Manovra: rimandati a lunedì i nuovi emendamenti sulla sanità

Manovra: rimandati a lunedì i nuovi emendamenti sulla sanità

Manovra: rimandati a lunedì i nuovi emendamenti sulla sanità
Come annunciato ieri nel corso della seduta in commissione Bilancio del Senato, il relatore di maggioranza della manovra, Antonio Azzollini del Pdl (nella foto), presenterà nuovi emendamenti in materia di "distribuzione farmaceutica". Le novità sarebbero dovute approdare oggi in commissione, ma le proposte di modifica sono ancora in corso di limatura e la consegna è stata quindi rimandata a lunedì. Gli emendamenti dovrebbero riguardare la ripartizione degli oneri tra farmacie, grossisti ed imprese. In ballo anche esenzione sanità dal blocco turn over,  gare per i generici e spostamento di farmaci dagli ospedali al territorio.

Arriveranno lunedì gli emendamenti all’articolo 11 del relatore di maggioranza alla manovra, Antonio Azzollini. Lo ha annunciato il senatore stesso a termine della seduta di oggi in commissione Bilancio. Le proposte di modifica sarebbero dovute approdare oggi in commissione ma, come spiegano fonti del Senato, il lavoro sui testi è ancora in fase di limatura ed è stato quindi necessario posticipare la loro presentazione alla prossima settimana.
Come affermato dallo stesso Azzollini, le proposte di modifica riguarderanno in particolare “la distribuzione farmaceutica”. Uno degli interventi sarebbe rivolto a distribuire sull’intera filiera – industrie, grossisti e farmacie – gli oneri del comparto farmaceutico che nell’attuale testo della manovra pesa esclusivamente sulla farmacia.

Ma ci sono altre questioni in ballo. Il blocco del turn over, ad esempio. Nonostante il ministro Fazio abbia dato più di una volta rassicurazioni sul fatto che il blocco non dovrebbe riguardare la sanità, l’esclusione del comparto dal provvedimento non è stato ancora messo nero su bianco. E ancora, il ministro aveva annunciato anche la cancellazione delle gare per generici dalle quali dovrebbero emergere solo 4 equivalenti rimborsabili, che saranno sostituite da riduzioni progressive dei prezzi dei generici. Questi interventi, annunciati dal ministro della Salute, potrebbero essere contenuti nel maxi-emendamento alla manovra che il Governo potrebbe riservarsi di presentare all’Aula di Palazzo Madama. Ma al momento restano questioni irrisolte.
 
Come irrisolto è il dubbio sulla totalità di euro che andrà effettivamente a derivare dallo spostamento dei farmaci dall’ospedale alle farmacie territoriale. L’attuale testo della manovra, infatti, parla di un pacchetto di medicinali pari a una somma di 600 milioni di euro, ma non specifica se si tratteranno di 600 milioni calcolati sul prezzo al pubblico o sul prezzo ex factory? Per legge, infatti, i farmaci sono venduti agli ospedali a un prezzo ridotto di almeno il 50% rispetto al prezzo al pubblico. Quindi 600 milioni di euro di farmaci a prezzo ospedaliero valgono sul territorio oltre il doppio, cioè almeno 1 miliardo e 200 milioni di euro. Se fosse questo il costo che il territorio dovrà sostenere con l’introduzione dei farmaci ex-ospedalieri, non sforare il tetto di spesa sarà impossibile, anche considerando le misure di contenimento previste attualmente dalla stessa manovra (riduzioni del prezzo dei generici e gare limitative). Una possibilità potrebbe essere quella di affidare la distribuzione alle farmacie con la formula del "per conto di" con accordi specifici tra Regioni e farmacie e con ricarichi di prezzo certamente minori rispetto a quelli previsti dalla distribuzione diretta tradizionale. Resta il fatto che su questa norma pesa il rischio di uno sfondamento del tetto della terriotoriale che andrebbe a carico dell'industria. "Una tassa a carico dell'industria",  l'ha infatti definita il presidente di Farmindustria, Sergio Dompé, nel corso dell'Assemblea dell'associazione, lo scorso 23 giugno.

Insomma, la sanità resta un capitolo aperto, sul quale c’è da aspettarsi un’aspra discussione. All’interno del Parlamento e non solo. Già ieri, dopo l’annuncio dei nuovi decreti Azzollini, sono arrivate le reazioni opposte dei farmacisti e delle imprese. Federfarma e Assofarm hanno infatti espresso “apprezzamento” per “l'intento di evitare il collasso del servizio farmaceutico. Solo con tale ridistribuzione dell'onere sull'intera filiera – si legge in una nota congiunta delle due associazioni di farmacisti – si potrà evitare l'impossibilità da parte delle farmacie di erogare farmaci in regime di Ssn, con la conseguenza che i cittadini dovranno pagare i medicinale e chiederne il rimborso alla Asl”.

Al contrario, Confindustria è scesa in campo in difesa delle imprese del farmaco sottolineando che “il sistema produttivo ha accettato responsabilmente di concorrere alle esigenze di finanza pubblica, in linea con quanto sta avvenendo nei Paesi europei”. Ma è “inaccettabile che sulle aziende farmaceutiche, che hanno già subito pesanti tagli, anche in questa manovra, vengano caricati oneri ulteriori”.
 
 

02 Luglio 2010

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