Dieta Mediterranea. Promuoviamola a scuola, un ddl dei 5 Stelle

Dieta Mediterranea. Promuoviamola a scuola, un ddl dei 5 Stelle

Dieta Mediterranea. Promuoviamola a scuola, un ddl dei 5 Stelle
L'inziiativa legislativa è stata promossa da Raffaele Mautone, senatore 5 Stelle e medico pediatra. Obiettivo principale, quello di promuovere l'importanza dell’educazione alimentare in ambito scolastico, contribuendo a indirizzare i ragazzi, fin dalla più tenera età. IL TESTO DEL DDL.

Per prevenire l’obesità infantile e l’insorgenza delle malattie ad essa correlate occorre puntare ad una corretta alimentazione soprattutto nelle scuole dell’obbligo. A questo obiettivo, in apparenza di facile raggiungimento, punta il recente disegno di legge (allegato) presentato da Raffaele Mautone, senatore M5S, ma soprattutto pediatra ospedaliero, “Disposizioni per la conoscenza e la promozione della dieta mediterranea nelle Istituzioni scolastiche d'ogni ordine e grado”.
 
“Con il DDL s'intendono sancire alcuni punti fondamentali per un corretto sviluppo psicofisico del bambino, ha detto Mautone, l'importanza della scuola, innanzitutto, nella capacità di saper predisporre progetti che promuovano l'importanza dell’educazione alimentare in ambito scolastico, contribuendo a indirizzare i ragazzi, fin dalla più tenera età, verso scelte alimentari corrette, come la dieta mediterranea, fondamentale e imprescindibile, per una crescita armonica e per prevenire l'obesità e le patologie in età successive come il diabete, l’ipertensione, malattie vascolari e cardiache”.
 
“L'importanza e il significato dell'istituzione dell'educazione alimentare nella scuola, ha aggiunto, è facilmente intuibile: garantire un corretto percorso formativo alimentare, anche attraverso il contributo di una figura esperta di nutrizione o scienza dell'alimentazione, capace di guidare gli studenti e dare loro le nozioni principali per avviarli nel percorso di una giusta e corretta igiene e educazione alimentare, con i conseguenti effetti positivi nelle età successive”.
 
Tutto ciò senza che venga meno un'adeguata attività fisica come elemento altrettanto importante capace di contribuire a migliore sviluppo psicofisico della persona. L’obesità è una condizione caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo, che determina gravi danni per la salute ed è causata da abitudini e stili di vita scorretti come, nella maggior parte dei casi, un’alimentazione ipercalorica coniugata con un ridotto dispendio energetico a causa di inattività fisica.
 
L’obesità è quindi una condizione ampiamente prevenibile, benché rappresenti uno tra i principali problemi di salute pubblica a livello mondiale, sia perché la sua prevalenza è in costante e preoccupante aumento non solo nei Paesi occidentali ma anche in quelli a basso-medio reddito, sia perché è un importante fattore di rischio per varie malattie croniche, quali diabete mellito di tipo 2, disturbi cardiovascolari e tumori.
 
Si stima che il 44% dei casi di diabete tipo 2, il 23% dei casi di cardiopatia ischemica e fino al 41% di alcuni tumori siano attribuibili a problematiche legate all’obesità e al sovrappeso. Per vie generali sovrappeso e obesità rappresentano il quinto più importante fattore di rischio per mortalità a livello globale, e si calcola che i decessi attribuibili a tali cause siano almeno 2,8 milioni per anno nel mondo.
 
Nella relazione di presentazione del DDL viene precisato che secondo dati certificati dall’OMS, la prevalenza dell’obesità a livello globale è raddoppiata dal 1980 a oggi; nel 2008 si contavano oltre 1,4 miliardi di adulti in sovrappeso (il 35% della popolazione mondiale); di questi oltre 200 milioni di uomini e oltre 300 milioni di donne erano obesi (l’11% della popolazione mondiale).
 
Nel frattempo, ed è un dato che desta non poco allarme, il problema ha ormai iniziato a interessare anche le fasce più giovani della popolazione: si stima che nel 2011 ci fossero nel mondo oltre 40 milioni di bambini al di sotto dei 5 anni in sovrappeso. In Italia, il sistema di monitoraggio ‘OKkio alla Salute’ del Centro nazionale di prevenzione e controllo delle malattie (CCM) del Ministero della Salute (raccolta dati antropometrici e sugli stili di vita dei bambini della terza classe primaria, che corrisponde pertanto a 8-9 anni) ha riportato che ben il 22,9% dei bambini in questa fascia di età è in sovrappeso e l’11,1% in condizioni di obesità (dati relativi all’anno 2010).
 
Il progetto Hbsc-Italia (Health Behaviour in School-aged Children-Comportamenti collegati alla salute in ragazzi di età scolare), uno studio multicentrico internazionale cui aderisce anche l’Italia, con l’obiettivo di approfondire le conoscenze sulla salute dei ragazzi di 11, 13 e 15 anni, nel 2010 ha evidenziato che la frequenza dei ragazzi in sovrappeso e obesi è più elevata negli undicenni (29,3% nei maschi e 19,5% nelle femmine), che nei quindicenni (25,6% nei maschi e 12,3% nelle femmine).
 
Questo dato è particolarmente preoccupante, in quanto indica che il fenomeno obesità è in espansione e colpisce più frequentemente le generazioni più giovani. Secondo i dati raccolti nel 2010 dal sistema di sorveglianza Passi, in Italia il 32% degli adulti è sovrappeso, mentre l’11% è obeso. In totale, oltre quattro adulti su dieci (42%) sono cioè in eccesso ponderale in Italia.”
 
E pensare che la dieta mediterranea – come osservata il secolo scorso da Ancel Keys e Margaret Haney – non è un mero elenco di cibi salutari né la combinazione calcolata degli stessi. È piuttosto un codice di condotta e di civiltà, paradigma dell’esistenza. Per gliantichi greci diaita significava infatti ‘regola di vita’. Verdure, olio extravergine di oliva, frutta, cereali e legumi, proteine animali nella giusta misura. Con attenzione alla qualità, genuinità e freschezza delle materie prime. E all’equilibrio tra l’energia assunta e quella consumata grazie all’esercizio fisico, altrettanto fondamentale.
 
Domenico Della Porta
Presidente Osservatorio Malattie Occupazionali e Ambientale Università degli Studi – Salerno
 
 
 

 

Domenico Della Porta

26 Ottobre 2019

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