Renzi alla Camera: “La doppia cifra di riduzione del cuneo fiscale si riferiva ai miliardi, non alla percentuale”

Renzi alla Camera: “La doppia cifra di riduzione del cuneo fiscale si riferiva ai miliardi, non alla percentuale”

Renzi alla Camera: “La doppia cifra di riduzione del cuneo fiscale si riferiva ai miliardi, non alla percentuale”
Il presidente del Consiglio ha dunque corretto il tiro e specificato il senso della sua dichiarazione resa ieri in Senato. La doppia cifra a cui ha fatto riferimento parlando della riduzione del cuneo fiscale è da considerarsi in termini di miliardi e non in termini percentuali, quindi intorno al 10%. Anche oggi nessun riferimento alla Sanità. In serata anche la Camera vota la fiducia. L'INTERVENTO DI RENZI ALLA CAMERA

Nel suo intervento per chiedere la fiducia anche della Camera, Matteo Renzi, neanche oggi ha fatto riferimento a tematiche legate alla sanità. E’ vero che da parte degli stessi parlamentari se si escludono un paio di interventi, Nicola Molteni della Lega (che suggeriva al premier di parlare con Zaia che “le dirà come poter risparmiare, ad esempio, sulla sanità, sui costi standard della sanità, circa 30 miliardi di euro con l'applicazione dei costi standard sul federalismo) e di Antonio Brescia M5S (Non ha detto una parola sulla sanità quindi non se ne occuperà, poi ha confermato la Lorenzin quindi stiamo a posto”), nessuno ne ha fatto cenno.
 
Il suo discorso anche questa volta a braccio è stato incentrato su scuola, imprese, legge elettorale, la riforma del Titolo V, lotta alla mafia. Oltre all’emergenza occupazionale. In più ha chiarito meglio il senso delle sue dichiarazioni di ieri quando ha detto che il governo avrebbe agito in modo operare presto una riduzione in doppia cifra del cuneo fiscale. Il che avrebbe significato circa 100 euro in più in busta paga per i lavoratori.
 
Oggi Renzi ha corretto il tiro e specificato “la doppia cifra di riduzione del cuneo fiscale si riferiva ai miliardi, non alla percentuale. La mostreremo la settimana prossima”. Naturalmente subito si sono sollevati i malumori dell’Aula di Montecitorio ai quali il presidente del consiglio ha risposto “Capisco che il taglio di 10 miliardi della pressione fiscale metta allegria”. Renzi ha poi aggiunto che sarà la delega fiscale “che noi utilizzeremo e che ci sarà affidata diventerà in prospettiva lo strumento per abbassare le tasse”.
 
“La nostra generazione non ha più alibi, il momento che stiamo vivendo non può farci avvicinare alle gravi questioni politiche che abbiamo di fronte con il senso tipico di chi accusa sempre gli altri” ha ribadito Renzi, nella sua replica al dibattito sulla fiducia in corso alla Camera, il discorso sulla “responsabilità” già affrontato ieri al Senato. Applicando il ragionamento alla legge elettorale, ha parlato di “grande dramma” di una legge che “impedisce al cittadino di attribuire la responsabilità a qualcuno per le cose che vengono fatte o la colpa a qualcuno se le cose non vengono fatte. Ci sono sempre soggetti interni al Parlamento o esterni a cui dare la colpa”. È questa, ha sottolineato il presidente del Consiglio, la sfida che la nuova compagine governativa ha di fronte: "Se riusciremo a fare ciò che abbiamo promesso o se non ci riusciremo la responsabilità sarà comunque di chi si è assunto la responsabilità di guidare il Governo".
 
Sblocco debiti PA sia uno shock
“Lo sblocco totale dei debiti della Pubblica Amministrazione deve costituire uno shock, come è accaduto in Spagna. La garanzia per l’accesso al credito deve affrontare il credit crunch. La riduzione del costo sul lavoro di 10 miliardi è fondamentale per essere credibili. E se arriveranno contributi dalle opposizioni vi saremo grati”.
 
Da domani mattina nelle aziende in difficoltà
“Talvolta la politica ha dato l'impressione che il lavoro fosse questione da giuslavoristi, il tema del lavoro è questione di ideali, di persone”. Ha detto il premier parlando alla Camera, e spiegando il motivo per cui ha chiamato Guido Poletti a ricoprire l'incarico di ministro del Lavoro. “Ecco perché da domattina andiamo anche nelle aziende, cominciando da domani a Treviso, ma incontreremo anche i rappresentanti di aziende in difficoltà”. Sempre sul lavoro e sull’emergenza occupazionale Renzi ha riferito che “il dato del 12,6 per cento di disoccupazione non è solo un numero. A queste esigenze si risponde con il coraggio di rivoluzionare il sistema economico e normativo del paese”.
 
Riforme
“Il tentativo di iniziare la riforma del titolo V della Costituzione dalla richiesta ai nostri consiglieri regionali di adeguare le loro indennità a quelle del sindaco capoluogo e rinunciare ai rimborsi elettorali, è una cosa credo unanimemente condivisa, per recuperare prestigio sociale” della politica. Altra riforma è ridisegnare il ruolo del Senato. Su questo Renzi ha preso spunto dall’intervento di Renato Balduzzi per tracciare la fotografia del Senato post-riforma. “È  bello che la Francia chiami il suo Senato il luogo della Francia profonda. Apprezzo anche gli interventi dei rappresentanti delle autonomie che sottolineano la necessità che nel Senato che emergerà dalla riforma, ci sia maggiore presenza delle autonomie territoriali. Prendiamo atto di questi suggerimenti. Ma l'Italia profonda – sottolinea – avrà soprattutto un Senato senza che i senatori percepiscano un’indennità, senza che diano la fiducia al governo, senza che votino il bilancio dello Stato. Una sola camera voterà il bilancio così si ridurrà il numero dei parlamentari e porterà ad una semplificazione e valorizzazione di ciò che potrà fare il Senato libero da un ruolo di camera paritetica”.
 
C’è poi anche la partita che riguarda la riforma dei regolamenti parlamentari “per consentire a noi di non fare decreti”. Insomma Renzi chiede di “accelerare” la riforma dei regolamenti parlamentari. “Davvero sarebbe il caso di accelerare la revisione dei regolamenti parlamentari per consentire a noi di non fare decreti, se non in casi eccezionali, e a voi di lavorare più rapidamente”.
 
Europa
Oggi l'Unione europea “non dà speranza perché' ha promosso un dibattito solo di virgole e percentuali” facendo intendere che “l’Unione monetaria fosse l’obiettivo finale. L’Ue che invece vogliamo è un'Europa in cui l'Italia non prende la linea ma dà il contributo fondamentale. Questo perché' senza Italia non c’è Europa”. Renzi poi aggiunge che se però “L’Italia arriva in Europa avendo mantenuto gli stessi problemi, le stesse questioni aperte che ha da molti anni” non va bene.

25 Febbraio 2014

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