Ciao Raffaele

Ciao Raffaele

Ciao Raffaele

Dopo una lunga sofferenza, sempre vissuta con grandissima dignità, è tornato al Padre il dott. Raffaele D’Ari, amico e sodale di molte battaglie per la buona sanità del nostro Paese.

Dopo una lunga sofferenza, sempre vissuta con grandissima dignità, è tornato al Padre il dott. Raffaele D’Ari, amico e sodale di molte battaglie per la buona sanità del nostro Paese.

Per tutti, il “direttore” D’Ari.

Nominato direttore generale del Ministero della sanità in età ancora giovane, Raffaele ha potuto segnare la vita del Ministero come pochi altri. Per molti anni direttore e poi capo dipartimento delle professioni sanitarie, ha saputo assicurare autorevolezza ai compiti centrali in tema di reclutamento, formazione e regole generali in un settore in continua evoluzione e allargamento.

Difficile pensare al direttore D’Ari senza associarlo alla legge n. 833 del 1978. Di questa legge egli è stato, quale primo responsabile dell’ufficio incaricato dell’attuazione della stessa, il promotore instancabile. Se abbiamo avuto la fortuna di una “generazione della 833”, cioè di una platea larga di professionisti (medici, infermieri, tecnici, amministrativi, ma anche epidemiologi, statistici, sociologi, economisti) che ha saputo trarre motivazione per il proprio lavoro da una delle più grandi leggi della Repubblica, lo dobbiamo certamente alla lungimiranza e alla serietà di una parte della classe politica dell’epoca, a cominciare dalla Ministra pro tempore Tina Anselmi, ma altresì a dirigenti del calibro di Raffaele D’Ari.

Egli comprese la crucialità della formazione in campo sanitario, e la costruzione del sistema ECM (educazione continua in medicina) fu da lui promossa e favorita, anche nella scelta oculata dei funzionari cui affidarne la gestione, una delle quali sarebbe a sua volta stata poi nominata direttore generale.

Pochi come lui hanno incarnato una caratteristica da noi non molto diffusa, e che con parola britannica chiamerei understatement. Che in lui, a differenza di altri, non significava tuttavia minimizzazione, e meno che mai scarso interesse individuale o svilimento dello spessore delle cose da affrontare: era piuttosto uno stile interiore e un messaggio per gli altri, consistente nel ponderare sempre i diversi profili delle questioni, nel pensare che una qualche buona soluzione sia sempre possibile trovare, nell’incitare con l’esempio ad andare avanti con fiducia. Anche dopo il pensionamento dal Ministero, Raffaele seppe dare, come segretario generale dell’associazione della sanità di ispirazione religiosa, impulso e indirizzo in un settore intricato e delicato.

La prima volta che lo incontrai (circa trent’anni fa), rischiai di cadere nella trappola della sua innata tendenza a non drammatizzare i problemi, e quasi ne ebbi un’impressione di eccessivo distacco, di volontà di non coinvolgersi più di tanto. Ma tale impressione durò pochissimo e imparai a distinguere tra la forma distaccata (e sempre un po’ ironica) e la sostanza di lottatore senza se e senza ma, quando erano in gioco i principi della sanità pubblica. Tante scelte di quegli anni, una per tutte la prima seria strutturazione dell’attività libero-professionale intramuraria, hanno potuto vedere la luce grazie a lui. Quasi impossibile rivolgergli una domanda concernente il vasto campo del suo lavoro senza avere una risposta o un itinerario di risposta.

Caro Raffaele, sono sicuro che queste mie considerazioni ti farebbero sorridere e verrebbero da te recepite con il consueto understatement. Conoscitore di uomini e di cose, non ti facevi illusioni, ma neppure eri sconsolato: sapevi guardare avanti e farci guardare al futuro con fiducia non ingenua.

Tra qualche giorno, il 12 febbraio, avresti compiuto 88 anni. È consuetudine, tra un gruppo di noi nati nello stesso giorno e che hanno avuto ruoli diversi, noti e meno noti, in sanità, di scambiarci gli auguri con la formula “sono Abramo Lincoln, buon compleanno reciproco”: quest’anno sarà più triste, ma non ti dimenticheremo.

Ora che sei “andato avanti”, sento il bisogno e il dovere di dirti grazie, a nome di tanti. Oggi che la sanità pubblica è sotto attacco strisciante e che si avverte la necessità di una nuova “generazione 833”, fare tesoro della tua esperienza e del tuo stile è di grande utilità.

Un “grazie” che si estende a Gilda, compagna della vita, ai tuoi figli, Alfredo e Giulio in particolare, a tutti i tuoi familiari, perché, se abbiamo potuto beneficiare della tua personalità, lo dobbiamo anche a loro.

Renato Balduzzi

09 Febbraio 2026

© Riproduzione riservata

Fentanyl. Perquisizioni al Parini di Aosta, oltre 5 mila dosi prescritte illecitamente ad amici. Indagato un medico
Fentanyl. Perquisizioni al Parini di Aosta, oltre 5 mila dosi prescritte illecitamente ad amici. Indagato un medico

Perquisizione in corso all’ospedale “Umberto Parini” di Aosta su un sospetto giro di prescrizioni illecite di Fentanyl, l’oppioide sintetico cento volte più potente della morfina, usato nei nosocomi per la...

Dati sanitari. Il Garante privacy sanziona Iqvia per 7 milioni di euro. Non anonimi i dati di un milione di pazienti di 800 medici di famiglia
Dati sanitari. Il Garante privacy sanziona Iqvia per 7 milioni di euro. Non anonimi i dati di un milione di pazienti di 800 medici di famiglia

Il Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato IQVIA Solutions Italy S.r.l. per 7 milioni di euro. Lo comunica il Garante in una nota. La società, parte di...

Salute mentale. Ecco il vademecum per usare le parole giuste e contrastare lo stigma
Salute mentale. Ecco il vademecum per usare le parole giuste e contrastare lo stigma

Le parole, le narrazioni e le rappresentazioni sociali contribuiscono a costruire il modo in cui la salute mentale e il disagio psichico vengono percepiti. Possono influenzare la richiesta di aiuto,...

Aborto. Cgil: “Donne sicure e libere di scegliere. La 194 va garantita, non soltanto difesa”
Aborto. Cgil: “Donne sicure e libere di scegliere. La 194 va garantita, non soltanto difesa”

“Il diritto all’aborto non può esistere soltanto sulla carta. Deve poter essere esercitato realmente, in sicurezza, gratuitamente e senza che il luogo in cui una donna vive determini la possibilità...