Violenza sulle donne. Gemmato: “Percorsi Rosa in evoluzione ma ancora disomogenei. Il 28% dei Pronto Soccorso non ha presa in carico h24”

Violenza sulle donne. Gemmato: “Percorsi Rosa in evoluzione ma ancora disomogenei. Il 28% dei Pronto Soccorso non ha presa in carico h24”

Violenza sulle donne. Gemmato: “Percorsi Rosa in evoluzione ma ancora disomogenei. Il 28% dei Pronto Soccorso non ha presa in carico h24”

Il sottosegretario risponde all'interrogazione di Ciocchetti (FdI). Dall'indagine su 497 Pronto Soccorso: il 77% ha protocolli attivi, il 79% ha un referente, ma solo il 44% garantisce mediazione linguistico-culturale faccia a faccia. Il Ministero valuta di inserire il monitoraggio tra gli elementi di valutazione dei Lea.

“Il quadro restituito dall’indagine è in evoluzione ma ancora parzialmente disomogeneo”. È quanto ha dichiarato il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, rispondendo in Commissione Affari Sociali alla Camera all’interrogazione presentata da Luciano Ciocchetti (FdI) sulla violenza contro le donne.

Le Linee guida nazionali e i Percorsi Rosa

Gemmato ha ricordato che con le “Linee guida nazionali per le aziende sanitarie e le aziende ospedaliere in tema di soccorso e assistenza socio-sanitaria alle donne vittime di violenza” sono stati definiti standard organizzativi omogenei per l’attivazione dei cosiddetti “Percorsi Rosa”, fondati sulla formazione del personale sanitario, sulla raccolta delle evidenze medico-legali e sul raccordo con la rete territoriale dei servizi.

Per monitorare lo stato di attuazione di dette linee guida, dal marzo 2023 è stato costituito presso il Ministero della Salute un gruppo di lavoro interistituzionale per il contrasto della violenza sulle donne. Tra giugno e settembre 2023 tale gruppo ha condotto una specifica indagine conoscitiva presso tutte le strutture sanitarie sedi di Pronto Soccorso.

I dati dell’indagine

All’indagine ha risposto l’80% delle strutture interpellate (497 Pronto Soccorso su 618 attesi). I risultati, pubblicati sul sito istituzionale del Ministero della Salute, restituiscono un quadro articolato:

  • Il 77% delle strutture ha in uso i protocolli attuativi del percorso per le donne che subiscono violenza;
  • L’83% dei Pronto Soccorso assicura procedure diversificate e modalità di dimissione protetta nel caso di valutazione a rischio alto;
  • Presso il 79% delle strutture è individuato il referente del percorso;
  • Il 59% delle strutture assicura la presenza di un’equipe multidisciplinare dedicata;
  • Nel 79% dei Pronto Soccorso sono presenti attività e percorsi di formazione e aggiornamento sulla violenza per gli operatori sanitari;
  • Nel 98% delle strutture la donna viene informata della presenza sul territorio dei centri antiviolenza e nel 99,6% è garantita una puntuale informazione sulla possibilità di sporgere querela;
  • Il 79% dei Pronto Soccorso assicura il supporto di mediatrici linguistico-culturali per via telefonica, ma solo nel 44% delle strutture avviene faccia a faccia in Pronto Soccorso;
  • Il 94% delle strutture garantisce, in presenza di figli minori, la possibilità che possano restare con la madre e che siano coinvolti nel suo stesso percorso;
  • Nel 62% delle strutture è presente un sistema per l’accompagnamento delle donne e degli eventuali figli a una struttura protetta esterna.

Gli aspetti da implementare

Gemmato ha evidenziato che “non mancano aspetti che necessitano di ulteriore implementazione”. In particolare, solo il 28% delle strutture che hanno risposto al questionario dichiara una presa in carico sociale attiva h24 e il 39% prevede figure di supporto per le donne con disabilità.

Alla luce di questo primo censimento, il Ministero valuterà di rendere sistematico il monitoraggio, anche attraverso indicatori omogenei a livello nazionale e, d’intesa con le Regioni, di inserirlo tra gli elementi di valutazione legati alla corretta erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza.

La formazione

Sul fronte della formazione, Gemmato ha ricordato che il Ministero della Salute ha finanziato, attraverso il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie e con il supporto tecnico-scientifico dell’Istituto Superiore di Sanità, due progetti che hanno coinvolto tutti i 651 Pronto Soccorso italiani, formando oltre 18.000 professionisti sanitari e sociosanitari con metodologia Problem Based Learning.

Nel 2021, il “progetto Ipazia”, esteso al personale dei servizi sociosanitari territoriali, ha condotto alla pubblicazione, da parte dell’Istituto Superiore di Sanità, di specifiche Linee operative per lo sviluppo di programmi formativi regionali e aziendali, presentate nel convegno conclusivo dell’8 maggio 2024.

Il Piano strategico nazionale

Gemmato ha evidenziato che il Piano strategico nazionale contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica 2025-2027, adottato il 16 settembre 2025, individua tra le priorità del relativo Quadro Operativo proprio il rafforzamento del monitoraggio e il miglioramento dell’efficacia dei percorsi rivolti alle donne che subiscono violenza.

In tale contesto, il Dipartimento per le Pari Opportunità, in raccordo con il Ministero della Salute e le altre Amministrazioni competenti, promuoverà momenti di confronto sullo stato di applicazione delle Linee guida. È già stata avviata una riflessione per il relativo aggiornamento, anche con riferimento ai casi di violenza sessuale facilitata dall’assunzione di sostanze psicotrope o stupefacenti.

La competenza delle Regioni

Quanto alla proposta di istituire punti di accoglienza dedicati nei presidi ospedalieri ancora privi di “Percorso Rosa”, Gemmato ha espresso “una valutazione favorevole rispetto all’obiettivo di accelerare l’adozione omogenea delle Linee guida nazionali su tutto il territorio”. Ha però segnalato che “l’attuazione concreta di tali percorsi resta di competenza organizzativa delle Regioni e delle Province autonome, nell’ambito dell’autonomia loro costituzionalmente riconosciuta in materia sanitaria”.

Il Ministero della Salute, per quanto di propria competenza, “continuerà pertanto a promuovere iniziative volte a garantire una risposta sanitaria uniforme, tempestiva e centrata sulla persona per tutte le donne vittime di violenza, superando le disomogeneità territoriali, con particolare attenzione alle aree interne e ai piccoli centri”.

16 Settembre 2026

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