Dirindin (PD): “Fondamentale mettere al centro il recupero del rapporto di fiducia medico-paziente”
“Il tema ‘Guardiamo al futuro’ – ha rilevato – è di grande rilevanza perché sullo sfondo c’è una preoccupazione che ci angoscia spesso: i troppi segnali che abbiamo della graduale e lenta perdita di prestigio della medicina e legato a questo si lega l’incrinarsi continuo del rapporto fiduciario tra pazienti e professionisti della salute”.
E il rischio è che “se non mettiamo al centro della nostra preoccupazione come obiettivo quello di ristabilire tra la persona e il mondo della medicina e dei professionisti un rapporto vero di fiducia crescente, e non a rischio di incrinature, credo che abbiamo davanti un futuro non così favorevole”.
In questo scenario la senatrice ha fatto alcuni esempi. “Penso al caso dei vaccini – ha detto – dove spesso ci si domanda cosa induce molte persone a non far vaccinare i figli. Penso al tema del low cost a come dimostrare che non c’è qualità. C’è poi il tema fine vita (ma cosa facciamo nell’ambito delle cure palliative e degli hospice per fare in modo che veramente scelta sia libera e non semplicemente legata alle grandi difficoltà che hanno le persone nella fase terminale della vita?) e il tema dell’ambiente e salute”.
“Questi – ha specificato – sono temi da affrontare per non incrinare la fiducia tra i medici e i pazienti. C’è discussione ma penso che bisogna fare di più. Il medico è ancora quello che all’interno della Pa ha la maggiore fiducia del cittadino, ma ci sono segnali indiretti e c’è qualcuno che non gioca a favore. A partire da chi ha interesse ad aprire le cause contro i medici e finisce col sottolineare alcune esageratamente alcune debolezze del medico”.
“Altri due aspetti – ha evidenziato infine Dirindin – che penso sarebbe utile approfondire sono i temi della ricerca e della sperimentazione attraverso la riqualificazione del mondo dei ricercatori. E altro aspetto vorrei proporre riflessione è che causa delle grandi ristrettezze economiche che vive il servizio pubblico, molto spesso le politiche sanitarie non sono prioritarie nell’agenda dei governi nazionali e regionali anche perché c’è il rifiuto a riconoscere la complessità della sanità. Parlare di sanità è più difficile che parlare del sociale. Ma ciò mi preoccupa e bisogna fare attenzione”.
22 Maggio 2016
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