Abitudini rischiose per giovani troppo “fragili”

Abitudini rischiose per giovani troppo “fragili”

Abitudini rischiose per giovani troppo “fragili”
La campagna Amico Andrologo condotta dalla Siams e dal Dipartimento di Fisiopatologia medica de La Sapienza di Roma, ha raccolto i dati sulle “abitudini” negative dei giovani sotto i 18 anni in sei diverse Regioni. Scoprendo così che oltre a fumo, droga e alcol, anche i farmaci sono diventati motivo d’abuso

Dal Veneto alla Toscana, dalle Marche al Lazio, dalla Campania alla Puglia. Le abitudini negative dei giovani italiani al disotto dei diciotto anni di età, sembrano essere sempre più uguali. Con qualche sorpresa, perché all’abuso di fumo, droghe e alcol si aggiunge ora anche quello di farmaci.
Stando ai risultati dello studio condotto dal dipartimento di Fisiopatologia medica dell’Università La Sapienza di Roma e dalla Società italiana di Andrologia e medicina della sessualità (Siams) nell’ambito della campagna Amico Andrologo (www.amicoadrologo.it: a fianco l’immagine che la publicizza), molti giovani hanno ormai l’abitudine di assumere quotidianamente farmaci ansiolitici. La campagna che ha permesso di raccogliere questo e altri dati, si svolge proprio nelle Regioni citate ed è stata condotta tra i giovani che frequentano l’ultimo anno di scuola superiore. Ebbene, per tornare ai farmaci, il 6% di loro utilizza questo tipo di farmaci: in particolare il 12,6% lo ha fatto prima di compiere 13 anni. Diventa dunque evidente l’importanza della campagna che, come ha spiegato Andrea Lenzi, direttore del Dipartimento di Fisiopatologia medica, nel corso della presentazione dei dati avvenuta oggi presso il ministero della Salute, si rivolge a una popolazione di giovani “fragili e alla continua ricerca di ‘scorciatoie’ per vivere facilmente la propria sessualità”.
Il loro “disorientamento” è dimostrato anche dalla diffusione di questi “abusi” che hanno ormai quasi superato quello del fumo che pure resta alto: il 45% dei ragazzi – soprattutto maschi – ha fumato fuma sigarette e almeno il 35% continua a farlo. Il 75% di loro, inoltre, dichiara di superare tranquillamente i due pacchetti al giorno. Per quanto riguarda l’abuso di stupefacenti il 46% del campione ha avuto almeno un “contatto”. Ne 45% dei casi si è trattato di marijuana e il primo spinello è stato acceso intorno ai 15 anni. Oggi, il 5,5% del campione vi fa ricorso ogni giorno mentre il 14,5% almeno una volta alla settimana. La lista degli stupefacenti è comunque lunga: al popper (nitrito d’amile) fa ricorso il 13,5% degli intervistati (dopo averne fatto uso la prima volta a 16 anni); la cocaina la usa l'8% e in genere dopo un primo contatto intorno ai 17 anni; stessa età per gli allucinogeni a cui ricorre il 5% del campione (Lsd e acidi il 3,4%). E si va avanti così con l'ecstasy (la usa il 4% e comincia dai 16 anni), l’anfetamina (3% cominciando a 17 anni), l’eroina (qui la percentuale scende bruscamente attestandosi allo 0,9%). Il consumo degli stupefacenti appena menzionati è in genere occasionale e limitato a meno di una volta alla settimana. Ma il 23% ammette di consumarne ancora.
Resta come ultimo anello di questa pericolosa catena, l’alcol: il 50% dei diciottenni del campione utilizza almeno sei bevande alcoliche ogni mese (birra, cocktails, vino), con un consumo che si concentra soprattutto nel week-end (due terzi dei casi)
“I giovani” spiega Lenzi, “non sono informati ma pensano di esserlo, hanno pregiudizi forti legati soprattutto alla mancanza di conoscenze e ricevono poche informazioni e in modo passivo. Sembra esserci un certo distacco-ansia nei confronti della sessualità, che viene vissuta come un ‘mordi e fuggi’. I disordini della sessualità non vengono sentiti come problemi. La preoccupazione maggiore resta la contraccezione più che la prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale. Molta più energia fisica e psichica è dedicata all’appartenenza nel gruppo, agli abusi e alla cura del peso corporeo che sta diventano una vera ossessione per molti giovani uomini”.
 

07 Giugno 2010

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