Alluvione nelle Marche. “Il fango resterà negli occhi dei bambini”: il racconto della pediatra

Alluvione nelle Marche. “Il fango resterà negli occhi dei bambini”: il racconto della pediatra

Alluvione nelle Marche. “Il fango resterà negli occhi dei bambini”: il racconto della pediatra
“‘Fango’, è stata questa la prima parola che ha detto un mio piccolo paziente nel 2014. Aveva poco più di 1 anno e si era ritrovato a vivere la drammatica esperienza dell’alluvione. Oggi, probabilmente, succederà come allora. Dopo, quando si dovranno fare i conti con le perdite, che se ne risentirà e ne risentiranno anche i bambini. Purtroppo il cambiamento climatico c’è e ne stiamo pagando le conseguenze”.

“‘Fango’, è stata questa la prima parola che ha detto un mio piccolo paziente nel 2014. Aveva poco più di 1 anno e si era ritrovato a vivere la drammatica esperienza dell’alluvione. E sono stati tanti, otto anni fa, i bambini che per settimane sono andati avanti a parlare di ‘fango’, un’immagine che gli era rimasta impressa negli occhi. Oggi, probabilmente, succederà come allora perché i bambini che vivono questa situazione ne rimangono traumatizzati. Le scuole sono chiuse, le persone spalano il fango per le strade, c’è chi non ha più la casa, chi ha il negozio allagato, chi ha perso la macchina. La preoccupazione si sente e per molte famiglie le perdite economiche sono state e saranno ingenti“.

A raccontare alla Dire quanto sta accadendo in queste ore a Senigallia è Carla Tomasini, pediatra che opera sul territorio e che oggi, così come nel 2014, è testimone diretta dei danni provocati dall’alluvione.

“Senigallia è una città divisa in due dalla ferrovia, ci sono alcune strade agibili e altre no. Questa volta l’alluvione ha colpito una zona diversa rispetto al 2014 ma molte sono le strade che questa mattina non erano agibili– racconta- tanto che alcuni miei pazienti non sono riusciti ad arrivare in ambulatorio a causa dei sottopassi allagati”. “Io sono riuscita ad aprire il mio studio ma in pausa pranzo sono andata ad aiutare alcuni amici a spalare il fango dal negozio– continua la pediatra- la catena della solidarietà si attiva subito e nel momento dell’emergenza ci si aiuta. E’ dopo, quando si dovranno fare i conti con le perdite, che se ne risentirà e ne risentiranno anche i bambini“.

Ma il racconto della pediatra è anche occasione per lanciare un appello: “È ora che chi governa faccia qualcosa, che si cerchi di cambiare perché tra mareggiate e alluvioni la nostra città, così come altre, è sempre a rischio“. “Purtroppo il cambiamento climatico c’è e ne stiamo pagando le conseguenze- riflette- Il problema è che noi siamo abituati a questa situazione come se fosse la norma. Appena piove tutti ci telefoniamo, mettiamo le cose ai piani alti per evitare che possano bagnarsi. Siamo abituati a essere una zona sia a rischio terremoti sia a rischio alluvione, ma non è possibile che questa sia la norma, non è possibile pensare che qualunque pioggia possa all’improvviso diventare catastrofe”.

16 Settembre 2022

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