Protesi mammarie e linfoma anaplastico. I chirurghi plastici Sicpre: “Nessuna prova scientifica ma attenzione ai sintomi”

Protesi mammarie e linfoma anaplastico. I chirurghi plastici Sicpre: “Nessuna prova scientifica ma attenzione ai sintomi”

Protesi mammarie e linfoma anaplastico. I chirurghi plastici Sicpre: “Nessuna prova scientifica ma attenzione ai sintomi”
Secondo la società “non ci sono gli estremi per suscitare allarmismo. Tuttavia, è giusto e doveroso informare, spiegando alle donne quali sono i sintomi. Il tutto sempre ricordando che nessuna evidenza scientifica individua una relazione certa tra questo tumore e la presenza di protesi”.

È il linfoma anaplastico a grandi cellule, ALCL in sigla, l’ultima minaccia per le donne portatrici di protesi mammarie. Ma secondo la Sicpre Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica, che raduna l’80% degli specialisti nel nostro Paese, “non ci sono gli estremi per suscitare allarmismo – come dice il presidente Fabrizio Malan –. Tuttavia, è giusto e doveroso informare, spiegando alle donne quali sono i sintomi. Il tutto sempre ricordando che nessuna evidenza scientifica individua una relazione certa tra questo tumore e la presenza di protesi”.
 
L’allarme cui fa seguito la dichiarazione dei chirurghi plastici è stato lanciato in seguito ad uno studio dell’Istituto dei tumori francese (Inca) che metteva in evidenza il possibile legame. Tuttavia, è bene precisare lo stesso studio sottolinea in modo perentorio che “a livello generale il livello delle prove che legano questo tipo di tumore alle protesi mammarie sono molto deboli” e specifica come “il rischio è in ogni caso difficile da quantificare vista anche la rarità della patologia nella popolazione generale e nelle donne che hanno le protesi”.
 
Il linfoma anaplastico a grandi cellule è una rara forma di linfoma non-Hodgkin che si sviluppa a carico dei linfociti T del sistema immunitario. In donne portatrici di protesi si manifesta (ma i casi sono pochissimi) principalmente con la comparsa di un  rigonfiamento sieroso con insorgenza tardiva, in assenza di traumi e di infezioni. La parte, quindi, non è arrossata, né dolente.
 
In qualità di società scientifica, la Sicpre ha partecipato lo scorso 18 febbraio al tavolo di lavoro indetto dal Ministero della Salute sul tema. E “rassicura tutte le donne che, per esigenze estetiche o ricostruttive, convivono con questi dispositivi”.
 
Per Sicpre quindi no all’allarmismo perché “innanzitutto si tratta di un numero di casi molto basso”, spiega Stefania de Fazio, il consigliere della Sicpre. Per precisare meglio il fenomeno e la sua insorgenza, Fabio Santanelli di Pompeo, socio ordinario Sicpre, direttore della scuola di Specialità presso l’Università La Sapienza di Roma e massimo esperto della materia, snocciola i numeri: “Nel 2013, la Scientific Committee on Emerging and Newly Identifiend Health Risks (S.C.E.N.I.H.R.) ha riferito 130 casi nel mondo di Breast Implant Associated ALCL (BIA-ALCL)”, ovvero di casi di ALCL associati a protesi mammarie. Nel 2014, sulla base dei più recenti articoli pubblicati in letteratura, questo numero è salito a quota 173.
 
Diagnosi e cura
Il linfoma anaplastico a grandi cellule presenta sintomi chiari. “Il principale è il sieroma periprotesico tardivo freddo – dice ancora de Fazio – che si  manifesta a distanza di almeno 6 mesi dall’intervento ed essenzialmente in assenza di traumi o infezioni. In base alle disposizioni del ministero, le donne che presentano questo sintomo, guidate dal proprio chirurgo, devono seguire uno specifico iter diagnostico che consiste nell’essere sottoposte ad agoaspirato sotto controllo ecografico di almeno 20 cc di siero, che sarà poi inviato all’esame citologico. A fronte di positività certa o dubbia per anomalie cellulari e solo allora, le pazienti vengono poi avviate a un centro specializzato di emopatologia per la conferma della diagnosi di ALCL. In presenza di diagnosi certa, si rimuovono le protesi e la capsula e tale manovra terapeutica, in assenza di ulteriori sintomi clinici, è risolutiva per debellare la patologia”.  

19 Marzo 2015

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