Il primo caso umano di infezione da virus Shamonda (Shav) è stato identificato in Francia, e il Ministero della Salute italiano corre ai ripari con una circolare congiunta per alzare il livello di sorveglianza. Il documento, firmato dai vertici della prevenzione e della sanità animale (Maria Rosaria Campitiello, Sergio Iavicoli e Giovanni Filippini), fa il punto su un virus finora noto per colpire gli animali, ma che ora dimostra di poter avere un impatto anche sull’uomo.
Il caso francese, che ha portato al decesso del paziente, è descritto in dettaglio nella nota ministeriale. Si tratta di un uomo tra i 60 e i 70 anni, gravemente immunocompromesso, residente in un’area rurale della regione Rhône-Alpes. Dopo un lungo ricovero per la sua patologia di base, il 23 settembre ha sviluppato gravi sintomi neurologici, tra cui confusione, convulsioni e perdita di coscienza. La risonanza magnetica ha documentato estese alterazioni della sostanza grigia. Nonostante le terapie intensive, il paziente è deceduto il 9 ottobre per insufficienza multiorgano. Le analisi hanno confermato la presenza del virus nel liquido cerebrospinale e nel siero.
La situazione in Italia
Per quanto riguarda il nostro Paese, il Ministero conferma che non sono noti casi umani di infezione da Shav. La situazione è però monitorata con attenzione sul fronte veterinario. Dopo le segnalazioni di agosto in allevamenti di vacche da latte nelle Province autonome di Trento e Bolzano (e in bovini importati dalla Francia), ulteriori positività sono state riscontrate nei bovini in Lazio e Lombardia e nei bufali in Campania. Su quest’ultimo fronte, il virus è stato rilevato anche in campioni di latte individuale. Il Ministero precisa però che “la rilevazione di Rna nel latte non equivale alla dimostrazione della presenza di virus infettante” e che, al momento, tutti i tentativi di isolamento del virus dal latte di bufala non hanno dimostrato la presenza dell’agente infettante.
Come si trasmette
La via di trasmissione più probabile, si legge nella circolare, è quella tramite vettori, presumibilmente insetti del genere Culicoides. Nella zona di residenza del paziente francese era documentata la circolazione del virus negli animali e la presenza di questi vettori. Le altre due vie considerate, quella trasfusionale e quella alimentare, appaiono meno probabili, ma sono in corso ulteriori indagini. In Italia, il pool di vettori trappolati in Campania ha riportato positività in diverse specie di Culicoides.
Le indicazioni operative
Il Ministero invita a interpretare il caso francese con cautela. Trattandosi di un paziente gravemente immunocompromesso e di un caso isolato, non ci sono evidenze sufficienti per valutare l’entità del rischio per la popolazione generale. Tuttavia, in via precauzionale, vengono fornite indicazioni specifiche:
- Sorveglianza umana: per i soggetti con sindromi infettive neurologiche acute, dopo aver escluso altre cause, si raccomanda di valutare approfondimenti diagnostici per Shav, con particolare attenzione ai fragili e agli immunocompromessi. I campioni vanno inviati al laboratorio di riferimento dell’Istituto Superiore di Sanità.
- Segnalazione: ogni caso sospetto o positivo deve essere segnalato al Ministero tramite il sistema Premal, inserendolo alla voce “064 Encefalite virale trasmessa da artropodi”.
- Sorveglianza veterinaria: i servizi veterinari dovranno prestare attenzione a specifici quadri clinici nei bovini e bufalini (febbre, diarrea, calo della produzione lattea), negli ovini e caprini, e nei cavalli (sintomi neurologici). Particolare attenzione anche ad aborti e morti improvvise. Si raccomanda di valorizzare il monitoraggio entomologico già in atto, ad esempio quello per la Bluetongue.
- Biosicurezza: negli allevamenti è utile ridurre le condizioni che favoriscono i vettori, come ristagni d’acqua, e valutare misure di disinfestazione.
Un approccio One Health
Il virus Shamonda, sottolinea il Ministero, non è una malattia soggetta a notifica obbligatoria nell’Unione europea. Tuttavia, il documento ribadisce l’importanza di un approccio integrato One Health, che colleghi la sorveglianza umana a quella veterinaria. Il monitoraggio proseguirà in collaborazione con il Cesme, l’Istituto Superiore di Sanità, l’Inmi Spallanzani, l’Inail e il Gruppo Operativo Arbovirosi. Le indicazioni, conclude la circolare, “potranno essere aggiornate sulla base delle nuove evidenze epidemiologiche e scientifiche”.