“Nessuno tocchi l’obiezione di coscienza”. Voglio Vivere lancia petizione contro il nuovo Codice deontologico dei Medici

“Nessuno tocchi l’obiezione di coscienza”. Voglio Vivere lancia petizione contro il nuovo Codice deontologico dei Medici

“Nessuno tocchi l’obiezione di coscienza”. Voglio Vivere lancia petizione contro il nuovo Codice deontologico dei Medici
Per l’Associazione il nuovo Codice “comprime il diritto all’obiezione di coscienza” dei medici, mentre si tratta di una questione "ancora molto sentita" dal personale. Consegnate ad Amedeo Bianco, presidente Fnomceo, 15 mila firme. "Aspettiamo una risposta". Ecco il testo della petizione.

Tutelare l’obiezione di coscienza nel nuovo Codice di deontologia medica. Questo l’obiettivo per il quale l’associazione “Generazione Voglio Vivere” ha lanciato una petizione e consegnato nelle mani di Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, Chirurghi e Odontoiatri, a cui è rivolta la petizione, oltre 15mila firme a sostegno dell’obiezione di coscienza.

“È un primo traguardo raggiunto – commenta Samuele Maniscalco, responsabile di Voglio Vivere –. L’avevamo promesso a quanti avevano sottoscritto la petizione e ai nostri sostenitori. Adesso attendiamo fiduciosi una risposta da parte del dottor Bianco agli interrogativi e alle preoccupazioni da noi poste circa la formulazione dell'articolo 22 nel nuovo Codice di deontologia approvato tre settimane fa”.

Il nuovo Codice “comprime il diritto all’obiezione di coscienza del personale medico”, osserva l’associazione ricordando che il nuovo Codice ha avuto una nascita difficile e ha causato accese polemiche all'interno dello stesso Ordine dei medici “tanto da aver indotto due ordini provinciali ad astenersi e altri dieci a votare contro il nuovo testo. Gli ordini di Milano e Bologna hanno altresì informato che continueranno a utilizzare il vecchio codice o al massimo uno emendato”.

“L'obiezione di coscienza – aggiunge Maniscalco – è un tema ancora molto sentito, e costringere un medico obiettore a collaborare a un aborto, anche solo indicando un altro collega disposto a praticarlo, dietro la minacce di sanzioni o addirittura dell’espulsione dall'Ordine, è la via più rapida per creare una ulteriore spaccatura nella nostra società”.
 

12 Giugno 2014

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