La spesa sanitaria cresce, ma il finanziamento non segue lo stesso ritmo. È il nodo centrale che emerge dall’audizione della Corte dei conti sul Documento programmatico di finanza pubblica 2026, presentata alle Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato. Un quadro che intreccia aumento della spesa, tetti superati, disomogeneità territoriali e un Servizio sanitario nazionale sempre più sotto pressione. E che si chiude con una serie di raccomandazioni esplicite in vista della prossima manovra di bilancio.
La spesa sanitaria: crescita costante ma finanziamento disallineato
Secondo il documento della Corte, la spesa sanitaria è prevista in aumento lungo tutto l’orizzonte di previsione. Nel 2026 raggiungerà 148.836 milioni di euro, pari al 6,4% del Pil, in crescita del 5,2% rispetto al 2025. Negli anni successivi il ritmo rallenta ma resta positivo: 151.668 milioni nel 2027 (+1,9%), 155.647 milioni nel 2028 (+2,6%), 160.035 milioni nel 2029 (+2,8%). L’incidenza sul Pil si manterrà stabile al 6,3% dal 2027 in poi.
Il problema è il disallineamento con il finanziamento. Il Fondo sanitario nazionale (FSN), in contabilità finanziaria, passa da 136.540 milioni nel 2025 a 142.889 milioni nel 2026, ma la sua incidenza sul Pil scende progressivamente: dal 6,03% del 2025 al 5,78% del 2029. La spesa sanitaria, in contabilità economica, resta invece ancorata al 6,3-6,4% del Pil. In altre parole, il finanziamento cresce meno della spesa effettiva, e il divario si allarga nel tempo.
La Corte rileva inoltre che la spesa sanitaria rappresenta una quota crescente della spesa corrente primaria: dal 15,1% del 2025 al 15,6% del 2029.
Farmaceutica: tetto superato in tutte le Regioni
Uno dei capitoli più critici riguarda la spesa farmaceutica. Nel 2025 si registra un incremento complessivo del 5,6% rispetto al 2024. La spesa convenzionata cresce del 4,2%, quella per acquisti diretti del 6,3%. Il tetto di spesa dell’8,3% per gli acquisti diretti è superato in tutte le 21 Regioni e Province autonome.
Secondo i dati di monitoraggio Aifa pubblicati il 29 luglio 2026, lo scostamento complessivo rispetto al tetto del 15,3% vigente nel 2025 è di 4,3 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 3,4 miliardi del 2024. La spesa farmaceutica complessiva incide sul Fsn per il 18,5%, superando il tetto di 3,2 punti percentuali. Dal 2026 il tetto complessivo è stato elevato al 15,65% del Fsn.
La tabella regionale mostra una situazione diffusa: tutte le Regioni sono in sforamento. Le incidenze più elevate si registrano in Sardegna (22,1%), Campania (20,9%), Abruzzo (20,1%) e Basilicata (19,6%). Le più contenute in Valle d’Aosta (15,8%) e Provincia autonoma di Bolzano (16,1%).
Dispositivi medici: scostamento di 2,8 miliardi
La spesa per dispositivi medici ha continuato a crescere anche nel 2025, attestandosi a 8,8 miliardi di euro, con un incremento del 5,5% rispetto al 2024. L’incidenza sul Fsn è stata pari al 6,5%, a fronte del tetto del 4,4% vigente nel 2025. Lo scostamento dal tetto è salito a 2,8 miliardi e ha interessato tutte le aree territoriali.
Il documento ricostruisce anche il meccanismo del payback, che pone a carico delle imprese produttrici una quota degli oneri derivanti dallo scostamento. Lo scostamento complessivamente registrato dalle Regioni negli ultimi sei anni, escluso il 2020, ammonta a 13,1 miliardi. La quota a carico delle imprese è pari a circa 6,6 miliardi. Gli oneri maggiori interessano le Regioni a statuto ordinario del Nord (circa il 40% del totale, 2,7 miliardi), seguite dal Centro (20,5%, 1,3 miliardi), dal Sud (19,4%, 1,3 miliardi), dalle Regioni a statuto speciale del Sud (10,5%, 693 milioni) e del Nord (9%, 594 milioni).
Personale sanitario: spesa in forte aumento
La spesa per il personale sanitario è prevista in aumento del 7,3% nel 2026 rispetto al 2025, con un incremento significativo nel quadro complessivo della spesa. La crescita riflette gli effetti a regime dei rinnovi contrattuali, le misure sul trattamento accessorio e il potenziamento degli organici.
La Corte sottolinea che, in considerazione della rilevanza delle risorse destinate al personale, eventuali ulteriori risorse dovrebbero essere accompagnate da obiettivi verificabili e da adeguati strumenti di monitoraggio dei risultati, con particolare riferimento alla riduzione dei tempi di attesa e al rafforzamento dell’assistenza territoriale.
