“La Casa della comunità rappresenta un tassello fondamentale nel rafforzamento della medicina territoriale: un luogo di prossimità, accessibile e integrato, capace di garantire continuità assistenziale e risposte sempre più appropriate ai bisogni di salute dei cittadini. In particolare, alle esigenze legate all’aumento delle patologie croniche, che devono trovare risposta sempre più a livello territoriale e domiciliare, contribuendo anche a ridurre gli accessi impropri ai pronto soccorso, che devono concentrarsi sui fenomeni più gravi”. Lo ha affermato l’assessore regionale alla Salute del Friuli-Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, intervenendo ieri a Fontanafredda nel corso di un incontro pubblico in Municipio dedicato alla presentazione del nuovo modello organizzativo della sanità territoriale, di cui la Casa di comunità di Sacile rappresenta uno dei presidi di riferimento per l’Ambito distrettuale del Livenza. All’incontro ha partecipato anche il direttore generale di AsFo, Giuseppe Tonutti, insieme allo staff tecnico impegnato nello sviluppo della medicina territoriale.
“Il punto centrale – le parole di Riccardi rilanciate in una nota diffusa dalla Regione – è il cambiamento del modello organizzativo: oggi la sanità deve rispondere a una società che invecchia sempre di più e in cui crescono le cronicità. Il sistema costruito in passato era fortemente orientato alla gestione delle acuzie, ma non ha tenuto il passo con l’evoluzione dei bisogni. È necessario spostare il baricentro verso il territorio, dove le Case di comunità rappresentano il primo livello di risposta”. “In questo contesto – ha aggiunto l’assessore – le Case della comunità hanno anche l’obiettivo di intercettare i bisogni prima che si trasformino in accessi impropri al pronto soccorso, offrendo risposte di prossimità attraverso un’organizzazione integrata dei servizi e delle professionalità”.
Riccardi ha quindi richiamato il tema della carenza dei medici di medicina generale: “Serve rifondare le condizioni per rendere nuovamente attrattiva la medicina generale e rafforzare il rapporto fiduciario con i cittadini. È una sfida complessa, ma necessaria per garantire sostenibilità al sistema nel medio e lungo periodo”
La Casa di comunità si configura come punto di riferimento per l’assistenza non urgente, con accesso diretto dalle 8 alle 20, mentre nelle ore notturne è attiva la continuità assistenziale (ex guardia medica), destinata a confluire, dopo la metà di aprile, nel Numero europeo armonizzato 116117 per le cure mediche non urgenti. All’interno della struttura sono garantiti percorsi di presa in carico continuativa, con particolare attenzione alle patologie croniche – tra cui diabete, malattie cardiovascolari e respiratorie – attraverso ambulatori dedicati e il coinvolgimento integrato di medici di medicina generale e personale infermieristico. Prosegue inoltre l’attività di assistenza domiciliare programmata, con un ruolo centrale affidato all’infermiere di famiglia e comunità.
“Stiamo accompagnando questo cambiamento con un lavoro di ascolto e di presenza sul territorio – ha concluso Riccardi – spiegando ai cittadini le ragioni di queste scelte complicate. Ma quando c’è disponibilità all’ascolto e trasparenza, anche processi complessi vengono compresi dalla popolazione. Si tratta di una riforma che richiede tempo, ma che nasce da valutazioni condivise con i professionisti, ai quali va riconosciuto l’impegno nel costruire la sanità del futuro”.