Cure palliative. Chi sono i caregiver in Italia?
Il quadro generale dei caregiver
I dati rilevati delineano l’identikit del caregiver familiare in Italia: si tratta nella maggior parte dei casi di donne, oltre i 60 anni, pensionata o casalinga, con licenza di scuola media inferiore.
Infatti, il numero delle donne che hanno risposto al questionario (215, pari al 65% del campione) è nettamente superiore a quello degli uomini (118, ovvero il 35%). Le fasce di età mostrano una prevalenza degli over 60 (50% sul totale) rispetto alla fascia 41-60 (36%) e 20-40 (14%).
In particolare, dei 167 over 60, 100 sono donne (60%) e 67 uomini (40%).
Sotto il profilo professionale dall’analisi dei dati si evince che il 61% dei familiari di riferimento sono persone che non lavorano: pensionati (34%), casalinghe (21%), disoccupati, in aspettativa e studenti (6%). I lavoratori sono dipendenti (23%) e liberi professionisti/lavoratori autonomi (15%).Per quanto concerne il titolo di studio il più rappresentato è il diploma di scuola secondaria di secondo grado (40%). In ordine decrescente: licenza media/avviamento professionale (27%), licenza elementare (21%), laurea (11%) e nessun titolo (3%).
L’attività dei familiari dei malati terminali
Sapevano cosa fossero le cure palliative prima dell’attivazione del servizio 176 persone su 333 (52,85%) di cui 116 donne (65,9%) e 60 uomini (34,1%). Si tratta di un valore medio che si attesta quasi al 53%. Nel 2000, secondo un’indagine simile svolta dalla Fondazione Floriani di Milano tramite Ipsos, coloro i quali conoscevano la terapia del dolore prima di entrarne a contatto diretto erano il 38%, mentre nel 2008 dalla FCP attestava la conoscenza delle cure palliative al 45%.
Il 50% dei partecipanti ha dichiarato di essere stato indirizzato al servizio dal reparto ospedaliero, il 22% da amici-conoscenti, il 14% dal Medico di medicina generale, il 3% da servizi Sociali e ASL. Solo l’11% ha confermato di aver avuto il primo approccio di sua iniziativa. I motivi sono intuibili: il 59% ha indicato il bisogno di cure sanitarie specifiche, il 27% le difficoltà nella gestione familiare, l’11% il bisogno di sostegno psicologico e relazionale.
A riprova delle difficoltà relazionali/emotive affrontate dai caregiver, dall’indagine emerge in particolare, il 51% afferma di avere una difficoltà nelle relazioni famigliari in un momento così difficile e delicato. Allo stesso modo, l’81% degli intervistati ammette che quando si assiste un malato in fase terminale cresce il bisogno di essere ascoltati. Ma non solo. È degno di attenzione anche il 62% di coloro che non nascondono che la malattia ha ridotto le loro relazioni sociali. I familiari sono dunque consapevoli che quando c’è un malato inguaribile i rapporti umani sono più difficili.
Da segnalare il dato interessante rispetto al sostegno psicologico. Alla domanda diretta sulla frequenza con la quale si incontra il bisogno di un aiuto psicologico e/o relazionale, il 72% degli intervistati risponde talvolta (40%) o spesso (32%), ma solo il 17% risponde raramente e l’11% mai.
Gli oppioidi: cosa ne pensano i familiari dei pazienti
Uno dei dati più significativi dell’indagine, riguarda proprio i farmaci per il controllo dei sintomi, come morfina o altri oppioidi: il 70% dei caregiver intervistati ha risposto di non essere affatto contrario al loro uso, il 17% poco, il 9% abbastanza, il 3% molto. In sostanza, dunque, si può dedurre che l’88% degli intervistati è favorevole alla somministrazioni di oppioidi. Il basso consumo di questi farmaci in Italia non appare quindi imputabile alle resistenze del paziente, né della sua famiglia. Anche qui possiamo confrontare i dati con l’indagine Ipsos sopra citata del 2008 che vedeva l’80% della popolazione favorevole all’utilizzo degli oppiacei per il controllo del dolore, che registra oggi una crescita dell’8%.
Le cure palliative. Il lato economico
Altro punto importante è quello delle spese cui vanno incontro le famiglie dei malati terminali. Al quesito specifico sui costi della cura e dell’assistenza le risposte sono state le seguenti: trovano la spesa significativa il 79% degli intervistati, contro il 14% che la riteneva poco importante e l’8% per niente. Nonostante questo, per il 98% dei caregiver è importante (o lo sarebbe se fosse possibile) poter contare sulla disponibilità di un’équipe medica 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
27 Maggio 2012
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