Assistenza territoriale: il PNRR e i fabbisogni futuri
Sul fronte del potenziamento della medicina territoriale, il Dpfp richiama il percorso di completamento delle strutture di prossimità finanziate con il Pnrr (in particolare Case e Ospedali di Comunità) e gli interventi necessari ad assicurarne la piena operatività entro la fine del 2026.
Il completamento della rete territoriale e l’effettiva attivazione dei relativi servizi comporteranno, oltre agli investimenti già programmati, maggiori fabbisogni di spesa corrente per l’acquisto di beni e servizi e per il personale dipendente e convenzionato, dei quali sarà necessario tenere conto nell’ambito della prossima manovra di bilancio. La Ragioneria generale dello Stato ha ipotizzato un costo annuo di poco superiore a 1.300 milioni, a decorrere dal 2027 e a valere sulle risorse del finanziamento ordinario del Ssn, per il mantenimento a regime degli interventi sulla spesa corrente introdotti con la Missione 6 del Pnrr.
Sul versante delle dotazioni tecnologiche, il decreto ministeriale del 27 luglio 2026 ha aggiornato le modalità di utilizzo dei 235,8 milioni di euro già ripartiti tra le Regioni nel 2022, consentendo di destinare fino al 50% delle risorse all’acquisto di apparecchiature per le Case della Comunità, sia hub sia spoke.
Medicina convenzionata: meno medici, più carico assistenziale
Il documento fotografa una progressiva riduzione del numero dei professionisti e un aumento del carico assistenziale. Nel 2024 i medici di medicina generale sono scesi a 37.173 unità, pari a 6,3 ogni 10.000 residenti: 810 in meno rispetto al 2023 (-2,1%) e 7.764 in meno rispetto al 2014 (-17,3%). La carenza di Mmg al 1° gennaio 2025 è quantificata in 5.716 medici. La quota di Mmg con più di 1.500 assistiti ha raggiunto il 54,5%, a fronte del 51,7% del 2023 e del 28% del 2014.
Analoga dinamica per i pediatri di libera scelta, diminuiti nel 2024 a 6.496 unità (-3,1% rispetto al 2023 e -15,8% rispetto al 2014), con il 74,5% dei professionisti oltre la soglia degli 800 assistiti e il 36,7% di età compresa tra 65 e 69 anni.
Sul fronte della formazione, per il triennio 2025-2028 si registra una ripresa della partecipazione ai corsi di formazione specifica in medicina generale: a fronte di 2.198 posti disponibili, i candidati presenti alla prova sono stati 2.709, di cui 2.697 idonei. Per la professione infermieristica si conferma invece una crescente crisi di attrattività: nel 2025/2026 le domande di accesso ai corsi di laurea sono scese al di sotto dei posti disponibili, con un rapporto tra candidati e posti diminuito da 1,4 nel 2021/2022 a meno di 1 nel 2025/2026.
Liste d’attesa e rinunce alle cure
La Corte dedica un passaggio specifico al fenomeno della rinuncia alle prestazioni sanitarie. Nel 2024 quasi 5,8 milioni di persone, pari al 9,9% della popolazione, hanno dichiarato di aver rinunciato, pur avendone bisogno, ad almeno una visita specialistica o a un accertamento diagnostico, a fronte del 6,3% registrato nel 2019. Il fenomeno è riconducibile soprattutto alle difficoltà connesse ai tempi di attesa e, in misura crescente nel tempo, a ragioni economiche.
Il documento richiama il Piano nazionale per il governo delle liste d’attesa 2026-2028, che amplia il perimetro delle prestazioni monitorate e introduce nuovi strumenti di controllo e tutela. La progressiva interoperabilità della Piattaforma nazionale delle liste di attesa di Agenas con i sistemi regionali dovrebbe consentire un monitoraggio più puntuale della disponibilità delle agende e dei tempi di erogazione delle prestazioni.
Disomogeneità territoriali e Lea
L’analisi dei Livelli essenziali di assistenza evidenzia un miglioramento complessivo nel 2024, con 18 Regioni e Province autonome che hanno raggiunto il livello di sufficienza in ciascun livello di assistenza, contro le 13 del 2023 e le 12 del 2022. Resta tuttavia un persistente gradiente Nord-Sud: le Regioni del Nord presentano i livelli di performance più elevati e omogenei, il Centro risultati positivi ma più differenziati, il Mezzogiorno i punteggi più bassi e le principali criticità.
Il miglioramento del 2024 è sostenuto principalmente dalle aree prevenzione e assistenza distrettuale, mentre l’area ospedaliera, pur mantenendo una condizione di sufficienza generalizzata, evidenzia un arretramento dei punteggi in oltre la metà dei territori.
