Difendere il Servizio sanitario nazionale dagli attacchi, rafforzare la medicina territoriale e valorizzare il ruolo dei medici di famiglia nelle nuove Case di comunità. È un intervento a tutto campo quello del ministro della Salute, Orazio Schillaci, che oggi a Milano, in occasione della presentazione del progetto Sinapsi: Cruscotto clinico unico per il medico, promosso da Regione Lombardia, ha rivendicato i risultati raggiunti dal sistema sanitario italiano, soprattutto sul fronte della digitalizzazione, senza nascondere le criticità ancora da affrontare.
“Mi dispiace molto quando vedo attacchi gratuiti al Servizio sanitario nazionale italiano. I problemi non mancano, sono il primo a dirlo e a volerli risolvere, ma non possiamo permetterci, soprattutto agli occhi dei cittadini, di depotenziare la sanità pubblica italiana, che continua a salvare vite ogni giorno, a garantire prestazioni gratuite a tutti, specie ai più fragili”.
Un richiamo, quello del ministro, al valore del sistema pubblico e alla necessità di preservare il rapporto di fiducia con i cittadini.
“Creare questa frattura tra le persone e il Servizio sanitario nazionale è un danno che assolutamente va evitato”, ha sottolineato Schillaci, ricordando come il Ssn italiano rappresenti anche all’estero “un modello di cura per tutti”.
Il ministro ha quindi definito il Servizio sanitario nazionale “la più grande e preziosa infrastruttura pubblica di questa nazione”, ribadendo che la collaborazione tra istituzioni nazionali, Regioni e professionisti rappresenta la strada per rafforzarlo.
Fascicolo sanitario elettronico: oltre 25 milioni di consensi. Telemedicina per 566mila pazienti
Nel suo intervento Schillaci ha fatto anche il punto sui risultati della digitalizzazione sanitaria, rivendicando i progressi realizzati grazie agli investimenti del Pnrr.
Il Fascicolo sanitario elettronico, ha spiegato, è oggi attivo per oltre 57 milioni di cittadini e più di 25 milioni di italiani hanno espresso il consenso alla consultazione dei propri dati sanitari.
Sul versante dei professionisti, secondo gli ultimi dati richiamati dal ministro, oltre il 95% dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta utilizza il Fascicolo.
Risultati importanti anche per la telemedicina: sono più di 566mila i pazienti cronici e fragili attualmente seguiti a distanza.
Un traguardo che, secondo Schillaci, dimostra come le nuove tecnologie possano contribuire a superare le barriere geografiche e organizzative nell’accesso alle cure.
“Ritengo che il nostro Servizio sanitario nazionale si stia dimostrando all’altezza della sfida della digitalizzazione”, ha evidenziato il ministro.
Medicina territoriale, Schillaci: “Riforma non più rinviabile”
Ma la digitalizzazione, da sola, non basta. Per il ministro occorre ora dare piena attuazione alla riforma dell’assistenza territoriale, considerata uno dei passaggi strategici per modernizzare il Servizio sanitario nazionale.
“La medicina è cambiata, la società si è trasformata, i modelli assistenziali non possono essere quelli di quando il Servizio sanitario nazionale è stato fondato”, ha osservato Schillaci.
La riforma della medicina territoriale, ha aggiunto, è “attesa da anni e non più rinviabile” e deve consentire un cambio di passo nel rapporto tra ospedale e territorio, anche alla luce delle trasformazioni demografiche ed epidemiologiche degli ultimi anni.
L’obiettivo è costruire un modello assistenziale capace di garantire una presa in carico più efficace dei cittadini, attraverso strutture territoriali e una maggiore integrazione tra le diverse figure professionali.
Medici di famiglia protagonisti nelle Case di comunità. “Non chiediamo solo ore, ma competenze”
Un passaggio centrale dell’intervento ha riguardato il ruolo dei medici di medicina generale nel nuovo assetto dell’assistenza territoriale.
“In questo nuovo assetto, il medico di medicina generale, che è il professionista che meglio di ogni altro conosce i suoi pazienti, è chiamato a svolgere un ruolo da protagonista nell’ambito di un’équipe multidisciplinare”, ha affermato Schillaci.
Il ministro ha quindi chiarito quale debba essere, nella visione del Governo, il contributo dei medici di famiglia nelle nuove strutture territoriali.
“Non chiediamo ai medici di medicina generale solo di dedicare delle ore nelle strutture nuove dell’assistenza territoriale, ma di portare dentro la loro professionalità”.
Una sottolineatura che sposta l’attenzione dal semplice monte ore di presenza nelle Case di comunità alla valorizzazione delle competenze cliniche e della capacità di presa in carico dei pazienti.
“Vogliamo valorizzare il loro contributo clinico, rafforzare ancora di più il loro ruolo strategico nella promozione della prevenzione e dei corretti stili di vita”, ha aggiunto.
La formazione dei medici di famiglia: “Serve un livello universitario”
Infine, il ministro ha affrontato il tema della formazione dei futuri medici di medicina generale, indicando la necessità di un rafforzamento del percorso formativo.
“Credo che sia fondamentale rilanciare, con una formazione di tipo universitario, la formazione proprio dei nuovi medici di medicina generale”, ha dichiarato.