Associazione Medici Diabetologi: “1 diabetologo su 2 vittima di violenza”
Circa la metà (46%) dei medici diabetologi è stato vittima di un episodio di violenza verbale o/e fisica durante l’esercizio della professione, prevalentemente in ambulatorio e nelle ore diurne quando è maggiore l’attività clinica nei servizi di diabetologia. Nel 74,6% di questi soggetti, il fenomeno si è ripetuto in più di un’occasione. Questi atti deprecabili sono dovuti sia a fattori esogeni, pertanto non controllabili, come il temperamento violento di alcuni utenti, sia a fattori strutturali sui quali è possibile e necessario intervenire. La realizzazione di un programma di prevenzione e gestione della violenza deve diventare un obiettivo della politica e delle Aziende Sanitarie al fine di garantire sicurezza, qualità di cura e benessere sul luogo di lavoro.
È quanto emerge dalla Survey realizzata dall’Associazione Medici Diabetologi (AMD) attraverso il suo Gruppo strategico a valenza nazionale “Medicina di Genere” per misurare la portata del fenomeno della violenza contro gli operatori sanitari della diabetologia e comprendere quanto questo si leghi a carenze delle Valutazioni del Rischio (VdR) sui luoghi di lavoro oltre che a fattori sociali.
L’indagine ha visto la partecipazione di 137 medici diabetologi, di cui il 71,5% donne, quota maggioritaria fra i diabetologi, che ha dichiarato come nel 70,9% dei casi, le strutture non prevedano strategie preventive e/o risposte standardizzate per la gestione degli episodi di violenza nei reparti e negli ambulatori di diabetologia.
“I risultati di questa indagine sono in linea con molte altre evidenze segnalate in altri ambiti clinici, particolarmente nei ‘pronto soccorso’, ed in tutto il mondo – commenta Angela Napoli, Coordinatrice Gruppo di studio nazionale ‘Medicina di Genere’ Amd – dall’Indagine emerge che il fenomeno si verifica prevalentemente in ambito ambulatoriale e nelle ore diurne, ma anche nei reparti e nei corridoi durante i turni di guardia all’interno di strutture ospedaliere e nelle aree di accesso e/o di parcheggio degli ospedali”.
A seguito di episodi di violenza, le conseguenze fisiche si aggiungono a quelle psicologiche generando un circolo vizioso che può incidere anche sulla produttività e sulla qualità dell’assistenza offerta alle persone con diabete, oltre che sul livello di ansia, depressione e burnout dei professionisti.
“Il dato sulle carenze strutturali da parte delle Aziende Sanitarie deve farci riflettere e spronare le direzioni aziendali a promuovere azioni preventive tese a contrastare un fenomeno grave e non più tollerabile a tutela del benessere di chi ogni giorno si prende cura delle persone con diabete sul territorio – aggiunge Graziano Di Cianni, Presidente nazionale AMD – Solo attraverso una puntuale valutazione del modello organizzativo di ciascuna realtà, è possibile proporre procedure standardizzate in grado di favorire la segnalazione degli atti di violenza, monitorare adeguatamente il fenomeno e intervenire con tempestività. Pertanto, è urgente comprendere le profonde motivazioni alla base di questo fenomeno sociale per intraprendere azioni appropriate, interventi politici e strutturali, che dotino gli operatori della salute di abilità, strumenti e spazi adeguatamente progettati ed arredati per ottenere una migliore prevenzione e gestione del rischio di aggressioni”.
10 Marzo 2023
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