“Medici di famiglia dipendenti? Non ci sarebbe più libera scelta del cittadino. Meglio ri-professionalizzare la categoria”. A colloquio con Zaffini (FdI) sulle prossime mosse del Governo

“Medici di famiglia dipendenti? Non ci sarebbe più libera scelta del cittadino. Meglio ri-professionalizzare la categoria”. A colloquio con Zaffini (FdI) sulle prossime mosse del Governo

“Medici di famiglia dipendenti? Non ci sarebbe più libera scelta del cittadino. Meglio ri-professionalizzare la categoria”. A colloquio con Zaffini (FdI) sulle prossime mosse del Governo
Quotidiano Sanità ha discusso con il presidente della Commissione Affari sociali del Senato sui prossimi interventi sul Ssn. Tra i temi chiave: ruolo del mmg, carenza di personale, riforma della sanità integrativa e un miglioramento del quadro normativo per sfruttare i fondi del Pnrr e quelli sull'edilizia sanitaria.

Sanità integrativa, attrattività del sistema sanitario nazionale e futuro dei medici di famiglia: su queste tre direttrici si è mosso il colloquio di Quotidiano Sanità con Francesco Zaffini, presidente della Commissione Affari sociali e Sanità in Senato. Al centro delle sue intenzioni aprire il Ssn ad elementi che possano garantirne una sostenibilità nuova, sia per i professionisti che per i pazienti.

Sanità integrativa. Un ruolo centrale nel prossimo futuro potrebbe ricoprirlo la sanità integrativa, sulla quale la Commissione ha avviato un’indagine esplorativa nel mese di febbraio. Zaffini la definisce “il secondo pilastro” del sistema italiano. Seguendo un ragionamento che vede il pubblico a garantire i Lea (livelli essenziali di assistenza) e la sanità integrativa i Lei (livelli essenziali integrativi). “Oggi – spiega Zaffini – abbiamo un livello di spesa out of pocket assolutamente superiore alla media europea, ma soprattutto quello che a noi desta preoccupazione è il grado di intermediazione di questa enorme spesa, che è bassissimo rispetto alla media europea”. In Europa tra il 40-50% della spesa out of pocket è intermediato, in Italia nemmeno il 7-8%.

Un cittadino con un bisogno di cura in Italia è disposto a pagare qualunque cifra se pensa che la sua patologia sia tempo-dipendente o vita-dipendente. Questa sua urgenza, spiega il senatore, lo espone a uno “sfruttamento” da parte dell’interlocutore che va invece regolamentato. “Ma questo intermediario che viene in aiuto del paziente non può essere lo Stato”, ribadisce Zaffini. Lo Stato dovrebbe occuparsi di “salvare vite”, lasciando alla sanità integrativa le prestazioni a bassa intensità. “Senza criminalizzare il rapporto pubblico-privato e prevedendo a intermediare quella enorme cifra di spesa individuale che si stanzia intorno ai 40 miliardi. L’indagine tende a capire e conoscere questo mondo e a proporre al Senato e alla Camera un testo di legge che metta ordine”.

Carenza di personale e attrattività del Ssn. Di fondo la decisione del cittadino di ricorrere a qualsiasi pagamento per la prestazione deriva dalla lunghezza insostenibile delle liste di attesa per le prestazioni garantite dal Ssn. Un problema annoso alla cui origine non può mancare la grave carenza di personale sanitario di cui l’Italia ha sempre sofferto, che l’emergenza Covid ha contribuito a sottolineare. Zaffini conferma l’intenzione del governo e del Ministero della Salute a proporre più soluzioni al problema.

Nel Milleproroghe, cita il senatore, è stata prorogata al 31 dicembre 2023 la possibilità per le Regioni di integrare gli acquisti di prestazioni ospedaliere e di specialistica ambulatoriale da privato. Insieme alla proroga di un anno della possibilità per i laureati in Medicina abilitati ad assumere incarichi provvisori come medici di famiglia e per i medici specializzandi in pediatria di assumere incarichi provvisori di pediatri di libera scelta.

“Mancano i medici – conferma Zaffini – è un deficit di programmazione che ci troviamo seminato nel nostro percorso come una sorta di mina, tenteremo di mettere riparo rendendo la professione più appetibile, ma anche regolamentando questa vicenda dei medici a gettone. Anche perché dove è assente la politica, dove è assente lo Stato: lì la speculazione lavora”.

“So che il ministro su tutto questo sta preparando un provvedimento, noi per parte nostra daremo tutto il supporto possibile per agevolare il percorso parlamentare”, conclude.

Mmg sul territorio. Restando sui medici di medicina generale, insistiamo con il presidente della Commissione Sanità sul futuro di questa categoria, in vista della creazione sempre più capillare di Case e Ospedali di comunità. In queste strutture territoriali che dovrebbero fungere da filtro tra gli ospedali e cittadini, i mmg potrebbero ricoprire un ruolo chiave. Ma come fare ad inserirli senza un contratto dipendente e a ore?

“Non mi sottraggo a una domanda alla quale si sottrarrebbero in tanti nei miei panni – risponde Zaffini –. I giovani medici guardano con favore anche alla possibilità di essere assunti nel Ssn. I medici più esperti la reputano una costrizione e un grave errore. La Costituzione garantisce la libera scelta: anche nel caso del medico e del pediatra. Se li rendessimo dipendenti dal Ssn questa tutela verrebbe meno, l’assegnazione passerebbe attraverso l’Asl. Noi stiamo andando in un’altra direzione: quella di ri-professionalizzare la categoria”.

I prossimi interventi. Nell’agenda di Zaffini tre punti fondamentali:

  • Colmare il gap sanitario tra Nord e Sud.
  • Garantire le reti terapeutiche ai pazienti. Spostare il centro sulla persona e non sulla prestazione, specie di fronte alle patologie cronicizzate.
  • Sfruttare la sanità integrativa per le prestazioni “a bassa intensità”.

“Se riuscissimo con questo governo, con questo ministro e con questo presidente di Commissione a fare qualcosa di serio in questi tre campi, avremmo fatto veramente qualcosa di gigantesco”, rimarca Zaffini.

Il nodo articolo 20 e PNRR. Prima di andar via, il presidente cita l’indagine avviata dalla Commissione Sanità sull’articolo 20 della legge finanziaria 67/88. Ovvero il programma straordinario di investimenti pubblici in sanità per ammodernare il patrimonio strutturale e tecnologico del Ssn, per il quale sono stati messi a disposizione 37 miliardi di euro.

“La Corte dei conti ci ha sollevato questo problema: in 30 anni di questi 37 miliardi non è stato speso nemmeno il 25% – chiarisce Zaffini -. Soldi che erano a disposizione non solo per l’edilizia sanitaria ma anche per migliorare i devices. Come mai le Regioni non riescono a spendere?”

“Aggiungo – conclude – se in 30 anni non siamo riusciti a spendere questa cifra, in due anni riusciremo a utilizzare i 20 miliardi di PNRR? Da qui l’esigenza di rinegoziare le tempistiche del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza e quella di capire cosa non va nel nostro impianto normativo e come lo Stato può aiutare le Regioni a usare i fondi”.

Gloria Frezza

Gloria Frezza

06 Marzo 2023

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