Sangue cordonale: Italia quinto “esportatore” al mondo

Sangue cordonale: Italia quinto “esportatore” al mondo

Sangue cordonale: Italia quinto “esportatore” al mondo
Nel 2010 il nostro Paese ha donato all’estero 129 sacche. Intanto non si placa la polemica pubblico-privato. Dalle associazioni pro-donazione l’appello: attenti all’informazione sul web.

Con 129 sacche di sangue cordonale esportate, provenienti dalla rete delle banche pubbliche, l'Italia nel 2010 è entrata nella top five dei paesi maggiori esportatori al mondo (è al 5° posto secondo i dati del Registro italiano donatori midollo osseo-IBMDR).
È quanto emerso ieri nel corso della tavola rotonda “Il sangue cordonale in Europa: risorsa o business?”, organizzata dalla Federazione Italiana Adoces (Associazione Donatori Cellule Staminali) al Sanit di Roma.
Si tratta di “un dato che indica chiaramente che la rete delle biobanche italiane ha operato rispettando criteri e standard qualitativi internazionali”, ha dichiarato Licinio Contu, genetista e presidente della Federazione Italiana Adoces.
Proprio la qualità che dovrebbe essere ulteriormente innalzata dal primo luglio, quando, secondo le indicazioni del Registro IBMDR ogni sacca dovrà contenere almeno un miliardo e 200 mila cellule staminali. Un’indicazione che “è particolarmente importante per assicurare il trapianto a pazienti adulti, che oggi rappresentano il 70 per cento”, ha spiegato Nicoletta Sacchi, direttore IBMDR.
I dati positivi sulla qualità del sangue cordonale italiano, tuttavia, sono l’occasione – per la Federazione Adoces – per puntare il dito contro la “mancata attuazione da parte degli stati membri della Comunità Europea delle direttive da essa emanate in materia”, e, in secondo luogo, contro “l'informazione che, molto spesso soprattutto attraverso internet, diviene controinformazione a favore di un business, quello delle banche private per la conservazione per sé in vista di un ipotetico futuro uso autologo, basato su nessuna prova scientifica (un'informazione chiara e documentata è invece la premessa necessaria per una scelta consapevole da parte delle future madri)”.
Dall’Adoces, infine, il plauso per la proposta del ministro della Salute Ferruccio Fazio di introdurre un “bollino di qualità” per i siti che offrono informazioni mediche, tutelando così gli utenti. 

15 Giugno 2011

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