Schillaci: “La sanità italiana è più forte di quanto il catastrofismo di professione voglia farci credere”

Schillaci: “La sanità italiana è più forte di quanto il catastrofismo di professione voglia farci credere”

Schillaci: “La sanità italiana è più forte di quanto il catastrofismo di professione voglia farci credere”

Il Ministro della Salute al Question time: “La riforma del servizio sanitario nazionale ideata dal Governo Meloni ha una visione d'insieme che mancava da anni. Non interventi spot, non rattoppi di bilancio”.

“La sanità italiana è più forte di quanto il catastrofismo di professione voglia farci credere. I 23.500 centenari italiani, aumentati del 130 per cento negli ultimi anni, ce lo dimostrano ogni giorno. Il nostro compito è rafforzarla ancora, renderla più equa, lasciarla alle generazioni future con serietà, con rigore, con responsabilità”. È quanto ha affermato il Ministro della Salute, Orazio Schillaci durante il Question time alla Camera.

La risposta integrale del Ministro.

Ringrazio gli onorevoli interroganti e lo faccio con vera convinzione perché l’interrogazione fotografa con precisione ciò che questo Governo sta facendo e dove sta andando.

Partiamo da un dato essenziale: la riforma del servizio sanitario nazionale ideata dal Governo Meloni ha una visione d’insieme che mancava da anni. Non interventi spot, non rattoppi di bilancio. Un cambio vero di paradigma, non più un sistema che cura la malattia quando si è già manifestata ma uno Stato che investe sulla salute prima che diventi emergenza. Territorio ed ospedali integrati, non in competizione.

Questa visione si traduce in tre grandi cantieri aperti. Il primo, la riforma strutturale del sistema. All’esame del Senato c’è il disegno di legge S. 1825, la delega per la riorganizzazione dell’assistenza territoriale e ospedaliera, che prevede ospedali come centri di eccellenza di terzo livello a bacino nazionale, strutture elettive per la gestione programmata, standard minimi ed omogenei su tutto il territorio. L’obiettivo è uno solo, che un cittadino non debba più salire su un treno per farsi operare magari a 1.000 chilometri da casa perché nella sua regione non ci sono le competenze. Quella non è mobilità sanitaria, è la sconfitta dello Stato.

Il secondo, i professionisti sanitari. Senza medici ed infermieri motivati qualsiasi riforma resta sulla carta. Il disegno di legge A.C. 2700? sulle professioni sanitarie affronta i nodi veri: formazione aggiornata, lavoro flessibile, incentivi per le aree svantaggiate, semplificazioni burocratiche e un punto, poi, che mi sta veramente a cuore, la responsabilità professionale limitata alla sola colpa grave quando vengano rispettate le linee guida. La medicina difensiva costa al sistema miliardi di euro ogni anno e svuota la professione del suo senso più profondo.

Il terzo, prevenzione e digitalizzazione. Il Piano nazionale della prevenzione 2026-2031, il Piano oncologico con l’estensione degli screening, il fascicolo sanitario elettronico, la telemedicina per i pazienti cronici e le aree interne sono le fondamenta sulle quali si costruisce la sanità del prossimo decennio. L’intelligenza artificiale sta già cambiando la diagnostica, il nostro compito è governare questa trasformazione.

I risultati di questo metodo concreto, verificabile e privo di demagogia si misurano nel tempo. I segnali già ci sono: 7,4 miliardi di euro di incremento sul Fondo sanitario nazionale nel 2026; oltre 1.000 ospedali che hanno migliorato la performance del 20 per cento grazie al decreto sui tempi d’attesa; la riduzione del gap di spesa sanitaria rispetto alla media europea. Sono numeri reali, non promesse.

La sanità italiana è più forte di quanto il catastrofismo di professione voglia farci credere. I 23.500 centenari italiani, aumentati del 130 per cento negli ultimi anni, ce lo dimostrano ogni giorno.

Il nostro compito è rafforzarla ancora, renderla più equa, lasciarla alle generazioni future con serietà, con rigore, con responsabilità.

11 Marzo 2026

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