riconosciuta come professione intellettuale – spiega il segretario Nursind di Reggio Calabria, Vincenzo Marrari –. Per porre in essere la nostra opera, occorre il giusto rapporto tra infermieri e pazienti, la presenza in organico 24 ore su 24 delle figure di supporto come l’Oss e soprattutto che ci vengano riconosciuti tutti i diritti sanciti dai contratti e dalle vigenti normative”.

A commentare il risultato anche Michele Nucera, segretario Nursind nel P.O. Morelli e infermiere di Oncologia: “Sin dalla nascita del sindacato a Reggio, nel 2017, ci siamo trovati di fronte ad una situazione di forte malcontento di tutti i colleghi infermieri, i quali erano demansionati praticamente da sempre. Questa sentenza ripaga in parte anche la nostra dignità professionale che per troppo tempo è stata schiacciata dalla mancanza delle figure di supporto previste”, conclude Nucera.



20 marzo 2024
© Riproduzione riservata

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