Digital Healthcare Transformation, chiuso il 1° Summit Italia

Digital Healthcare Transformation, chiuso il 1° Summit Italia

Digital Healthcare Transformation, chiuso il 1° Summit Italia

Due giornate a Roma su IA, competenze e nuovi modelli organizzativi. D'Alba: "La tecnologia è uno strumento, la vera sfida è governare il cambiamento. Non esiste trasformazione digitale senza trasformazione manageriale".

La trasformazione digitale della sanità non può essere ridotta a una questione tecnologica. È soprattutto una trasformazione organizzativa, culturale e manageriale, che deve avere come riferimento costante la persona, la qualità della presa in carico e la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.

È questo uno dei principali messaggi emersi dal 1° Summit Italia “Digital Healthcare Transformation”, promosso da Federsanità, che si è concluso oggi a Roma dopo due giornate di confronto tra istituzioni, direttori generali, professionisti, esperti e rappresentanti del mondo dell’innovazione.

“Quello che abbiamo messo a fuoco in queste due giornate – sottolinea il presidente di Federsanità Fabrizio d’Alba – è che non basta introdurre nuove tecnologie dentro organizzazioni e processi che rimangono sostanzialmente gli stessi. La vera trasformazione digitale passa dalla capacità di ripensare i processi, semplificare, integrare, utilizzare meglio i dati e liberare risorse e tempo da restituire alla cura. In questo senso, non esiste trasformazione digitale senza trasformazione manageriale”.

Il confronto istituzionale

Un confronto che ha coinvolto, fin dall’apertura, i principali protagonisti del sistema salute e dell’innovazione. La prima giornata del Summit si è aperta con i messaggi di saluto di Andrea Lenzi, Presidente del Cnr, Francesco Rocca, Presidente della Regione Lazio, Gaetano Manfredi, Presidente dell’Anci e Sindaco di Napoli, Alessio Butti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’innovazione, e Orazio Schillaci, Ministro della Salute.

I contributi istituzionali hanno sottolineato la centralità della trasformazione digitale per il futuro del Servizio sanitario, richiamando la necessità di accompagnare l’innovazione tecnologica con nuove modalità di organizzazione dei servizi, competenze e capacità di governo del cambiamento.

L’intelligenza artificiale e la questione etica

Particolarmente centrale, nella seconda giornata, il confronto tra Fabrizio d’Alba e Diletta Huyskes, ricercatrice all’Università degli Studi di Milano, co-Ceo di Immanence e Board Member di Privacy Network, moderato da Luigi Tucci della Fondazione Italia Digitale.

Un dialogo costruito intorno a una domanda di fondo: come fare in modo che l’intelligenza artificiale trasformi la sanità senza trasformare la persona in un dato?

Il confronto ha spostato il tema dell’IA dalla sola dimensione tecnologica a quella etica, organizzativa e manageriale: quali responsabilità hanno le organizzazioni sanitarie? Quali competenze servono? Come garantire trasparenza, comprensibilità e fiducia? E soprattutto, dove deve essere posto il confine tra il supporto dell’algoritmo e la responsabilità della decisione?

“L’intelligenza artificiale – evidenzia d’Alba – non è semplicemente una nuova tecnologia da acquistare. Mette in discussione processi, responsabilità, competenze e cultura organizzativa. Un algoritmo può assistere una decisione, ma non può assumerne la responsabilità. Il tema non è demonizzare la tecnologia, ma governare il modo in cui viene progettata, scelta, validata e utilizzata”.

Il valore dell’IA in sanità, è stato sottolineato, non può essere misurato esclusivamente attraverso l’efficienza. Deve essere valutato anche in termini di qualità della presa in carico, accessibilità, appropriatezza e tempo dedicato alla persona. La tecnologia deve liberare tempo per la relazione di cura, non sostituirla.

Una nuova leadership per il Servizio sanitario

La riflessione sull’intelligenza artificiale ha quindi condotto direttamente al tema della leadership e delle competenze manageriali. Il direttore generale del futuro non dovrà necessariamente essere un tecnico, ma dovrà comprendere potenzialità e limiti delle tecnologie, governare i dati, riconoscere i rischi, costruire team multidisciplinari, coinvolgere professionisti e cittadini e, soprattutto, assumersi la responsabilità delle scelte.

“Non servono soltanto persone capaci di utilizzare l’intelligenza artificiale – afferma d’Alba – ma organizzazioni capaci di governarla. L’AI literacy deve diventare una competenza diffusa, accompagnata da una nuova capacità manageriale di leggere l’impatto delle tecnologie sui processi, sulle persone e sull’organizzazione”.

È il passaggio dalla tecnologia alla governance: non chiedersi soltanto quali strumenti adottare, ma decidere dove, quando e perché utilizzarli.

Innovazione ed equità

Tra i temi trasversali emersi nel Summit anche quello dell’equità. La trasformazione digitale non dovrà aumentare le differenze tra territori, aziende sanitarie e cittadini, né creare una sanità a più velocità determinata dalla diversa disponibilità di infrastrutture, competenze o capacità tecnologiche.

“Per Federsanità – continua d’Alba – l’innovazione deve essere una leva per ridurre le disuguaglianze, non per ampliarle. Per questo servono infrastrutture, standard, competenze, condivisione e capacità di accompagnare i cittadini. Il digitale deve rendere il Servizio sanitario nazionale più accessibile, più inclusivo e più vicino alle persone, non più complicato”.

L’intelligenza artificiale può contribuire a rendere il Ssn più accessibile, integrato, predittivo e sostenibile, ma soltanto se viene inserita all’interno di una visione pubblica e sistemica.

Dalle esperienze delle aziende a un patrimonio comune

Il Summit ha inoltre confermato il ruolo del management delle aziende sanitarie come luogo nel quale la trasformazione digitale deve concretamente realizzarsi. La Executive Round Table dedicata a “Governare il cambiamento: innovazione, integrazione e sostenibilità del Servizio sanitario” ha messo a confronto direttori generali ed esperti sulle principali sfide del futuro del sistema sanitario.

Un confronto che si inserisce nel percorso avviato da Federsanità attraverso il Forum Permanente dei Direttori Generali, con l’obiettivo di valorizzare le esperienze delle aziende sanitarie, favorire la condivisione delle innovazioni e trasformare le sperimentazioni realizzate nei territori in patrimonio comune del Ssn.

“Dentro le nostre aziende sanitarie – osserva d’Alba – esiste una grande capacità di innovare. La sfida è fare in modo che queste esperienze non rimangano isolate, ma possano essere condivise, valutate e, quando funzionano, messe a disposizione dell’intero sistema”.

La prossima agenda: tecnologia, organizzazione, persone

Il Summit si chiude con una prospettiva che va oltre la singola innovazione tecnologica. La nuova agenda della leadership sanitaria dovrà tenere insieme dati, intelligenza artificiale, competenze, organizzazione, etica, equità e relazione di cura.

“Abbiamo parlato molto di tecnologia – conclude d’Alba – ma la vera trasformazione riguarda le organizzazioni. Abbiamo parlato di intelligenza artificiale, ma la vera questione è la responsabilità di chi decide come utilizzarla. La tecnologia può cambiare gli strumenti con cui curiamo. Ma siamo noi a decidere quale sanità vogliamo costruire”.

Per Federsanità, dunque, la Digital Healthcare Transformation non rappresenta un punto di arrivo, ma l’avvio di un percorso nel quale innovazione e responsabilità devono procedere insieme, con un obiettivo preciso: rafforzare un Servizio sanitario nazionale più moderno, accessibile, sostenibile e orientato alla persona.

18 Settembre 2026

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