Un po’ di chiarezza sulle strutture trasfusionali dell’Aou Senese

Un po’ di chiarezza sulle strutture trasfusionali dell’Aou Senese

Un po’ di chiarezza sulle strutture trasfusionali dell’Aou Senese

Gentile Direttore,
in merito all’articolo a firma di Pierluigi Berti, presidente SIMTI, dal titolo “Le strutture Trasfusionali devono essere affidate ai trasfusionisti”, pubblicato in data 4 luglio 2017, ritengo doveroso fare alcune precisazioni.

Il dottor Berti parla di casi “analoghi” tra l’AOU Careggi di Firenze e l’AOU Senese, dove le direzioni hanno deciso di accorpare “strutture trasfusionali” con funzioni “miste ematologiche”. Questa affermazione non corrisponde al vero, per quanto riguarda l’AOU Senese, in quanto la stessa ha deciso nella sua piena autonomia di accorpare esclusivamente le attività di produzione degli emocomponenti con quelle di produzione di cellule e tessuti ad uso trapiantologico (queste ultime attività non sono espletate dalla struttura trasfusionale). Tutte le restanti attività del “Servizio trasfusionale” sono gestite, nella nostra azienda, dai medici trasfusionisti afferenti alla UOC Immunoematologia e Medicina Trasfusionale.

Nell’articolo si parla di una mancata “tutela” dei pazienti che hanno diritto ad “essere assistiti nelle prestazioni di medicina trasfusionale da medici esperti in essa”. Anche in questo caso l’asserzione è priva di ogni fondamento perché, nella nostra azienda, le prestazioni di medicina trasfusionale sono garantite dai medici trasfusionisti afferenti alla UOC Immunoematologia e Medicina Trasfusionale.

Inoltre, è utile sottolineare che un centro, qual è il nostro, che da 20 anni gestisce in condizioni GMP (nel rispetto della normativa nazionale ed europea e con accreditamenti internazionali) la manipolazione, la caratterizzazione, lo stoccaggio ed il rilascio di cellule staminali e tessuti per uso trapiantologico, ha sicuramente le competenze richieste per la produzione di emocomponenti.

Il nostro intento è stato esclusivamente quello di accorpare processi produttivi simili che necessitano di apparecchiature e competenze comuni, al fine di garantire all’utenza un prodotto che risponda in maniera ottimale agli standard richiesti. Gli aspetti che stanno a monte (selezione e idoneità del donatore, tipo di donazione, etc.), ed a valle (assegnazione emocomponenti e appropriatezza della richiesta trasfusionale, etc.) dell’attività produttiva sono certamente di pertinenza dei medici trasfusionisti e, proprio in ragione di ciò, abbiamo mantenuto, nel nostro assetto organizzativo, la UOC Immunoematologia e Medicina Trasfusionale.

Infine, non concordo con parte delle osservazioni del dottor Berti in considerazione del fatto che la stessa Società Scientifica, negli ultimi standard di medicina trasfusionale (maggio 2017), ha previsto la suddivisione delle strutture trasfusionali, nella sezione “Tipologie di strutture Trasfusionali ed organizzazione delle attività”, in tre tipologie: Medicina Trasfusionale, Centro Produzione Emocomponenti e Centro di qualificazione biologica.


 


In particolare, nello standard è descritto che ad un Centro Produzione Emocomponenti spettano le seguenti attività: 1) Distribuzione e trasporto di emocomponenti presso altre ST; 2) Distribuzione di plasma all’industria farmaceutica; 3) Controlli di qualità sugli emocomponenti; 4) Produzione di emocomponenti per uso trasfusionale e non trasfusionale. Ritengo, senza voler nulla togliere alle competenze dei medici trasfusionisti, che queste attività siano anche quelle proprie di una banca di cellule e tessuti.

Il nostro progetto, che parte da una delibera regionale di riordino, ha cercato di espandere gli “aspetti produttivi” dell’Officina, accorpando la produzione di emocomponenti alla manipolazione di cellule e tessuti ed al loro uso trapiantologico. Nella struttura sono state inserite competenze diverse (microbiologiche, genetiche, immunoematologiche, ematologiche, etc) per garantire all’utente finale un elevato standard di prodotto.

La scelta di indire la selezione pubblica nella disciplina “ematologia” è dovuta al fatto che, nella struttura, coesiste un’attività clinica che non può essere assegnata ad un medico trasfusionista. D’altro canto la specializzazione in ematologia è equipollente ai fini della medicina trasfusionale. Le decisioni di accorpare diverse tipologie di attività, in una logica di efficacia ed efficienza, ritengo sia una prerogativa esclusiva di una direzione aziendale.

Tale progetto, infine, nasce da una ventennale collaborazione tra il ST e il Centro Trapianti dell’AOU Senese ed ha visto la direzione della UOC Immunoematologia e Medicina Trasfusionale come una dei promotori di questo percorso, in un’ottica di continuo miglioramento della sicurezza e dell’appropriatezza nell’uso degli emocomponenti.
 
Pierluigi Tosi
Direttore aziendale AOU Senese

Pierluigi Tosi

14 Luglio 2017

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