La manovra aumenta le risorse per la sanità, ma per le Regioni non è abbastanza. E il problema, avvertono i presidenti, non è soltanto la difficoltà di far quadrare i bilanci: è il rischio di non riuscire più a garantire i livelli essenziali di assistenza. La Conferenza delle Regioni, riunita mercoledì in seduta straordinaria, ha approvato all’unanimità una posizione che chiede a Governo e Parlamento di destinare al Fondo sanitario nazionale ogni risorsa aggiuntiva che dovesse rendersi disponibile durante l’esame della legge di Bilancio. Una richiesta di correttivo che arriva da un organismo nel quale la maggioranza delle amministrazioni è guidata dal centrodestra e che dunque assume un significato politico particolare per l’esecutivo.
La presa di posizione arriva poche ore dopo l’intervento del ministro della Salute Orazio Schillaci alla Camera. Nel question time il ministro aveva difeso la manovra, sostenendo che “non c’è la parola tagli” e rivendicando l’aumento delle risorse destinate al Servizio sanitario nazionale. Aveva anche riconosciuto che “per la sanità i fondi non bastano mai”. Eppure, era stato lo stesso ministro a chiedere al Ministero dell’Economia un incremento di 5 miliardi. Le Regioni ne avevano chiesti 6,8. E la valutazione unanime dei presidenti di Regione conferma proprio l’insufficienza delle risorse stanziate rispetto ai costi crescenti del sistema.
Nel 2027 il Fondo sanitario nazionale raggiungerà 146,3 miliardi di euro, con un incremento complessivo di circa 3,4 miliardi rispetto all’anno precedente. Ma la cifra comprende anche un miliardo già previsto dalla precedente legge di Bilancio: le nuove risorse messe a disposizione dalla manovra sono circa 2,4 miliardi. Una dotazione che la Conferenza giudica insufficiente a compensare l’aumento della spesa sanitaria, alimentato dall’inflazione, dai rinnovi contrattuali e dai maggiori costi energetici.
“Nessuno intende disconoscere la realtà: i fondi per la sanità sono aumentati in questi anni di Governo Meloni. Il problema, semmai, è che la spesa corre più del finanziamento e con questa manovra di bilancio rischiamo di non riuscire più a garantire la copertura dei Lea”, ha dichiarato il presidente della Conferenza, Massimiliano Fedriga. È il passaggio più rilevante del documento: non una contestazione dell’aumento nominale del Fondo, ma la denuncia dello scarto tra le risorse disponibili e il costo effettivo dei servizi che le Regioni sono chiamate a garantire.
I presidenti di Regione sottolineano, del resto, di essere già in difficoltà nel garantire le prestazioni sanitarie del 2026, per le quali hanno dovuto attingere anche a risorse proprie, nel tentativo di colmare la distanza tra i finanziamenti disponibili e i costi effettivi sostenuti dal sistema. E guardano con preoccupazione al prossimo anno, quando l’effetto combinato dell’inflazione e dell’aumento dei costi rischia di produrre, nelle parole di Fedriga, “uno scenario a debito”. Da qui la richiesta che ogni eventuale margine finanziario venga destinato alla sanità, senza disperdere ulteriormente le risorse in altri capitoli.
“La salute è un diritto inviolabile e il servizio pubblico merita di essere sostenuto in modo incondizionato”, ha aggiunto Fedriga, precisando che non si tratta di una partita tra Stato e Regioni. Ma proprio l’unanimità della posizione rende difficile derubricare la richiesta a una normale rivendicazione territoriale. La Conferenza non si limita infatti a chiedere più fondi, ma mette proprio in discussione la sufficienza delle risorse previste dal governo per tenere in piedi il livello attuale dei servizi.
C’è poi un elemento che rende la vicenda ancora più significativa. Schillaci aveva indicato in almeno 5,5 miliardi di euro le risorse aggiuntive necessarie per il 2027. La manovra ne ha messi sul tavolo circa 2,4, al netto di quanto già previsto. Il ministro ha difeso il risultato rivendicando gli aumenti complessivi degli ultimi anni; ora la Conferenza delle Regioni, con una posizione condivisa anche dalle amministrazioni di centrodestra, segnala che il divario resta aperto.
La discussione parlamentare deve ancora cominciare, ma sarà difficile se non impossibile ignorare il messaggio arrivato dai territori: il “record” nominale del Fondo sanitario non basta a garantire i servizi se i costi crescono più velocemente delle risorse. Stavolta, infatti, a denunciare l’insufficienza delle risorse sono tutte le Regioni, comprese quelle guidate dal Centrodestra, che sono la maggioranza. E quando a contestare i finanziamenti sono anche i presidenti dello stesso schieramento politico del Governo, diventa difficile sostenere che si tratti della solita polemica dell’opposizione.