Bufale sul web. Ci casca oltre la metà degli internauti. Lo rileva il Censis

Bufale sul web. Ci casca oltre la metà degli internauti. Lo rileva il Censis

Bufale sul web. Ci casca oltre la metà degli internauti. Lo rileva il Censis
I Tg sono ancora la prima fonte d’informazione degli italiani (per il 60,6%), ma al secondo posto c’è Facebook (35%). A più della metà degli utenti di internet è capitato di dare credito a fake news circolate in rete: è successo spesso al 7,4%, qualche volta al 45,3%. Ma la metà dei giovani pensa che quello sulle fake news sia un allarme sollevato dalle vecchie élite, come i giornalisti, che a causa del web hanno perso potere.

Facebook è sempre più spesso una fonte di informazione per gli italiani, soprattutto giovani. Ma non sempre si tratta di una fonte affidabile. I social, e la rete in generale, è infatti piena di fake news (note anche come “bufale”), e si scopre che ad oltre la metà degli internauti è capitato di dare credito a notizie false circolate in rete. Lo rileva il 14° Rapporto Censis sulla comunicazione.

I telegiornali sono usati abitualmente per informarsi dal 60,6% degli italiani, ma solo dal 53,9% dei giovani. La seconda fonte d’informazione è Facebook con il 35%, ma nel caso degli under 30 il social network sale al 48,8%. Tra i mezzi utilizzati per informarsi dai giovani seguono i motori di ricerca su internet come Google (25,7%) e YouTube (20,7%).

Le persone più istruite, diplomate o laureate, restano affezionate ai tg generalisti (62,1%), ai giornali radio (25,3%) e alle tv all news (23,7%), ma danno comunque molta importanza a Facebook (41,1%). I quotidiani vengono al sesto posto nella classifica generale: li usa regolarmente per informarsi il 14,2% della popolazione, il 15,1% delle persone più istruite, ma solo il 5,6% dei giovani.

A più della metà degli utenti di internet è capitato di dare credito a notizie false circolate in rete: è successo spesso al 7,4%, qualche volta al 45,3%, per un totale pari al 52,7%. La percentuale scende di poco, rimanendo comunque al di sopra della metà, tra le persone più istruite (51,9%), ma sale fino al 58,8% tra i giovani under 30, che dichiarano di aver creduto spesso alle bufale in rete nel 12,3% dei casi.

Quali sono i giudizi espressi sulle fake news? Per tre quarti degli italiani (77,8%) si tratta di un fenomeno pericoloso, soprattutto per i diplomati e laureati (80,8%). Proprio i più istruiti ritengono, con valori superiori alla media della popolazione, che le bufale sul web vengono create ad arte per inquinare il dibattito pubblico (74,1%) e che favoriscono il populismo (69,4%). I giovani invece danno meno peso a queste valutazioni. Il 44,6% ritiene che l’allarme sulle fake news sia sollevato dalle vecchie élite, come i giornalisti, che a causa del web hanno perso potere.

Ma per cosa gli italiani usano di più il web, oltre che per informarsi? Il 39,7% degli utenti di internet controlla il proprio conto corrente grazie all’home banking (circa 15 milioni di persone), il 37,7% fa shopping in rete.
 
Non decollano, però, le prenotazioni sul web delle visite mediche (8%), né i rapporti online con le pubbliche amministrazioni (14,9%). Cresce invece il fenomeno del self-tracking: oggi il 13,2% degli italiani si avvale di dispositivi digitali per monitorare e archiviare informazioni sul proprio stile di vita (attività fisica e sportiva, dieta alimentare e altro).

I servizi delle aziende del capitalismo digitale (da Uber a Airbnb, da Deliveroo a Foodora) sono state utilizzate nell’ultimo anno dal 6,9% degli italiani, con un coinvolgimento maggiore dei giovanissimi under 30 (10,4%) e delle persone più istruite (9,3%). Questi servizi vengono promossi per il loro carattere innovativo (il 59,1% degli italiani riconosce loro il merito di aprire continuamente nuove strade all’innovazione) e perché fanno risparmiare tempo e denaro (54,1%). La preoccupazione maggiore resta l’impatto reale dell’app economy sui posti di lavoro: per il 44,7% degli italiani non si crea nuova e vera occupazione.

04 Ottobre 2017

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