Infezioni ospedaliere. Policlinico Gemelli. Parte la campagna di sensibilizzazione “Ti sei lavato le mani?”

Infezioni ospedaliere. Policlinico Gemelli. Parte la campagna di sensibilizzazione “Ti sei lavato le mani?”

Infezioni ospedaliere. Policlinico Gemelli. Parte la campagna di sensibilizzazione “Ti sei lavato le mani?”
Si stima che la corretta igiene delle mani riduca le infezioni ospedaliere mediamente dal 10% al 50%. Il progetto di comunicazione e di educazione sanitaria è stato presentato oggi in occasione della Giornata mondiale per l’igiene delle mani istituita dall’Oms.

Verso un ospedale senza infezioni. È questo l’ambizioso obiettivo del  Policlinico Universitario A. Gemelli che parte da un gesto semplice, ma fondamentale: il lavaggio delle mani prima e dopo ogni manovra che prevede il contatto con il paziente; ma anche dall’invito a degenti, familiari, visitatori o studenti a non trascurare la propria igiene delle mani e a spiegare coma va fatta correttamente.
E per centrare l’obiettivo il Gemelli, in occasione della Giornata Mondiale per l’igiene delle mani istituita dall’Oms, ha dato l’avvio ad una articolata campagna di informazione e di educazione interna all’ospedale – lanciata oggi  nel corso del convegno “Verso un ospedale senza infezioni. Un obiettivo strategico per il Policlinico” – che ha come leit motiv e claim la semplice e diretta domanda “Ti sei lavato le mani?”.
 
La Campagna di promozione dell’igiene delle mani prevede interventi di comunicazione a 360 gradi, con la messa a punto di cartellonistica informativa ad hoc sui più importanti “percorsi ospedalieri” e progressivamente estesa a tutti reparti , dedicata a ogni utenti del Policlinico.
Lungo i percorsi del Gemelli saranno collocati totem contenenti brochure dedicate ai visitatori dell’ospedale che spiegano in modo semplice ed efficace come lavarsi le mani in modo corretto, sfatando alcuni luoghi comuni e, per esempio, dando spiegazioni mediche sul perché il gel alcolico è più indicato dell’acqua e di altri detergenti per pulire le mani.
 
“Il messaggio principale che vogliamo dare a tutti – ha spiegato Gabriele Sganga, docente presso Dipartimento di Scienze  Chirurgiche – è che lavarsi le mani non è una questione di educazione, ma un gesto fondamentale che permette di evitare la trasmissione di molte infezioni. L’igiene delle mani se eseguita regolarmente e correttamente,  prima e dopo ogni contatto con un paziente, meglio se usando un gel alcolico che è più efficace di un normale detergente , si stima riduca le infezioni ospedaliere mediamente dal 10% al 50%”.
 
Secondo dati del Ministero della Salute si calcola che in Italia circa 500mila-700mila pazienti, su 9.5 milioni di ricoverati l'anno, contraggono un'infezione ospedaliera, con percentuali che oscillano fra il 5 e il 17% di tutti i ricoveri. La mortalità raggiunge il 3%. Tra questi ricoverati, i pazienti chirurgici rappresentano un gruppo molto significativo.
 
L’Italia ha ancora molta strada da fare sul fronte del contenimento delle infezioni ospedaliere: per esempio, basti pensare che nel nostro Paese per la sola igiene delle mani in ospedale si consuma meno del 10% della quantità totale di gel alcolico – stimata sulla base del totale dei ricoveri ogni anno – di ciò che si dovrebbe utilizzare. In Paesi dove c’è molta più attenzione per l’igiene delle mani come i Paesi Scandinavi (dove  non  a caso c’è una bassissima incidenza di infezioni ospedaliere) o recentemente la Grecia (che invece aveva una elevata incidenza di questo tipo di  infezioni) se ne consuma oggi più del 40% della quantità totale necessaria stimata.
“Oggi il gel alcolico è un mezzo di igiene più veloce, più efficace e meglio tollerato dei normali detergenti – ha aggiunto Sganga –  e per questo va preferito specie in ambiente ospedaliero”.
 
I germi patogeni in ospedale sono trasmessi attraverso una qualche forma di contatto: “per esempio i batteri acquisiti sulle mani da una ferita infetta, possono essere trasferiti a qualunque altro dispositivo o oggetto ‘toccato’, finanche ai fogli della cartella clinica che, se a sua volta maneggiata da altro operatore sanitario, che se non si è lavato le mani, facilmente può infettare il paziente successivo. Queste trasmissioni diventano più significative se c’è contatto con una incisione chirurgica o se il soggetto è immunocompromesso o comunque debilitato”.
 
Le campagne di sensibilizzazione rivolte si agli operatori sanitari che ai diversi frequentatori degli ospedali danno frutti concreti: per esempio da uno studio multicentrico italiano sulla adesione al lavaggio delle mani, è emerso che se prima dell’avvio della campagna (condotta nel 2007/2008 e promossa dal CCM Centro per il Controllo delle Malattie del Ministero della Salute) si registrava il 75% di “non adesioni” alla procedura del lavaggio delle mani, subito dopo la messa in atto della campagna, negli stessi Centri la non adesione è scesa al 38% e nel 2010, a distanza di due anni dall’intervento di sensibilizzazione, si è mantenuta intorno al 40%.
 
Accanto alla campagna di sensibilizzazione e di educazione sanitaria rivolta al pubblico di ogni età, ci sarà una sezione della campagna principalmente  dedicata agli operatori sanitari: anche nei reparti saranno affissi con evidenza in punti strategici cartelloni  che ricordano quali sono i momenti fondamentali per l’igiene delle mani, soprattutto prima e dopo ogni contatto con il paziente, ma anche prima di una manovra asettica, dopo il rischio di esposizione con un liquido biologico, e infine dopo il contatto con ciò che sta attorno al paziente.

05 Maggio 2014

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