Cellulite: tutte le novità mutuate dalla medicina dello sport
La cellulite interessa 2,5 donne su 3, cioè 24 milioni circa di donne. Dietro le quinte della ‘buccia d’arancia’ ci può essere un’insufficienza veno-linfatica, un aumento (ma anche una riduzione) del grasso, una fibrosi, un disturbo metabolico (resistenza insulinica, problemi tiroidei).
Ma da 25 anni a oggi molte cose sono cambiate. “La Pefs – ha dichiarato Pierantonio Bacci, docente di medicina estetica università di Siena – prima veniva attribuita solo ad un’insufficienza veno-linfatica mentre oggi sappiamo che le cause sono molte e forse possiamo spingerci a dire che la cellulite non è solo un’espressione ma uno strumento che l’organismo usa per lanciare segnali di aiuto. Un vero e proprio SOS per segnalare che qualcosa non sta funzionando”.
Le cause. Possono essere diverse e richiedono anche trattamenti diversi.Trattamenti che comunque devono partire sempre da una depurazione alimentare dell’organismo per 15-20 giorni. La parola d’ordine è, infatti, diminuire l’acidificazione dell’organismo con uno schema alimentare personalizzato (iperproteico, ipoglucidico, alcalinizzante).
A questo si deve associare un trattamento fisico che riconosce tre momenti fondamentali: il linfodrenaggio, l’Endosphères e l’Endermologie. Metodologie di terapia fisica che migliorano il microcircolo e rimuovono l’edema linfatico. Poi ci sono le tecniche mediche: la mesoterapia si utilizza quando c’è l’edema (stasi veno-linfatica); la carbossiterapia quando c’è riduzione della vascolarizzazione, come nel caso della cellulite fibrosa e dolorosa.
Le novità più importanti sono le metodiche mutuate dalla medicina dello sport: dai campi magnetici, che servono per ristrutturare il tessuto connettivo, alla pompa biomagnetica che si usa per ridurre il dolore; la tecarterapia e le radiofrequenze che servono ad aumentare il collagene e quindi a diminuire i processi di fibrosi; gli ‘spazzolamenti’ con le luci laser, con l’infrarosso, che permettono di far utilizzare energia al mitocondrio (sono metodiche che diminuiscono l’intossicazione del tessuto, la fibrosi, l’acidità e quindi, portando più ossigeno, mettono il mitocondrio in condizioni di lavorare meglio). Queste integrazioni permettono di avere tante armi per migliorare sia clinicamente che fisicamente gli inestetismi.
Il ruolo del supplementi/integratori.Integratori e antiossidanti non vanno presi in modo incontrollato. Può essere utile assumere antiossidanti come i bio-flavonoidi, protettori del sistema venoso (come la vite rossa, la rutina, il meliloto) ed anti-infiammatori naturali (betulla, ananas) che permettono di depurare la matrice e di ridurre l’acidità.
In base all’esame delle urine, potranno poi essere prescritti due-tre volte a settimana degli alcalinizzanti, delle bustine contenenti bicarbonato di sodio, potassio e magnesio, per ridurre l’acidità dei tessuti.
Il ruolo dell’acqua.È importantissima perché permette di lavare via le scorie, gli scarti dell’organismo: da utilizzare in quantità di 1-2 litri al giorno a piccoli sorsi, e soprattutto un bel bicchiere di acqua prima di mangiare. L’acqua va scelta con attenzione: quella che si consuma lontano dai pasti deve avere un PH alcalino (sopra 5,8-6), perché aiuta ad alcalinizzare i tessuti. Durante i pasti invece ci si può concedere un’acqua un po’ più acidula perché facilità la digestione. Oggi si utilizza anche il solfato di deuterio in gocce, (molto utilizzato anche per la fibromialgia) per favorire la funzionalità del mitocondrio.
18 Maggio 2012
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