Immunoterapia specifica, il “vaccino antiallergico”

Immunoterapia specifica, il “vaccino antiallergico”

Immunoterapia specifica, il “vaccino antiallergico”
Solo 4 pazienti su 10 conoscono l'opportunità del 'vaccino' antiallergico, ovvero l’immunoterapia specifica: se ne è discusso durante il 4° Congresso IFIACI e il 27° Congresso Nazionale della SIAAIC, Società Italiana Allergologia, Asma ed Immunologia Clinica, a Roma (Ergife Palace Hotel). Il Congresso si è concluso ieri dopo quattro giornate di lavori.
Uno dei focus centrali riguarda l'immunoterapia specifica, indicata per alcuni pazienti: consiste in un trattamento a lunga durata, dai 3 ai 5 anni, con effetti in tempi medio lunghi, in grado di modificare la risposta del sistema immunitario, sottolineano gli esperti. Il Prof. Giorgio W. Canonica, Neopresidente SIAAIC e Primario Clinica di Malattie Respiratorie nell'Università di Genova, sottolinea, insieme agli altri esperti, che per la prescrizione del vaccino occorre rivolgersi ad uno specialista che sappia fare correttamente la diagnosi e che conosca le regole per poterlo somministrare. “'No' assoluto alle cure prescritte solo dopo diagnosi approssimative", hanno affermato gli allergologi.
 
“Questo tipo di terapia è esattamente equipollente a un farmaco normale”, spiega il Prof. Giorgio W. Canonica, “superando tutti quei pregiudizi che si erano consolidati e che risultano assolutamente infondati. Non funziona sul sintomo ma sul cambiare la problematica immunologica del paziente, e quindi è un “controller” della terapia. In Italia l’80% del mercato dei vaccini è sublinguale, per motivazioni culturali. La migliore terapia è però quella disegnata sul paziente, perché non ce n’è una giusta in assoluto. Le linee guida non devono vincolare, ma dare le raccomandazioni corrette affinché il medico le possa applicare al singolo paziente. Ad oggi le percentuali di successo sono molto ampie, molto di più rispetto al passato, per varie motivi: innanzitutto per la qualità del prodotto, poi per le condizioni scientifiche che abbiamo a disposizione, e che ci permettono di scegliere le giuste terapie. Manca ancora, però, il “biomarker” predittivo di risposta, ossia la consapevolezza in anticipo che un paziente risponderà o non risponderà alla terapia. Ma questo discorso vale anche per tante altre terapie". Al momento l’immunoterapia specifica, "nel caso di allergie agli imenotteri, raggiunge una probabilità di successo del 98-99%. In media, invece, per le terapie tradizionali, si raggiunge l’80%. Ma, in media, al momento si stima che 9 persone su 10 possano curare la propria allergia con il vaccino", spiegano gli esperti in occasione.
 
“Il vaccino non deve assolutamente sostituire i farmaci", sottolinea il Prof. Giovanni Passalacqua del Dipartimento di Medicina Interna e Specialità Mediche di Genova, "che rimangono indispensabili per la cura: molti di questi sono estremamente efficaci nell’immediato, mentre il vaccino è un trattamento, con effetti a lungo termine, che dura dai tre ai cinque anni: i primi effetti si hanno dopo due-quattro settimane dall’inizio della cura. Una volta sospeso il corso vaccinico, gli effetti si mantengono dai tre ai cinque anni. Quando i sintomi peggiorano, si riparte con un nuovo ciclo”.

V.R.

13 Aprile 2014

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