Degenza media: Italia sopra la media Ocse
Il documento richiama anche la durata delle degenze ospedaliere. Nel 2022 la lunghezza media delle degenze in Italia è stata pari a 7,2 giorni, collocando il Paese tra i dieci con tempi più lunghi rispetto ai 32 rilevati dall’OCSE, davanti solo a Giappone (16,1), Portogallo (9,3), Canada (8), Regno Unito (7,9), Germania (7,5) e Lussemburgo (7,3). Il dato è confermato dal Ministero della salute anche per il 2024, con una forte variabilità regionale: da un massimo di 9,4 giorni in Valle d’Aosta a un minimo di 6,3 giorni in Toscana.
Assistenza domiciliare e sanità integrativa
Nel 2025 è stata raggiunta la soglia di 1.625.785 pazienti ultrasessantacinquenni presi in carico dall’Assistenza domiciliare integrata, 129.368 in più rispetto all’obiettivo previsto dal PNRR. Tale cifra corrisponde all’11,3% della popolazione italiana compresa in tale fascia di età. In valori assoluti, si tratta di un incremento pari a 980.195 pazienti rispetto al 2019.
Infine, sul fronte della sanità integrativa, il Dpfp richiama il rafforzamento degli strumenti di conoscenza e vigilanza sui fondi sanitari integrativi, attraverso un “Cruscotto” per la rilevazione delle prestazioni erogate, dei relativi costi e dei beneficiari. Nel 2025 questa componente di spesa ha raggiunto i 7 miliardi di euro (+10% rispetto al 2024), aumentando l’incidenza sul finanziamento complessivo dell’assistenza sanitaria dal 3,4% al 3,7%.
Le raccomandazioni per la manovra
È qui che il documento della Corte si fa più esplicito, indirizzando al Governo una serie di indicazioni in vista della prossima legge di bilancio.
Primo: finanziamento adeguato. Alla luce degli andamenti della spesa sanitaria, la Corte scrive che “assume particolare rilievo l’esigenza che la prossima manovra di bilancio tenga conto dell’evoluzione della spesa sanitaria delineata nel quadro tendenziale, assicurando un adeguato livello di finanziamento del Ssn”. È una raccomandazione diretta: il finanziamento non può restare strutturalmente al di sotto della spesa effettiva.
Secondo: razionalizzazione ed efficientamento. Nello stesso passaggio, la Corte aggiunge che “resta centrale l’esigenza di rafforzare gli interventi di razionalizzazione ed efficientamento della spesa sanitaria, al fine di governarne le principali componenti: consumi intermedi, prestazioni sociali in natura acquistate da produttori market e spese di personale”. Non basta spendere di più: bisogna spendere meglio, governando le voci che crescono di più.
Terzo: personale sanitario con obiettivi verificabili. Sul fronte del personale, la Corte raccomanda che “eventuali ulteriori risorse siano accompagnate da obiettivi verificabili e da adeguati strumenti di monitoraggio dei risultati, con particolare riferimento alla riduzione dei tempi di attesa e al rafforzamento dell’assistenza territoriale”. È una condizione esplicita: più fondi, ma con criteri di valutazione.
Quarto: fabbisogni dell’assistenza territoriale. Sul completamento della rete territoriale Pnrr, la Corte segnala che “maggiori fabbisogni di spesa corrente per l’acquisto di beni/servizi e per il personale dipendente e convenzionato” dovranno essere considerati “nell’ambito della prossima manovra di bilancio”. È un richiamo a non lasciare scoperti i costi di gestione delle nuove strutture.
Quinto: monitoraggio della sanità integrativa. Il Dpfp richiama il rafforzamento degli strumenti di conoscenza e vigilanza sui fondi sanitari integrativi, attraverso un “Cruscotto” per la rilevazione delle prestazioni, dei costi e dei beneficiari. La Corte valuta con favore l’iniziativa, che assume rilievo per un monitoraggio più esaustivo della spesa sanitaria privata.
Le conclusioni della Corte
Nel suo complesso, la Corte dei conti valuta con favore l’attenzione del Dpfp al rafforzamento del Ssn, ma sottolinea l’esigenza che la prossima manovra di bilancio assicuri un adeguato livello di finanziamento e, al contempo, rafforzi gli interventi di razionalizzazione ed efficientamento della spesa. Il quadro che emerge è quello di un Servizio sanitario nazionale che cresce in termini di spesa ma non di finanziamento, con tetti sistematicamente superati, disomogeneità territoriali persistenti e un personale sanitario sempre più sotto pressione. Le raccomandazioni della Corte indicano la direzione: più risorse, ma accompagnate da obiettivi verificabili e da una governance più stringente della spesa.