GN Hearing: la ‘Ferrari’ delle protesi acustiche, iPhone e Google friendly
GN Hearing è stata da sempre pioniera di esperienze innovative di comunicazione, traghettando il suo know how dai fili dei telegrafi dell’800 (il 1 giugno 1869 viene fondata la Great Northern Telegraph Company), al wireless delle protesi acustiche di ultima generazione, le ReSound LiNX 3D, dall’incredibile qualità del suono e dotate di ‘telecomando’ per il fine-tuning del suono.
Il futuro viaggia veloce in questa azienda di protesi acustiche, che nei segmenti alti di mercato offre prodotti che sono un capolavoro di bio-ingegneria e di design. Sono del 2013 le prime protesi acustiche collegabili all’iPhone (per rispondere ad una telefonata) e già nel 2016 si è varcata una nuova frontiera, quella di utilizzare lo smartphone come ‘telecomando’ per regolare qualità e intensità del volume percepito ma anche, ad esempio, per isolare il suono di una conversazione con il vicino di tavola, dal background rumoroso di un ristorante.
E per il futuro i piani della GN prevedono collaborazioni con Google per consentire la fruibilità del ReSound LiNX Quattro al popolo di Android; obiettivo: audio streaming diretto da computer e ascoltare musica con una qualità del suono senza precedenti (le precedenti protesi distorcevano il suono) su canali Bluetooth Low Energy Connection-Oriented dei quali Google ha già pubblicato le specifiche (ASHA).
Le protesi acustiche di ultima generazione si caricano in una scatolina come degli auricolari wireless (la carica dura 24-30 ore) e sono piccolissime, praticamente invisibili. E a prova di musicista. Uno dei primi a testarle è stato il musicista professionista Andrew Hugill, affetto da malattia di Ménière, che nel video che lo ritrae su YouTube si commuove tornando a sentire il suono della musica senza distorsioni.
Nella sede di Ballerup andiamo a visitare anche il Research Lab, regno degli ingegneri acustici della GN, dove si testano le performance acustiche e wireless delle protesi. Visitiamo una dopo l’altra l’acoustic anechoic chamber (una foresta di plinti di materiale sintetico che assorbono in modo innaturale la voce, senza farla rimbalzare da un lato all’altro), la reverb chamber, la car test chamber, la windy room e una speciale stanza verde, che taglia fuori tutti i segnali radio. Stanze dalla costruzione artigianale, ma di precisione millimetrica, che consentono agli ingegneri di testare le possibili interferenze con la trasmissione bluetooth e il suono (o l’assenza di questo) in tutte le possibili sfumature, trasformando queste osservazioni in calcoli matematici da inserire nei complessi algoritmi computerizzati delle protesi acustiche.
Per noi, che siamo distanti di qualche decennio, dalle nozioni di fisica apprese sui banchi dell’università, tutto ciò sembra quasi un parco giochi, ma l’espressione serissima degli ingegneri che ci fanno da guida, ci fa intuire che in questo luogo si disegna il futuro del nostro udito.
Secondo i dati dell’OMS, circa 466 milioni di persone nel mondo presentano una forma grave di perdita dell’udito; le stime per il 2050 sono di oltre 900 milioni di persone.
Maria Rita Montebelli
01 Novembre 2018
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