Concorrenza e libertà prescrittiva
Hanno risposto Massimo Scaccabarozzi, Presidente di Farmindustria, Assobiotec e l’Italian Biosimilars Group.
“Le procedure di acquisto – ha sostenuto Massimo Scaccabarozzi – devono prevedere un principio che assicuri la libertà prescrittiva del medico e, quindi, anche la continuità terapeutica, che deve essere garantita e non deve essere l’eccezione da motivare, in diversi casi addirittura da approvare, come previsto in alcuni provvedimenti regionali”.
“La continuità terapeutica – ha detto Assobiotec – è un problema reale che merita di essere correttamente inquadrato. Da alcune parti si propone il superamento della distinzione tra pazienti naive e pazienti in trattamento, come se fosse secondario il fatto che esistono pazienti già curati in maniera efficace con uno specifico farmaco, originator o biosimilare che sia. Oppure si declina il principio di continuità terapeutica in termini assistenziali e non farmacologici, come se ci si dovesse accontentare della mancata interruzione dell’assistenza. Ad avviso di Assobiotec, sarebbe affrettato e semplicistico affermare che i biosimilari siano intercambiabili o sostituibili, ancorché non automaticamente, a prescindere dalle evidenze disponibili e per esclusive ragioni economicistiche. Non basta l’esercizio di comparabilità, che riguarda il profilo di efficacia e sicurezza complessivo. Né tanto meno possono bastare le argomentazioni prive di rilevanza scientifica e correttezza regolatoria secondo cui, da un lato, gli originatori sarebbero biosimilari di se stessi, con conseguenti ‘switch inconsapevoli’; dall’altro lato, lo switch tra farmaci contenenti principi attivi diversi sarebbe pratica diffusa… omettendo di distinguere tra switch praticati per finalità cliniche e switch praticati per finalità economiche. Nella prospettiva del singolo paziente con malattia cronica e del suo medico curante, l’ipotesi di cambio di una terapia efficace è plausibile solo a fronte della certezza di non sacrificare il beneficio clinico nel singolo caso concreto. Così come sarebbe improprio – ha aggiunto – se i biosimilari fossero relegati all’uso nei soli pazienti naive, allo stesso modo sarebbe improprio se la continuità terapeutica diventasse l’eccezione da motivare a fronte di pressioni sui medici come si sono registrate, ad esempio, nelle Regioni con gara a lotto unico sull’intero fabbisogno dello specifico principio attivo con un solo farmaco aggiudicatario. Per questo motivo ci stiamo confrontando con le Istituzioni al fine di individuare modelli di acquisto che assicurino il confronto competitivo, garantiscano i risparmi attesi, ma rispettino anche i principi di libertà prescrittiva e di continuità terapeutica. I medici devono poter disporre della cassetta degli attrezzi cui attingere, senza impropri condizionamenti burocratici, la migliore soluzione per le necessità del singolo paziente”.
“La libertà prescrittiva e la continuità terapeutica paziente – ha sostenuto l’Italian Biosimilars Group – sono presidi dell’autonomia e della professionalità del medico: agiscono quindi a valle della procedura di acquisto e non osta a che quest’ultima si svolga in condizioni eque e non discriminatorie. La proposta di intervento normativo formulata dall’Italian Biosimilars Group ha l’obiettivo di identificare una soluzione equilibrata, che promuova la concorrenza nei procedimenti di acquisto preservando al contempo la libertà dello medico prescrittore e la continuità terapeutica qualora necessario. Nello specifico, con l’applicazione dell’aggiudicazione multipla in una gara a lotto unico nell’ambito dei farmaci biosimilari, si potrebbero avere i seguenti vantaggi: tutelare la continuità terapeutica; favorire l’impiego dei farmaci a più basso costo; portare ad un reale confronto competitivo; tenere il medico al centro garantendo adeguati i livelli di informazione scientifica; garantire la continuità di fornitura e ridurre il rischio di stock-out grazie all’aggiudicazione di più prodotti”.
17 Giugno 2016
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