Nuovo tariffario. Schillaci: “Ticket invariati. Impatto medio di 1,1-1,5 euro l’anno”. Pd: “Per i cittadini le prime visite costeranno di più”

Nuovo tariffario. Schillaci: “Ticket invariati. Impatto medio di 1,1-1,5 euro l’anno”. Pd: “Per i cittadini le prime visite costeranno di più”

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Il ministro della Salute al Question Time alla Camera: "Il tetto del ticket resta a 36,15 euro e per 8 prestazioni su 10 le tariffe non cambiano". L'aggiornamento vale 210,7 milioni l'anno, per oltre l'88% a carico dello Stato. Previsto il monitoraggio degli effetti sulla spesa delle famiglie e sull'accesso alle cure.

“Il ticket non cambia e il tetto massimo resta fermo a 36,15 euro. Per otto prestazioni su dieci, inoltre, le tariffe restano invariate”. È il punto centrale della risposta del ministro della Salute Orazio Schillaci al Question Time alla Camera rispondendo ad un’interrogazione del Pd sull’impatto del nuovo tariffario della specialistica ambulatoriale e dell’assistenza protesica, entrato in vigore il 21 settembre. Schillaci ha quantificato in 210,7 milioni di euro l’anno l’impatto dell’aggiornamento sulla finanza pubblica, sottolineando che oltre l’88% della spesa è a carico dello Stato. Per gli assistiti non esenti, ha spiegato, l’impatto medio stimato è compreso tra 1,1 e 1,5 euro l’anno, mentre restano invariate le esenzioni per età, patologia e reddito.

La risposta integrale del Ministro della Salute. Grazie, Presidente. Ringrazio gli onorevoli interroganti, perché mi permettono di fare chiarezza su un tema che riguarda milioni di cittadini. Il nuovo tariffario della specialistica ambulatoriale e dell’assistenza protesica è entrato in vigore il 21 settembre scorso e comprende centinaia di voci garantite dal Servizio sanitario nazionale. Parto dai numeri, perché su questo tema i numeri vanno detti per intero in modo corretto: l’aggiornamento delle tariffe vale per la finanza pubblica 210,7 milioni di euro l’anno ed è un investimento che viene pagato per oltre l’88 per cento dallo Stato.

Chiarisco, poi, dei punti che ritengo fondamentali: la disciplina dei ticket non cambia, il tetto massimo del ticket ordinario resta fermo a 36,15 euro; per otto prestazioni su dieci le tariffe restano invariate, a cominciare dalle visite di controllo. Ma soprattutto, non lo cambia per gli esenti per età, patologia, reddito, che restano tali. L’impatto medio è compreso tra 1,1 e 1,5 euro l’anno per assistito non esente; non lo dico per minimizzare, lo dico perché la preoccupazione delle famiglie merita risposte precise e non allarmi.

Vengo alle persone con disabilità, che gli interroganti giustamente richiamano: per l’assistenza protesica agli aventi diritto continuano a ricevere ausili e dispositivi senza alcuna compartecipazione alla spesa e l’aggiornamento serve a remunerare in modo adeguato chi li fornisce. Aggiornarle significa proteggere l’accesso, non ridurlo. È bene anche ricordare che insieme al rinnovo delle tariffe è in dirittura di arrivo, finalmente, l’estensione del nomenclatore, che includerà anche prestazioni nuove ancora non disponibili; parlo di prestazioni come test prenatali non invasivi, l’adozione dello screening neonatale della SMA su tutto il territorio nazionale, programmi di screening e di sorveglianza nazionale dei soggetti a rischio eredo-familiare per tumore della mammella e dell’ovaio.

Infine, voglio fare un passaggio sul monitoraggio: il Ministero seguirà l’applicazione del decreto fin dalle prime settimane con le regioni per intercettare subito eventuali criticità su singole prestazioni; inoltre i dati consolidati sugli effetti del nuovo tariffario sulla spesa delle famiglie e sull’accesso alle cure saranno resi pubblici. Nessuno dovrà rinunciare a una cura necessaria per ragioni economiche: è il principio sul quale il nostro Servizio sanitario nazionale è stato fondato nel 1978 ed è quello nel quale noi continuiamo a credere.

La replica di Ilenia Malavasi (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ringrazio il Ministro. Devo dire che questa affermazione che ha fatto in chiusura, “nessuno dovrà rinunciare alle cure per motivi economici”, ci trova assolutamente d’accordo. Peccato che oggi nel nostro Paese non sia così.

La collega ha ricordato come nel nostro Paese ci siano circa 6 milioni di cittadini che oggi rinunciano alle cure perché non si possono permettere di rivolgersi comunque a un regime privato e di tasca propria investono 41 miliardi all’anno per potersi garantire le cure. Con questo nuovo tariffario – è il secondo dopo quello che ha introdotto il tariffario nazionale alla fine del 2024 – andiamo a chiedere ai cittadini italiani di sborsare ulteriori 27 milioni di ticket in più per prestazioni importanti. Certo, l’aumento medio del 5,8 per cento, ma mi stupisce molto che abbiate scelto di aumentare soprattutto i ticket sulle prime visite specialistiche, che sono quelli imprescindibili per iniziare un percorso di cura diagnostico, spesso per patologia anche molto gravi.

Faccio due esempi: la prima visita cardiologica aumenta di 4,40 euro, ed è il secondo aumento in 2 anni; l’agoaspirato alla mammella aumenta di 5,25 euro, oltre all’aumento fatto l’anno precedente. Allora, noi sosteniamo moltissimo la richiesta che lei ha fatto per aumentare le risorse del Fondo sanitario nazionale, saremo al suo fianco, ma non possiamo accettare che in un momento come questo, così complesso e difficile economicamente per i cittadini, si scarichi su di loro un aumento dei ticket sanitari.

Abbiamo un carrello della spesa aumentato negli ultimi cinque anni del 30 per cento, l’inflazione è più bassa del carrello della spesa, le bollette sono aumentate del 60 per cento, i carburanti sono sotto gli occhi di tutti, le retribuzioni sono ferme al palo e abbiamo oltre 3 milioni di lavoratori poveri. È ora di smetterla di scaricare i costi sulle famiglie e sui cittadini, perché il diritto alla salute deve essere accessibile a tutti e la esortiamo a lavorare in questa direzione, per continuare a dare concretezza a quei principi che lei ha richiamato e che voglio richiamare anch’io, per noi irrinunciabili, per cui è nato il sistema sanitario nazionale: universalità, uguaglianza, equità. Queste sono le uniche garanzie di una democrazia nel nostro Paese.

23 Settembre 2026

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