Manovra. Istat in audizione: “Sono 4 milioni gli italiani che rinunciano alle cure per motivi economici. Mentre circa 2 milioni rinunciano per problemi di liste d’attesa”

Manovra. Istat in audizione: “Sono 4 milioni gli italiani che rinunciano alle cure per motivi economici. Mentre circa 2 milioni rinunciano per problemi di liste d’attesa”

Manovra. Istat in audizione: “Sono 4 milioni gli italiani che rinunciano alle cure per motivi economici. Mentre circa 2 milioni rinunciano per problemi di liste d’attesa”
A rinunciare in maggior numero sono "i più anziani, tra i 45 e 64 anni" e "rilevante" ha detto il presidente Franzini, "è l'intreccio tra rinuncia e condizioni economiche". Questi alcuni dei dati forniti dall'Istat durante l'audizione in Commissione Bilancio. Numeri che sembrano ridimensionare notevolmente la recente indagine Censis nella quale si parlava di ben 12,2 milioni di italiani che avrebbero rinunciato alle cure per motivi economici. IL TESTO

"La rinuncia a visite o accertamenti specialistici per problemi di liste di attesa complessivamente riguarda circa 2 milioni di persone (3,3% dell'intera popolazione". Mentre "sono oltre 4 milioni le persone che rinunciano per motivi economici". A rinunciare di più sono "i più anziani, tra i 45 e i 64 anni" e "rilevante è l'intreccio tra rinuncia e condizioni economiche". La distribuzione territoriale è "disomogenea, con una maggiore incidenza nelle isole" e, infine, le rinunce sono "più frequenti per le visite specialistiche che non per gli accertamenti".
 
Questi alcuni dei dati forniti dal presidente Istat,  Maurizio Franzini, oggi in audizione alla Camera sulle misure della manovra. Numeri, quelli esposti dall'Istat, che fanno riferimento al 2017 e ridimensionano ancora una volta il dato di 12,2 milioni di italiani che avrebbero rinunciato alle cure per motivi economici sendo una precedente ricerca del Censis.
 
"Ipotizzando costanti sia i tassi di fecondità osservati nel 2017 per ordine di nascita, sia la popolazione femminile residente tra i 15 e 49 anni al 1 gennaio 2018, si stima la nascita di circa 51 mila terzi figli nel 2019. Questo numero era intorno ai 53 mila tra il 2013 e 2015 e intorno a 51 mila tra il 2016 e 2017", ha spiegato Franzini a proposito dell'incentivo previsto in manovra alla nascita del terzo figlio. Franzini ha ricordato che la media di figli per donna, per le nate a metà degli anni 70, è stimata nell'1,4% e che "a livello nazionale la quota di donne senza figli è in continuo aumento da una generazione all'altra: era di circa una su 10 per le nate nel 1950, è cresciuta a circa 1 su 5 per le nate a metà degli anni 70. Parallelamente aumentano, leggermente, le donne con un solo figlio e crolla il numero di donne con almeno due figli".
 
G.R.

12 Novembre 2018

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