Naufragio al Giglio. Il lavoro “mastodontico e silenzioso” dei sanitari. Intervista al presidente dell’Ordine dei medici

Naufragio al Giglio. Il lavoro “mastodontico e silenzioso” dei sanitari. Intervista al presidente dell’Ordine dei medici

Naufragio al Giglio. Il lavoro “mastodontico e silenzioso” dei sanitari. Intervista al presidente dell’Ordine dei medici
Medici, farmacisti, infermieri, tutti gli operatori sanitari dell’area hanno dato il loro contributo alle operazioni di soccorso. E tutto ha funzionato. “Ha girato talmente bene che nessuno ne ha parlato”, commenta Sergio Bovenga (Presidente Ordine dei medici di Grosseto)

L’allarme per la Asl 9 di Grosseto è scattato alle 23.30 di venerdì 13 gennaio. E si è subito messo in moto il programma per le maxiemergenze: due postazioni mediche avanzate elitrasportate sull’isola, allerta per gli Ospedali di Orbetello e Grosseto.
 
Oltre 4.200 persone, tra passeggeri e equipaggio della Costa Concordia, da sottoporre a controlli, cure, interventi. “Tutto ha funzionato meglio che nelle esercitazioni che svolgiamo periodicamente – commenta il presidente dell’Ordine dei medici di Grosseto Sergio Bovenga – talmente bene che quasi nessuno si è accorto di noi”.

Dottor Bovenga, ci aiuti a ricostruire come vi siete mossi.
Alle 23.30 di venerdì siamo stati allertati e subito sono state inviate al Giglio due postazioni mediche avanzate trasportate con l’elicottero, per dare i primi soccorsi ai casi più gravi e sottoporre a triage tutti i naufraghi che via via approdavano sull’isola. Per i casi più semplici si è data risposta in loco, mentre chi necessitava di un ricovero in ospedale veniva trasportato o a Orbetello o, nei casi più gravi, a Grosseto. Nel frattempo si è preparata una postazione a Porto Santo Stefano, che faceva da secondo filtro.
In tutto, quanti ricoveri sono stati necessari?
Abbiamo avuto circa 40 accessi a Orbetello e una settantina a Grosseto. Per un solo caso, che necessitava di un intervento urgente di neurochirurgia, abbiamo realizzato un ulteriore trasferimento a Siena.
E dopo la primissima emergenza, come vi siete organizzati?
I medici di medicina generale, insieme ai volontari della Croce Rossa e delle Misericordie, hanno dato assistenza alle circa settecento persone trasferite nei due alberghi di Grosseto. Superato il primo momento, il sollievo dello scampato pericolo, molti avevano ancora bisogno di assistenza per sintomi da raffreddamento, piccoli traumi, cefalea. E poi abbiamo messo a disposizione tutti gli psicologi della Asl, circa una decina, per dare sostegno soprattutto ai parenti delle vittime e dei dispersi.
Quanti operatori sanitari sono stati impiegati?
Il programma per le maxiemergenze della nostra Asl prevede l’attivazione di tre équipe chirurgiche, un’équipe urologica, una ostetrico-ginecologica, una internistica, una nefrologica, oltre a tutti i medici e gli operatori dei Pronto Soccorso e del 118. Ma subito, già nella notte di venerdì, si sono resi disponibili anche molti altri colleghi e sanitari, che pure non sarebbero stati “obbligati” ad intervenire. Una partecipazione fortissima e a tutti i livelli, dalla direzione strategica agli operatori di prima linea.
I cittadini hanno partecipato a questo sforzo, si sono resi conto di cosa stavate facendo?
È difficile quantificarlo, ma forse c’è stata un po’ più di cautela nell’utilizzare le strutture di Pronto Soccorso.
Una domanda che può sembrare cinica, davanti a questo disastro. Chi pagherà per tutto il lavoro straordinario della sanità?
Nessuno di noi se l’è domandato. Abbiamo fatto l’unica cosa che potevamo fare: mettere a disposizione tutto quello che avevamo. Per i conti, ci penseremo dopo.
Ma, a proposito, mi sembra significativo un episodio che mi ha riferito un collega. Una ragazza coreana, probabilmente dell’equipaggio, ricoverata per una frattura al piede per la quale doveva essere sottoposta a un intervento, prima dell’operazione ha chiesto quanto le sarebbe costata. Una domanda che a un italiano non sarebbe mai venuta in mente, visto che possiamo contare su un servizio sanitario universalista. Che dobbiamo difendere.
Cosa ha imparato da questa esperienza?
Quando i medici sono chiamati a fare i medici, lo fanno con slancio e danno il meglio. E lo stesso vale anche per gli altri professionisti della sanità e per i volontari. Per questo, come presidente dell’Ordine di Grosseto, mi sento di dover ringraziare tutti, nessuno escluso, per un lavoro mastodontico e silenzioso.

Eva Antoniotti

23 Gennaio 2012

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