Arru: “Ats cancellata su presupposti sbagliati”
“Mi è difficile – prosegue Arru – comprendere come per superare, ad esempio, un primo importante problema come questo, che tutt’oggi si fa sentire anche per carenza di specialisti, la riforma sanitaria presentata possa ‘riportare i servizi nei territori e superare la logica dei tagli’, come appreso dall’intervista del collega Nieddu su l’Unione sarda, se pensiamo al fatto che si avranno 13 aziende. Cosa voglio dire. Mettiamo per un attimo da parte ARES. La riforma passerà attraverso un anno di commissariamento, passeremo quindi il 2020 in profonda instabilità. Un sistema, ATS, in fase di realizzazione viene bloccato. Le aziende diventeranno 13, saranno necessarie tre figure apicali per ciascuna, il che significa, 39 alti dirigenti. Facciamo 37, se consideriamo ARES”.
Precisa ancora Arru: Ai 39 alti dirigenti, vanno poi aggiunti 3 componenti del collegio dei revisori sempre per ciascuna azienda, ossia ulteriori 39 persone nominate. In totale saranno 78 le cariche, oppure 76 a seconda dell’organizzazione di ARES, per il costo delle quali dovranno essere impiegate cospicue risorse che deriveranno sempre dal fondo sanitario regionale. Attualmente, invece, abbiamo 5 aziende e le 8 aree socio sanitarie, che non hanno personalità giuridica, con 8 dirigenti in totale. Lo schema preposto era questo! Si rilancia oggi dunque un problema storico della Sardegna, quello della frammentazione delle organizzazioni, con le difficoltà di coordinamento. Si insiste su un concetto sbagliato del DM70. Il DM70 non fa tagli, ma indica standard di qualità ospedalieri, ci dice che gli ospedali devono essere organizzati portando la specializzazione dove non c’era, restituendo la missione di ospedali per acuti”.
“Dobbiamo ancora permettere che circa 30% delle donne affette da tumore della mammella – osserva l’ematologo oncologo – vengano operate in centri sotto lo standard indicato dalle società scientifiche? Dobbiamo permettere che in Sardegna si superi il concetto volume-esiti? Dobbiamo permettere quindi che si continui con reparti con casistica insufficiente? Mi preoccupa un anno di commissariamento, di non certezza, auspico che la maggioranza faccia quindi rapidamente le sue scelte e stabilizzi il sistema. È inammissibile, per esempio, che l’Aou di Sassari sia senza il Direttore Generale da 9 mesi. Non si possono tenere gli ospedali senza i direttori di struttura complessa (primari), come per esempio sta accadendo al San Francesco di Nuoro, dove ho ripreso la mia attività medica fin da subito concluso il ruolo in assessorato. Se la maggioranza deciderà comunque per il ripristino delle 13 aziende, sommando quelle sanitarie locali ed ospedaliere, la volontà deve essere rispettata. Ci confronteremo allora sui dati (MEF, Corte dei Conti, Ministero Salute, CREA, Osserva Salute, ISTAT, QUALITÀ Percepita) e non sui singoli casi. Ad aneddoti negativi sarò pronto a rispondere con storie positive che vivo nel mio reparto di ematologia, anche di pazienti che hanno avuto terapie avanzate, tempestive, con farmaci che costano migliaia di euro”.
Replicando in ultimo ad una affermazione dell’Assessore alla sanità Nieddu rilasciata nell’intervista de l’Unione Sarda e relativa ad una domanda sulla diapositiva citata da Arru, in cui sostiene che “non crede che l’imprimatur della Bocconi sia di per sé garanzia di successo di una politica sanitaria, anzi”, l’ex Assessore sottolinea: “Non ho niente da criticare alla SDA Bocconi School of Management, con cui ho avuto piacere di collaborare, iniziando dal Percorso Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA) per la sclerosi Multipla con la Professoressa Valeria Tozzi, oppure sui Modelli gestionali con Professor Francesco Longo. Sarebbe interessante vedere i CV delle persone con cui ho collaborato, che ho scelto, nel Gabinetto e negli Staff, e coloro che collaborano adesso”.
E. C.
07 Gennaio 2020
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