Portare progressivamente la spesa sanitaria pubblica al 7-7,5% del Pil, mettendo sul tavolo almeno 20 miliardi di euro, e utilizzare le nuove risorse per un piano straordinario sul personale, rafforzare il territorio, riequilibrare il rapporto tra pubblico e privato e governare la trasformazione digitale e l’intelligenza artificiale. È l’impianto della versione finale (vedi la bozza presentata un anno fa) del documento “Per il diritto alla salute. Per la sanità pubblica. Dalla mobilitazione alle proposte per l’alleanza progressista”, presentato dal Partito Democratico e illustrato da Marina Sereni, responsabile nazionale Salute e Sanità del partito.
Un testo di oltre trenta pagine che, nelle intenzioni del Pd, non vuole essere un programma esaustivo ma una piattaforma da mettere a disposizione della coalizione progressista in vista delle prossime elezioni politiche. Sereni spiega che il documento nasce da un percorso avviato con l’insediamento della segreteria Schlein e passato attraverso circa 300 iniziative pubbliche, oltre al confronto con professionisti, sindacati, imprese, Terzo settore e amministratori regionali e locali.
Il nodo delle risorse: obiettivo 7-7,5% del Pil
Il punto di partenza è il finanziamento. Il documento richiama l’obiettivo, già contenuto nelle proposte parlamentari del Pd, di portare progressivamente il finanziamento pubblico della sanità verso la media europea del 7-7,5% del Pil e di superare definitivamente il tetto alla spesa per il personale.
Nella nota di presentazione Sereni quantifica in almeno 20 miliardi le risorse necessarie per avvicinare l’Italia ai livelli di investimento dei principali Paesi europei. La proposta del Pd individua anche alcune possibili fonti di finanziamento: contrasto all’evasione fiscale, riallocazione di risorse oggi destinate ai sussidi ambientalmente dannosi e, da valutare, una tassazione sui cosiddetti “determinanti commerciali di salute”, come tabacco, alcol e bevande zuccherate. Nel documento viene inoltre prospettata una possibile tassa di scopo per la Long Term Care.
Personale: assunzioni, stipendi e stop definitivo al tetto di spesa
Il primo dei quattro grandi capitoli indicati da Sereni riguarda i professionisti. Il Pd propone un piano straordinario di assunzioni, retribuzioni più elevate, percorsi di carriera, formazione e incentivi per chi lavora nelle aree svantaggiate, insieme a un’organizzazione capace di favorire la conciliazione tra vita e lavoro.
Nel documento si chiede il superamento definitivo del tetto alla spesa per il personale e una strategia specifica per le professioni più in sofferenza, a partire dagli infermieri. Per i medici, l’attenzione è rivolta soprattutto alle specializzazioni meno attrattive, come emergenza-urgenza, anestesiologia e psichiatria. Tra gli altri interventi proposti anche la revisione delle retribuzioni, una migliore organizzazione del lavoro, misure contro le aggressioni e il rafforzamento del lavoro multidisciplinare.
Per la medicina generale il Pd propone inoltre di arrivare a una specializzazione universitaria per i MMG, superando l’attuale percorso formativo regionale.
Pubblico e privato: “Programmazione torni in mano al pubblico”
Secondo asse è il rapporto pubblico-privato. L’indicazione politica è che le eventuali risorse aggiuntive vadano prioritariamente a strutture e servizi pubblici, lasciando al privato accreditato un ruolo complementare definito attraverso la programmazione sulla base dei bisogni sanitari.
Nel documento si propone anche di rilanciare un nuovo Piano sanitario nazionale e di rivedere la disciplina della sanità integrativa, con l’obiettivo dichiarato di rendere fondi e assicurazioni realmente integrativi rispetto alle prestazioni comprese nei Lea.
