Ddl delega testo unico farmaceutica. Una riforma che senza investimenti rischia di restare solo sulla carta

Ddl delega testo unico farmaceutica. Una riforma che senza investimenti rischia di restare solo sulla carta

Ddl delega testo unico farmaceutica. Una riforma che senza investimenti rischia di restare solo sulla carta

Il ddl stanzia risorse solo per la digitalizzazione. Per il cuore dell'intervento – payback, distribuzione farmaceutica, nuove competenze alle farmacie – nessuna copertura e nessuna quantificazione dei costi. E se i soldi non arriveranno, la delega resterà sulla carta. IL DOSSIER

Il disegno di legge delega per la riforma della farmaceutica approda al Senato con poche certezze e molti dubbi. Gli unici interventi certi, quelli per i quali sono stati previsti finanziamenti ad hoc, riguardano l’implementazione dei sistemi informativi per rendere interoperabili banche dati, Tessera Sanitaria e Fascicolo Elettronico. Per tutto il resto – la riscrittura delle regole della distribuzione, la revisione dei tetti di spesa e del contestatissimo payback, il rafforzamento delle farmacie territoriali come presidi sanitari – oggi non solo non c’è un euro, ma non esiste neanche una possibile quantificazione dei costi.

A metterlo nero su bianco è la Relazione tecnica bollinata dalla Ragioneria generale dello Stato.

Non possiamo quindi tecnicamente parlare di un “maxi assegno in bianco”. È qualcosa di più sfumato e, in fondo, più fragile. La legge delega si limita a fotografare ciò che si può pagare subito (la digitalizzazione) e a rinviare tutto il resto a un futuro privo di qualsiasi garanzia finanziaria. La Ragioneria Generale dello Stato non a caso ha bollinato il testo ad una condizione: che i decreti legislativi che andranno a toccare i nodi caldi – payback, distribuzione farmaceutica, potenziamento delle farmacie – possano essere emanati “solo successivamente o contestualmente alla data di entrata in vigore dei provvedimenti legislativi che stanzino le occorrenti risorse finanziarie”.

Tradotto: prima i soldi, poi le nuove regole. O, almeno, le nuove regole e i soldi insieme.

Il problema, non è solo che quei soldi, ad oggi, non ci sono. La vera questione è un’altra, ben spiegata così dalla stessa Relazione: “Si osserva che, attesa la complessità della materia e la conseguente necessità di verificare l’effettiva portata del riordino normativo dei settori, non è possibile individuare, già in sede di delega legislativa, gli effetti finanziari derivanti dall’attuazione dei suddetti principi e criteri direttivi”. Ossia, non è possibile nemmeno quantificare la spesa che potrebbe derivare dalla revisione dei tetti di spesa, del meccanismo del payback, della nuova distribuzione farmaceutica e del potenziamento delle farmacie territoriali. In concreto, non si ha un’idea di quanto possa effettivamente costare il 90% delle riforme contenute nel ddl delega.

Nel dettaglio, si spiega, con riferimento alla revisione della disciplina di distribuzione dei medicinali, “si evidenzia che in primo luogo, la distribuzione farmaceutica coinvolge una filiera articolata (produttori, grossisti, farmacie, strutture sanitarie) caratterizzata da dinamiche economiche differenti e da margini di intermediazione eterogenei. In secondo luogo, i costi effettivi risultano fortemente condizionati da variabili eterogenee, quali l’andamento della domanda, le politiche di prezzo e di rimborso, l’introduzione di farmaci innovativi o equivalenti, nonché le diverse modalità organizzative regionali in tema di distribuzione diretta o per conto. A ciò si aggiunge la difficoltà di isolare la componente strettamente riconducibile alla distribuzione rispetto agli oneri generali di gestione del servizio sanitario”, scrive la ragioneria.

Con riferimento all’adeguamento e la revisione dei tetti della spesa farmaceutica e dei meccanismi di payback, si pone l’attenzione sul fatto che “la revisione dei tetti di spesa farmaceutica e dei relativi meccanismi di payback avviene sulla base di un articolato sistema di interventi il cui impatto finanziario dipende da variabili non predeterminabili ex ante (quali l’andamento effettivo della spesa, il sistema dei farmaci innovativi, le dinamiche del mercato dei generici, le modalità di applicazione dei meccanismi compensativi, lo sviluppo di un sistema premiale e l’andamento dei contenziosi)”.

Infine, con riferimento al rafforzamento del ruolo delle farmacie territoriali quali presidi sanitari di prossimità, “l’impatto finanziario della misura dipende da variabili non predeterminabili ex ante, quali le modalità attuative definite a livello normativo e contrattuale, il grado di coinvolgimento delle singole farmacie, le differenze organizzative e di fabbisogno assistenziale sul territorio, nonché l’evoluzione dei rapporti convenzionali con il Servizio sanitario nazionale”.

E se una volta approvata la legge delega i decreti attuativi si trovassero di fronte a stime di costi troppo elevate e scarsità di risorse? La clausola di salvaguardia voluta dalla Ragioneria è chiara: senza risorse, niente decreti. Ma questo significa che il cuore della riforma potrebbe semplicemente… non vedere mai la luce. La digitalizzazione procederebbe, perché quella sì è finanziata. Ma la revisione del payback, la nuova distribuzione, il potenziamento delle farmacie resterebbero sulla carta, buoni propositi in attesa di un finanziamento che potrebbe non arrivare mai.

Il paradosso è che la riforma nasce proprio per affrontare quelle criticità. Se la parte più innovativa e costosa resterà sospesa, l’intervento rischia di ridursi a un ammodernamento informatico. Utile sì, ma non certo la svolta epocale che il titolo del provvedimento lascia presagire.

Giovanni Rodriquez

26 Febbraio 2026

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