“Sul semestre aperto a medicina si è, fin dall’inizio, preferito costruire un caso mediatico. Prima si è parlato di un presunto concorsone dove copiavano tutti ma poi, smentiti i fatti, si è sostenuto l’opposto: gli esami erano troppo difficili. Questa non è una critica costruttiva, mi scuso con i colleghi, è rumore politico utile solo a difendere il vecchio sistema dei quiz e dei corsi privati a pagamento fuori dall’università. La riforma del semestre aperto non è un colpo di teatro, è una scelta politica nata in Parlamento, attuata da questo Governo e applicata dal Ministero che rappresento in più fasi, con responsabilità e trasparenza”. Lo ha detto la Ministra dell’Università, Anna Maria Bernini durante il Question time alla Camera ha risposto ad un’interrogazione del Pd sulla riforma dell’accesso a Medicina.
La risposta integrale del Ministro dell’Università, Anna Maria Bernini.
Ringrazio l’onorevole interrogante, che mi dà l’opportunità di comunicare a questo Parlamento e naturalmente a tutti coloro che ci stanno ascoltando – riservandomi di farlo in maniera anche molto più ampia allo scadere del semestre, quindi entro il 28 di febbraio – che la graduatoria di medicina è stata tutta completata, gli studenti sono, in questo momento, nella loro fase di assegnazione delle sedi, e che quello che legittimamente rappresenta una polemica politica, come l’onorevole interrogante ha evidenziato, da parte mia deve essere oggetto di una disamina un po’ più obiettiva, perché c’è un problema di onestà nel dibattito pubblico che, a volte, non viene rispettato.
Sul semestre aperto a medicina si è, fin dall’inizio, preferito costruire un caso mediatico. Prima si è parlato di un presunto concorsone dove copiavano tutti ma poi, smentiti i fatti, si è sostenuto l’opposto: gli esami erano troppo difficili. Questa non è una critica costruttiva, mi scuso con i colleghi, è rumore politico utile solo a difendere il vecchio sistema dei quiz e dei corsi privati a pagamento fuori dall’università. La riforma del semestre aperto non è un colpo di teatro, è una scelta politica nata in Parlamento, attuata da questo Governo e applicata dal Ministero che rappresento in più fasi, con responsabilità e trasparenza. La prima fase ha fatto una cosa storica, ha portato in università 55.000 studenti; 25.000 studenti sono stati allocati sulla graduatoria di medicina ed entro il 28 di febbraio sconteranno i debiti d’esame, ove portatori di debiti d’esame, presso la loro sede già assegnata. Nel secondo semestre si apriranno nuovamente tutti i corsi di laurea per consentire a chi vuole accedere a materie affini, o anche altre materie, di continuare il proprio percorso universitario.
Quindi, io faccio due considerazioni. La prima: nessuno perderà l’anno. Per la prima volta, la formazione avviene dentro l’università e non una selezione esterna, che fino all’anno scorso ha portato, a fronte di – faccio numeri crudi, ma molto concreti – 80.000 richieste e 10.000 posti disponibili, 70.000 cadaveri lasciati fuori dai cancelli dell’università, non assistiti ma solamente selezionati attraverso test ghigliottina.
Ecco, questo non succederà mai più. Noi abbiamo cambiato il paradigma. La fase che noi stiamo affrontando in questo momento è estremamente significativa perché rappresenta il momento della collocazione degli studenti. Abbiamo avuto delle criticità, che abbiamo affrontato. Una, in particolare, che mi ha particolarmente disturbato e mi ha fatto violare – subito, chiedo scusa – l’autonomia universitaria. Noi abbiamo accreditato la sede di Tirana dell’Università di Tor Vergata, e abbiamo quindi disponibilità di 200 posti su Tor Vergata che l’Università aveva deciso di allocare a 9.650 euro, e non al normale costo della sede di Roma. Noi abbiamo preteso, come Ministero e come Governo, che la sede di Roma e la sede di Tirana siano allocate allo stesso costo e con gli stessi diritti allo studio, quindi residenze universitarie, disponibilità di posti, disponibilità di borse di studio, che sono garantiti a chiunque entri in questa graduatoria. Ulteriormente, ed è l’ultima considerazione e mi scuso ulteriormente…chiedo scusa, ma è importante: non è una riforma a costo zero. Noi abbiamo investito 25 milioni di euro l’anno scorso e 50 milioni di euro solo sulle università che hanno gestito questi corsi di medicina. Quindi, nessuno di noi ha voluto formare, se non attraverso un grandissimo investimento formativo, sulle università, sugli studenti, e quindi sul Paese
La replica di Irene Manzi (PD-IDP). Purtroppo, la Ministra non ha risposto alla nostra domanda su cosa avverrà nel prossimo anno accademico, perché vede, io capisco che lei debba giustificare politicamente il suo lavoro, però c’è un dato che voglio ricordare in questa sede. Dopo gli esami sostenuti a fine novembre, il 20 novembre e il 10 dicembre, il 90 per cento quasi degli studenti che hanno partecipato rischiava di essere bocciata, era bocciata. Voi avete dovuto fare, nel mezzo, un decreto ministeriale sostanzialmente per metterci una pezza, per cercare di risolvere un problema molto serio e molto grave che rischiava, appunto, di far fallire completamente, più di quanto non sta già avvenendo e non stia già avvenendo, quella riforma.
Voi avete fatto un decreto ministeriale che ha creato 9 fasce e che ha previsto, all’ultimo momento, che le università, anche rispetto a quegli studenti che non hanno superato tutti e tre gli esami, dovranno, appunto, sostenere degli esami di recupero, degli esami di riparazione a scelta delle università, scaricando ulteriormente a carico delle università ulteriori impegni. In realtà noi vogliamo sapere e mi creda siamo i più disponibili a voler rivedere seriamente in queste sedi, nelle Aule parlamentari quella riforma, che in questo momento tra l’altro ha avvantaggiato sostanzialmente università come la Link Campus, come UniCamillus che nell’incertezza generale il 10 dicembre hanno riaperto la possibilità di sostenere degli esami. E concludo con un tema: noi siamo disponibili non ad un ritorno al passato, ma a rivedere e a riformare insieme questo sistema, perché questo sistema in questo momento non funziona. E mi creda, non lo dico da forza di opposizione con compiacimento, perché là fuori ogni giorno ognuno di noi ascolta e sente le difficoltà che le famiglie e gli studenti stanno affrontando e in nome di quello abbiamo il dovere di sederci al tavolo insieme e di riformare una riforma che sostanzialmente è e resta un totale bluff.