Il piano “Passera” e la sanità. Un’altra occasione mancata

Il piano “Passera” e la sanità. Un’altra occasione mancata

Il piano “Passera” e la sanità. Un’altra occasione mancata
Nel piano “Cantieri per l’Italia” presentato dal ministro per lo Sviluppo Economico, la sanità è totalmente assente. E invece un “Cantiere sanità” potrebbe fare molto per il rilancio dell’economia italiana

Il ministro per lo Sviluppo Economico Corrado Passera ha presentato il suo piano nazionale per l’avvio di nuove infrastrutture strategiche con un obiettivo di spesa di 100 miliardi di euro. Un annuncio molto atteso che vuole rappresentare un primo elemento concreto per l’avvio di quella famosa, quanto chimerica, fase di “crescita” che dovrebbe accompagnare quella ben più concreta del “rigore” alla quale già siamo sottoposti da tempo.
Bene. Ne scrivo perché, dalla lettura delle slide di illustrazione del Piano, si rileva che manca totalmente qualsiasi riferimento alla sanità. 
 
Ma la sanità, potrebbe osservare qualcuno, ha già il suo piano infrastrutturale. E' vero, peccato che risalga a 25 anni fa. Si tratta del noto ex art.20 della finanziaria 1988 che, con ministro della Sanità (allora si chiamava ancora così) il compianto Carlo Donat-Cattin, aveva stanziato 30.000 miliardi di lire per ammodernare il patrimonio strutturale e tecnologico del Servizio sanitario nazionale, adeguandolo all'evoluzione dei principi di assistenza sanitaria pubblica.

Da allora il piano è stato più volte rifinanziato (anche se con piccole somme) e in tutto si è arrivati alla cifra di 16,84 miliardi di euro. Sappiamo che, per cause legate a ritardi cantieristici e soprattutto all’intreccio perverso della burocrazia statale e regionale, parte di questa somma non è ancora stata spesa e un’altra parte (per circa 3 miliardi) neanche assegnata, ma resta il fatto che quel piano, come scriveva nel 1988 il legislatore, era destinato a tenere la nostra sanità al passo coi tempi in termini di strutture e tecnologie.

Al passo coi tempi, per l’appunto. E da allora è cambiato tutto, a partire dai bisogni e dalle modalità assistenziali, tant’è che gran parte dei progetti e delle opere realizzate necessiterebbero addirittura esse stesse di un ammodernamento. Senza contare che il piano ha toccato una parte non certo maggioritaria del sistema sanitario, eludendo ad esempio quasi totalmente la riconversione dall’ospedale al territorio, di cui si parla da anni.
In sostanza la nostra sanità si sostiene con un piano di riassetto strutturale e tecnologico orami obsoleto. Pensato e ideato con logiche di sviluppo e un quadro epidemiologico molto diversi da quelli attuali e ancor più da quelli prossimi futuri.

Già queste considerazioni basterebbero a giustificare l’inserimento della sanità tra i grandi disegni di sviluppo del Paese. Ma c’è anche un’altra ragione, forse ancor più stimolante in chiave economica. Il comparto della sanità rappresenta circa il 9% del Pil (tra spesa pubblica e privata) ma fornisce al Pil una quota di ricchezza nazionale pari all’11,2%. Già oggi, quindi, la sanità dà più di quanto riceve. Questo dato dimostra un potenziale straordinario di crescita ulteriore del rapporto tra il “dare e l’avere”, immaginando ciò che potrebbe comportare in termini di crescita del Pil un nuovo impulso per la ricerca e l’innovazione, coadiuvato da un nuovo grande piano infrastrutturale capace di rimodellare la rete assistenziale italiana sui nuovi bisogni di salute.

Ma evidentemente questo ragionamento, che tra gli addetti è ormai assodato e rivendicato in convegni e articoli da moltissimi attori del comparto, non riesce a far breccia nelle stanze dei bottoni. Neanche in questa curiosa circostanza che vede l’Italia governata da un pool di tecnici di altissima qualità che dovrebbero comprendere con più facilità le potenzialità del settore salute per il rilancio di un Paese che, se vuole rilanciare la propria economia, non può non investire in tecnologia, ricerca e infrastrutture. Tre asset che, proprio nella sanità, trovano i loro profili più avanzati.

Cesare Fassari

Cesare Fassari

18 Maggio 2012

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