Territorio, Case della Comunità e assistenza domiciliare
Il terzo pilastro è il riequilibrio tra ospedale e territorio. Per il Pd la riforma della prossimità rappresenta “la madre di tutte le riforme”: invecchiamento e cronicità richiedono più domiciliarità, integrazione sociosanitaria e una rete capillare di servizi, attraverso la piena attuazione del Dm 77 e della Missione 6 del Pnrr.
Le Case della Comunità dovrebbero essere il fulcro della nuova rete e non semplici poliambulatori. Il documento propone di rafforzare l’autonomia dei Distretti, garantire la presenza di medici di famiglia e pediatri nei comuni e nei quartieri, sviluppare medicina di gruppo e assistenza domiciliare, completare gli Ospedali di Comunità e rafforzare il ruolo degli enti locali.
Alle farmacie viene riconosciuto un ruolo nella sanità di prossimità: nell’attuazione del Dm 77, secondo il documento, la farmacia dei servizi potrebbe operare come spoke della Casa della Comunità, in raccordo con Asl e Distretti.
Salute mentale: almeno il 5% del Fondo sanitario
Un capitolo specifico è dedicato alla salute mentale. Le proposte comprendono l’istituzione dello psicologo di base, servizi psicologici nelle scuole e nelle università e il potenziamento dei Dipartimenti di salute mentale, con l’obiettivo di destinare al settore almeno il 5% del Fondo sanitario nazionale.
Sul fronte della prevenzione, il Pd propone invece di considerare questa voce come un investimento anziché come semplice spesa corrente, rafforzando vaccinazioni, screening, educazione sanitaria e Dipartimenti di prevenzione. 2209_Documento_Sanita_pdf.pdf
Farmaci: revisione del Prontuario e tavolo permanente Governo-Regioni-Aifa
Articolato anche il capitolo farmaceutico. La proposta è di istituire un confronto permanente tra Governo, Regioni e Aifa e di intervenire su più fronti: revisione periodica del Prontuario, adeguamento dei prezzi al beneficio terapeutico, aggiornamento delle Note Aifa, dosi personalizzate, maggiore ricorso a gare regionali e revisione periodica della fascia C.
Tra gli obiettivi figura anche la costruzione di un sistema che consenta di monitorare in tempo reale la spesa farmaceutica ospedaliera, rilevando consumi, costi, prescrittori ed erogatori.
Ricerca: credito d’imposta per i trial e un Piano nazionale
Sul fronte della ricerca il documento propone una strategia nazionale per la ricerca sanitaria, coordinando Ministero della Salute, Mur, Centro nazionale dei comitati etici, Cnr e Iss. Tra le misure indicate figurano un credito d’imposta per le aziende che svolgono sperimentazioni in Italia, l’esenzione dal payback per i farmaci utilizzati nei trial, il rafforzamento delle reti Irccs e misure per attrarre e far rientrare ricercatori e professionisti.
Intelligenza artificiale come infrastruttura del SSN
Il quarto asse indicato da Sereni riguarda infine innovazione e digitale. Per il Pd l’intelligenza artificiale deve essere governata dal pubblico e utilizzata per migliorare l’organizzazione dei servizi, ridurre il peso della burocrazia e aumentare l’equità di accesso. Centrale anche il completamento del Fascicolo sanitario elettronico e l’interoperabilità dei sistemi.
Il documento affronta inoltre il tema delle diseguaglianze territoriali e conferma la contrarietà del Pd all’autonomia differenziata in sanità, accompagnandola con la proposta di rafforzare gli strumenti nazionali di programmazione e garanzia dei Lea.
Una piattaforma molto ampia, dunque, che il Pd intende portare nella costruzione del programma comune del centrosinistra. “Il documento non è e non voleva essere esaustivo”, precisa Sereni, ma rappresenta “un contributo ragionato” per la coalizione progressista. E il primo paletto politico indicato è già fissato: riportare il finanziamento della sanità pubblica verso il 7-7,5% del Pil e fare di questo obiettivo, nelle parole della responsabile Salute del Pd, un impegno vincolante per la futura coalizione.