Anisap Veneto-Trentino AA: “Da Cgil demagogia sulla pelle dei lavoratori. Con il nuovo tariffario o tagliamo i servizi o tagliamo il personale”
“Leggere che la Regione Veneto stia regalando risorse alle strutture, rimandando al 31 marzo 2025 l’entrata in vigore del nomenclatore, fa a pugni con la logica. Il provvedimento – su cui pende un ricorso al Tar che sarà discusso il 28 gennaio prossimo – aggiorna, dopo 28 anni, il nomenclatore delle prestazioni di specialistica ambulatoriale e, dopo 25 anni, quello dell’assistenza protesica fermi rispettivamente al 1996 e al 1999. Le tariffe vigenti risalgono al 2012: sfidiamo noi a dire che il costo della vita, i macchinari, le bollette, gli stipendi siano equiparabili a quelli di più di 10 anni fa. Secondo i dati ufficiali dell’Istat, in questo arco di tempo la sola inflazione è salita del 23,8%, mentre le tariffe delle prestazioni restavano ferme”.
Caraccio aggiunge che “in tutte le strutture associate ad Anisap – ma lo stesso avviene anche in quelle legate ad altre associazioni – applichiamo ai nostri dipendenti il contratto collettivo nazionale di categoria, cosa che la Cgil dovrebbe sapere benissimo. Diamo lavoro a migliaia di persone e quindi sostegno alle relative famiglie. Con le tariffe del nuovo nomenclatore abbiamo solo due strade: tagliare i servizi (e quindi non fornire quelle prestazioni a supporto della sanità pubblica che permettono di tenere sotto controllo le liste d’attesa) o tagliare il personale. Per chi si erge a difensore dei lavoratori, dichiarazioni come quelle rese in questi giorni sono proprio paradossali. Con quelle tariffe molte prestazioni non si potranno erogare in convenzione perché finanziariamente non sostenibili. Oltre alla crisi per le strutture e alla riduzione del personale, come già spiegato, ci sarebbe l’impossibilità per i cittadini di accedere in convenzione a molte prestazioni sanitarie, dovendo quindi eseguirle in via privata a pagamento”.
Il presidente di Anisap Veneto – Trentino Alto Adige ricorda che il nuovo tariffario avrà ripercussioni anche sulla sanità pubblica: “I tagli provocheranno buchi nei conti delle aziende sanitarie, che saranno costrette a sanguinosi piano di rientro, che per essere appianati comporteranno un aumento delle tasse. È quindi una scelta assolutamente responsabile quella operata dalla Regione Veneto, che sta valutando prestazione per prestazione la modifica del tariffario, tenuto conto della nostra realtà territoriale e del livello delle cure. Se il nomenclatore non dovesse essere aggiornato i primi a rimetterci sarebbero i cittadini. La nostra è una battaglia per una sanità che funzioni. Invitiamo – conclude Caraccio – la Cgil a schierarsi al fianco dei professionisti delle nostre strutture e permettere che anche loro abbiano stipendi dignitosi e che non siano considerati lavoratori di serie B”, conclude Caraccio.
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28 Gennaio 2025
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