Oms: emergenza infermieri nel mondo

Oms: emergenza infermieri nel mondo

Oms: emergenza infermieri nel mondo
In India ne mancano 2,4 milioni, nei Caraibi oltre 10 mila. In Malawi sono solo 17 ogni 100 mila abitanti. A denunciare la drammatica carenza di infermieri nei Paesi in via di sviluppo è l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), in occasione della Giornata mondiale dell’infermiere che si celebrerà il 12 maggio.

Ogni Paese, ricco o povero, è a corto di infermieri. Ma nei Paesi in via di sviluppo la situazione è drammatica. Per colmare il vuoto, infatti, i Paesi ricchi offrono lavoro – e con esso tante altre opportunità di vita – agli infermieri delle aree più disagiate del mondo. Una migrazione che, tuttavia, lascia i Paesi poveri ancora più sforniti di infermieri e i sistemi sanitari ancora più in crisi.
E così, secondo i dati diffusi dall’Oms, nei Caraibi vi sono oggi solo 1,25 infermieri ogni mille abitanti. Un numero dieci volte inferiore a quello dell’Unione Europea e degli Stati Uniti. E il trend fa inoltre prevedere un futuro cupo: sono già più di 1.800 gli infermieri che tra il 2002 e il 2006 hanno lasciato il Paese, e nel 2025 i Caraibi potrebbero essere a corto di 10mila infermieri.
Quella dei Caraibi non è però la situazione peggiore. Come spiega Deena Nardi, direttrice del programma sul tema del Consiglio internazionale degli infermieri, “la migrazione è particolarmente evidente nelle piccole isole e nelle aree più isolate, come la Giamaica, dove ogni anno l’8% degli infermieri generalisti e il 20% di quelli specializzati se ne vanno in cerca di migliori condizioni di lavoro all’estero. Ad attrarre non sono solo gli stipendi più alti, ma anche le migliori condizioni di lavoro e possibilità di crescita professionale”. Nardi cita anche altri esempi, come il Malawi e l’India. Qui, in particolare, nel giro di 10 anni si avrà una carenza di 2,4 milioni di infermieri. Una situazione che, secondo il responsabile Oms a Nuov Delhi, Nidhi Chaudhary, "già oggi dimostra di essere fortemente legata agli alti livelli di mortalità neonatale e infantile”.

Un ulteriore punto critico individuato dagli esperti, che mette il futuro ancora più a rischio, è quello del reclutamento e della formazione delle nuove generazioni a causa dalla poca attrattività della professione e della carenza, legata alla migrazione, del personale qualificato all’insegnamento. “In Kenya – racconta Jean Yan, dell’unità Health Professions Networks, Nursing and Midwifery dell’Oms – i professionisti qualificati all’insegnamento sono pochi e riescono a formare non più di 100 infermiere e ostetriche l’anno. In pratica, occorrerebbero centinaia di anni per assicurare al Kenya il numero di personale necessario a rispondere al fabbisogno di salute della popolazione”.

Per far fronte a questa situazione, il Consiglio internazionale degli infermieri ha dato vita al Network internazionale per la formazione infermieristica, avviando una collaborazione con gli Stati Uniti per fermare la migrazione degli infermieri e dei formatori infermieristici in questi Paesi attraverso un forum globale per la formazione in infermieristica. Iniziative simili sono state promosse dall’Oms e da altre organizzazioni internazionali di categoria, che auspicano un’inversione di rotta e invitano i Governi dei Paesi in via di sviluppo a mettere in campo politiche di promozione della professione per frenare la fuga di infermieri. Un appello rivolto anche agli altri Governi, chiamati a sostenere questi progetti e quelli per la crescita degli infermieri nei propri Paesi.

L.C.
 

10 Maggio 2010

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