Morti violente e sospette. La denuncia dei medici legali della Simla: -30% autopsie in 10 anni a Milano, esami superficiali non bastano

Morti violente e sospette. La denuncia dei medici legali della Simla: -30% autopsie in 10 anni a Milano, esami superficiali non bastano

Morti violente e sospette. La denuncia dei medici legali della Simla: -30% autopsie in 10 anni a Milano, esami superficiali non bastano
Nel capoluogo lombardo solo nel 18% di morti sospette è stato effettuato un sopralluogo dai professionisti di medicina legale. Una tendenza nazionale che è stata denunciata in un documento dalla Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni e delle Scienze Forensi e Criminalistiche (Simla): “Bisogna superare l’insana abitudine di limitare l’accertamento delle cause di morte al solo esame esterno di un cadavere”.

“Da oltre un decennio in Italia è andato strutturandosi il preoccupante fenomeno che ha visto ridursi drasticamente il numero di autopsie giudiziarie eseguite”. E’ l’appello lanciato dai componenti di una Commissione SIMLA incaricata di esaminare le criticità dell’operatività medico-legale nell’ambito autoptico in un documento firmato dalla prof.ssa Cristina Cattaneo, dal prof. Carlo Campobasso e dai dottori Mirella Gherardi, Franco Marozzi, vicepresidente e responsabile della comunicazione SIMLA, e Lucio Di Mauro, segretario nazionale della Società Scientifica.

L’assenza di un adeguato coinvolgimento dei professionisti di medicina legale, spesso nemmeno aggiornati sui risultati delle indagini di polizia giudiziaria, rende meno agevole – nel caso delle morti sospette – la determinazione delle cause e dei mezzi della morte. A contribuire a questo scollamento tra professionisti del settore e giustizia c’è innanzitutto l’organizzazione stessa della collaborazione tra medicina legale e ambito giudiziario che risulta “frammentaria e disomogenea” in quanto gestita “attraverso accordi, più o meno ufficializzati, a seconda della realtà, tra Procure, Ospedali, Istituti di Medicina Legale delle Università e professionisti free lance”. Una situazione complessa che sembra aver spinto le Procure – al di là dei clamorosi fatti di cronaca nera nazionale che spesso vedono coinvolti professionisti della materia – a richiedere sempre meno frequentemente approfondimenti di carattere medico legale e a preferire soluzioni più economiche come il solo esame esterno di un cadavere, peraltro scientificamente considerato inadeguato ai fini della definizione delle cause di morte.

Il caso esemplare è Milano dove la consolidata tradizione organizzativa tra Autorità Giudiziaria e Medicina Legale non ha comunque impedito, nell’ultimo decennio, una riduzione in 10 anni del 30% delle autopsie giudiziarie eseguite. Un dato che fa il paio con appena il 18% di morti sospette per le quali è stato richiesto un sopralluogo medico legale. E Milano probabilmente resta un modello virtuoso per una situazione che, a livello nazionale, risulta ancora più complicata. “Nella materiale impossibilità di quantificare l’esatta percentuale di morti sospette correttamente sottoposte ad approfondimenti tipo medico legale nelle diverse realtà del nostro Paese – scrivono i medici – è tuttavia innegabile il sempre più frequente ricorso a poco onerosi ma inefficaci esami esterni di cadavere, se non al rilascio di frettolosi ‘nulla osta’ con rinvio di molti casi di decesso ad accertamenti di tipo sanitario. O, ancora, in violazione di tutte le norme di Polizia Mortuaria e di Igiene Pubblica, al rilascio della salma ‘a disposizione dei familiari’ senza che sia chiarita la causa della morte”.

Si tratta di un grave buco nel sistema – denuncia la Simla – perché l’autopsia medico legale non è circoscritta alla sezione cadaverica bensì estende la propria azione a partire dal sopralluogo e si completa con accertamenti radiologici, tossicologici e istologici. Accertamenti spesso richiesti da consulenti e periti eppure “spesso ineseguiti perché non autorizzati”. Necessità di riordino che sarebbero indispensabili anche per agire sulla professione stessa di medico legale che, più in generale, sembra seguire la pericolosa tendenza in atto nel settore sanitario pubblico: giovani specialisti preferiscono lavorare all’estero o indirizzarsi verso altre attività perché consapevoli della deriva che attualmente attanaglia l’attività. Le criticità, del resto, sono manifeste e più volte evidenziate dalla Società Scientifica nel corso della sua attività comunicativa: pesanti ritardi nella liquidazione delle spese di giustizia, anticipazioni a carico dei consulenti delle spese necessarie allo svolgimento dell’incarico (anche in migliaia di euro), mancanza di sale settore attrezzate con strumenti radiologiche, carenza di personale ausiliario qualificato.

11 Maggio 2023

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