Funziona la sperimentazione in Veneto: non c’è l’obbligo ma la copertura non cala
A tre anni dall’inizio della sperimentazione, concordata dalla Regione con il ministero della Salute – e che prevede un immediato ripristino dell’obbligo nel caso in cui la copertura dovesse scendere al di sotto della soglia di guardia – non c’è alcun motivo di preoccupazione. Anzi.
Secondo quanto illustrato questa mattina da Massimo Valsecchi, del dipartimento di Prevenzione dell’Azienda Ulss 20 di Verona, nel corso del convegno La vaccinazione tra diritto e dovere. Quale comunicazione per facilitare la scelta?, la copertura vaccinale non ha subito alcun calo.
I dati relativi al primo semestre 2010 confermano una tendenza illustrata giù dalle rilevazioni precedenti. Le vaccinazioni per tetano, difterite, pertosse, antipolio, epatite b e Haemophilus influenzae di tipo B abbiano tutte raggiunto livelli di copertura prossimi al 95 per cento.
“Avremmo tollerato una riduzione di 1-2 punti percentuali”, ha affermato Valsecchi, ma neanche questa si è verificata. Le ragioni del successo, probabilmente, risiedono oltre che in una “cultura della vaccinazione” ormai diffusa nell’intera popolazione, nella serie di interventi messe in atto dalla istituzioni regionali che hanno consentito di accompagnare la transizione con adeguate strategie di informazione e comunicazione.
Secondo i dati, inoltre, il 5 per cento dei non responders alla vaccinazione comprende due differenti tipologie di cittadini. “Circa il 2-3 per cento è rappresentato da semplici rinvii”. Persone, dunque, che si sottoporranno alla vaccinazione in un secondo momento. “I rimanenti sono invece dissensi definitivi, cioè quel nucleo di genitori che rifiuta ideologicamente la vaccinazione”, ha illustrato Valsecchi. “Stiamo conducendo un’indagine per tracciarne un profilo sociologico, ma le prime impressioni ci suggeriscono che si tratti di persone con uno status socioeconomico piuttosto alto. Colte, tanto che almeno uno dei partner è laureato. L’atteggiamento nei confronti dei vaccini, poi, si inserisce in un profilo culturale ben definito: tendenzialmente cercano di evitare – per quanto possibile – i farmaci, hanno una forte attenzione alla salute che spesso si manifesta nel modello alimentare. Tuttavia – ha concluso – è pessima l’informazione a cui attingono per suffragare la loro avversione ai vaccini”.
Articoli correlati:
10 Gennaio 2011
© Riproduzione riservata
Gli speciali
Sanità digitale per garantire più salute e sostenibilità. Ma servono standard e condivisione
I più letti

Inibitori di Pompa Protonica. Aifa introduce una nota che ne regola la prescrivibilità

Schillaci: “Basta trucchi sull’intramoenia. Manipolare i dati è una questione di onestà”

Richiamo globale su latte artificiale e altri prodotti per neonati per tossina da Bacillus cereus

Farmaci. Il Tar del Lazio annulla la circolare di Aifa: ai grossisti non spetta lo 0,65% sui generici

Tumori. “105mila diagnosi ogni anno in Italia causate dal fumo. 18mila cittadini hanno già firmato per aumentare di 5 euro il costo delle sigarette”

Al via la riforma del Servizio sanitario nazionale. Nascono gli ospedali di terzo livello e quelli "elettivi" senza Pronto Soccorso. Riordino disciplina per medici di famiglia e pediatri

Prevenzione melanoma. Via libera del Senato al testo che istituisce la giornata nazionale. Arriva il consenso informato per l'esecuzione dei tatuaggi

I dieci motivi per cui gli Infermieri con Laurea Magistrale ad Indirizzo Clinico dovrebbero afferire alla Dirigenza

Inibitori di Pompa Protonica. Aifa introduce una nota che ne regola la prescrivibilità

Paziente ucciso da un altro paziente in reparto di Psichiatria. “L’assassino era pericoloso e in attesa di trasferimento in Rems”