Cassazione. Condannato perché apostrofò un medico: “Sei disonesta”

Cassazione. Condannato perché apostrofò un medico: “Sei disonesta”

Cassazione. Condannato perché apostrofò un medico: “Sei disonesta”
Confermato il reato di ingiuria. "Le espressioni sono obiettivamente lesive dell'onore e del decoro della professionista”. Cade la tesi difensiva dell’accusato che aveva sostenuto di essere stato provocato e di poter comunque esercitare un diritto di critica.

La Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ingiuria a un uomo che apostrofò come “disonesta” una dottoressa, ritenendo che il padre dovesse godere dell’esenzione del ticket. Secondo i giudici del Palazzaccio, infatti, “le espressioni sono obiettivamente lesive dell'onore e del decoro della professionista”, soprattutto perché “furono pronunciate alla presenza di altri pazienti, nell'ambulatorio medico”.

Cade quindi la tesi difensiva dell’accusato che aveva sostenuto di essere stato provocato e di poter comunque esercitare un diritto di critica. La Cassazione ha invece rilevato che “l'espressione ‘disonesto’ rientra tra quelle ontologicamente offensive e idonee a ledere l'altrui reputazione poiché il senso comune, il 'significato sociale' è in re". L’uomo ha quindi sconfinato nell’area della “denigrazione”, accusando il medico “di un comportamento gravemente inosservante dei propri obblighi professionali”.

I giudici hanno inoltre considerato che “nel linguaggio comune, l'espressione ‘disonesto’ sta ad indicare l'adozione di scelte o iniziative in violazione di regole comuni, e, attribuita ad un professionista nell'esercizio delle funzioni, si presta ad essere comunemente recepita come indicativa di comportamenti illeciti, atteso che alla qualifica di medico di base è affidata la cura di pubblici interessi, non di rado protetti con norme di rilievo pubblicistico come quelle penali”.
 

01 Ottobre 2014

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