‘Scudo’ giuridico per operatori sanitari e aziende. Per ora solo un’Ordine del giorno e Federsanità chiede a Palazzo Chigi l’apertura di un tavolo tecnico-politico

‘Scudo’ giuridico per operatori sanitari e aziende. Per ora solo un’Ordine del giorno e Federsanità chiede a Palazzo Chigi l’apertura di un tavolo tecnico-politico

‘Scudo’ giuridico per operatori sanitari e aziende. Per ora solo un’Ordine del giorno e Federsanità chiede a Palazzo Chigi l’apertura di un tavolo tecnico-politico
Lo 'scudo' contro il contenzioso medico legale post Covid per operatori sanitari e aziende proposto dall'emendamento Marcucci al Decreto Cura Italia è stato trasformato in un ordine del giorno. Ma il tema potrebbe essere presto ripreso. Oggi la presidente di Federsanità Tiziana Frittelli ha inviato una lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte per invitarlo ad aprire un tavolo tecnico-politico in modo da trovare una soluzione condivisa che permetta di garantire da un lato cittadini e operatori, ma dall'altro anche le Aziende mettendo così in sicurezza la sostenibilità del Ssn.

Sullo ‘scudo’ per la responsabilità professionale di operatori sanitari e aziende, è tutto rinviato. L'emendamento al Decreto Cura Italia, presentato a prima firma da Andrea Marcucci (PD), prima rivisto e poi ritirato dopo le proteste sollevate in questi giorni da parte dei sindacati medici, è stato oggi trasformato in ordine del giorno.
 
Quest'ultimo prevede per gli esercenti le professioni sanitarie e per le aziende, che non rispondano civilmente se non per alcune fattispecie. Si legge nel testo: "In ragione della eccezionalità dell'emergenza sanitaria determinata dal diffondersi del Covid-19, in relazione agli eventi dannosi che in essa abbiano trovato causa la responsabilità civile delle strutture sanitarie e sociosanitarie, pubbliche o private, e degli esercenti le professioni sanitarie è limitata ai casi in cui levento dannoso risulta riconducibile a condotte poste in essere con dolo o colpa grave".  
 
Viene poi così specificato cosa debba intendersi per colpa grave: “Quella consistente nella palese e ingiustificata violazione dei principi basilari che disciplinano la professione sanitaria o dei protocolli o programmi emergenziali eventualmente predisposti per fronteggiare la situazione in essere".
 
Si dice poi che la valutazione della gravità della colpa “è operata tenuto conto altresì della situazione organizzativa e logistica della struttura, in relazione alla eccezionalità del contesto emergenziale, al numero di pazienti su cui è necessario intervenire e alla gravità delle loro condizioni, alla disponibilità di attrezzature e di personale nonché al livello di esperienza e di specializzazione del singolo operatore sanitario”.
 
Infine, per quanto riguarda la responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario – prevista dallarticolo 590-sexies del Codice penale (responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario) – per eventi che si siano verificati durante l'emergenza Coronavirus “o che in essa abbiano trovato causa”, la punibilità “è limitata ai soli casi di colpa grave”. “La colpa si considera grave laddove consista nella palese e ingiustificata violazione dei principi basilari che disciplinano la professione sanitaria o dei protocolli o programmi emergenziali eventualmente predisposti per fronteggiare la situazione in essere”.
 
La trasformazione dell'emendamento in ordine del giorno è stato causata, da una parte dalla mancata intesa interna alla maggioranza e dall'altra dalle forti proteste sollevate in questi giorni dai sindacati delle professioni sanitari che avevano inteso lo 'scudo' per le Aziende sanitarie come una volontà di sollevare queste ultime da ogni responsabilità, anche verso quegli stessi operatori sanitari contagiati o deceduti a causa della mancanza di dispositivi individuali di protezione.
 
Escludere però le aziende da questo 'scudo' potrebbe essere pericoloso. Migliaia di potenziali richieste risarcitorie rischierebbero di minare la sostenibilità economica delle strutture e dello stesso Ssn.
 
Da qui la proposta inviata oggi dalla presidente di Federsanità Tiziana Frittelli, al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, di aprire un tavolo tecnico-politico per trovare una soluzione condivisa che permetta di garantire da un lato cittadini e operatori, ma dall'altro anche le Aziende mettendo così in sicurezza la sostenibilità del Ssn.
 
L'obiettivo è quello di mettere insieme tutte le parti coinvolte, compresi i soggetti tenici, per trovare soluzioni operative quali, ad esempio, la creazione di un apposito Fondo a gestione di profilo indennitario che si aggiunga alle ordinarie tutele assicurative garantite dall’Inail. Un fondo che, come suggerito in questi giorni dalla presidente da Frittelli, non dovrebbe però gravare, isorisorse, sulle aziende e, quindi, sul Ssn.
 
Il modello suggerito dalla presidente di Federsanità è piuttosto quello al quale si ricorse per un’altra tragedia collettiva, quella del sangue infetto, un fondo, ovviamente, allargato anche ai medici in convenzione e ai liberi professionisti che hanno partecipato a questa battaglia contro il Covid-19. 

08 Aprile 2020

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