Influenza. Ecco come agirà il supervaccino “universale”

Influenza. Ecco come agirà il supervaccino “universale”

Influenza. Ecco come agirà il supervaccino “universale”
Una ricerca pubblicata su Nature Medicine potrebbe cambiare il modo di guardare ai vaccini influenzali. E aprire la strada a quello universale, capace di combattere tutti i ceppi per un periodo di tempo abbastanza lungo. Come? Attaccando la struttura interna del virus, che varia con estrema lentezza, e non la sua superficie che invece è capace di cambiare, adattarsi e sviluppare resistenza ai farmaci. Questa la promessa dei ricercatori dell’Università di Southampton, dell’Università di Oxford e della società Retroscreeen Virology Ltd che si occupa proprio di virologia.

Questi scienziati avrebbero infatti scoperto alcuni peptidi che si trovano nella struttura interna di tutti i virus influenzali noti, che si tratti di quelli stagionali o dei vari ceppi di aviaria o suina. Un risultato che potrebbe rivoluzionare l’approccio dei virologi e aiutare in caso si verificasse una pandemia. “Gli attuali vaccini sono ottimi per spingere il corpo a creare anticorpi contro l’influenza, ma non funzionano tanto bene nel generare un’immunità duratura. Una risposta che parta dai linfociti T, ovvero quelle cellule del nostro sistema di difese che uccidono non solo il virus, ma anche le cellule da esso infettate”, ha spiegato Andrew McMichael, direttore del Medical Research Council (MRC) del Weatherall Institute of Molecular Medicine all’Università di Oxford. “La grande domanda è: se si scatenasse una pandemia a partire da un ceppo molto più aggressivo di quello della suina che abbiamo visto qualche anno fa, cosa faremmo prima dei sei mesi che si impiegano in media per sintetizzare un vaccino efficace? Questo studio suggerisce una possibile soluzione. Ovvero che sia possibile creare un farmaco capace di stimolare la risposta dei linfociti T a questo tipo di virus. Anche se chiaramente avremo bisogno di altri studi per confermare che l’approccio sia corretto”.

Per giungere a questo risultato il team ha usato un metodo di ricerca che si avvale del contributo volontario di alcune “cavie umane”, questo tipo di studio fa parte dei cosiddetti Human Viral Challenge Studies. Ogni partecipante viene infettato dai medici dal virus influenzale, e le sue condizioni vengono poi monitorate attraverso continue analisi e prelievi di sangue in una unità di isolamento all’interno del laboratorio. Prima di sottoporre queste persone allo studio, i medici si sono assicurati che fossero in perfetta salute, ovvero che non presentassero segni di altre malattie o infezioni in corso.
Monitorando il sistema immunitario di questi volontari, i ricercatori hanno dunque osservato che il nostro organismo produce vari tipi di linfociti T e che questi, in particolare, reagivano ai peptidi che si trovano all’interno dei virus influenzali. A differenza di quelli che si trovano sulla parte esterna, che variano con grande velocità e producono i diversi ceppi, queste cambiano la loro struttura solo sul lungo termine e dunque sono le stesse in tutti i diversi virus.

Un vaccino capace di agire contro questi peptidi interni, dunque, sarebbe capace di immunizzare l’organismo da tutti i ceppi influenzali, ma non solo. Poiché queste molecole attivano una risposta dei linfociti T, un eventuale farmaco che li sfruttasse come bersaglio funzionerebbe molto più velocemente: la risposta degli anticorpi è infatti più lenta di quella di queste cellule del sistema immunitario.
“Sappiamo bene che l’influenza può avere un impatto globale piuttosto importante”, ha spiegato Tom Wilkinson, docente dell’Università di Southampton che ha coordinato lo studio. “Trovare un modo per combattere un’eventuale pandemia è un problema di grande rilevanza medica e sociale. La maggior parte dei vaccini ci protegge da un singolo ceppo, poiché stimola la produzione di anticorpi nel sangue alle strutture più esterne del virus. Queste però possono cambiare nel tempo abbastanza rapidamente, e per questo i nostri vaccini a un certo punto diventano inutili e bisogna sintetizzarne di nuovi”, ha spiegato. “Invece questo studio dimostra che sono gli stessi linfociti T che sono capaci di riconoscere le strutture interne del virus influenzale. Per questo potrebbe essere possibile usare questa capacità per creare una nuova classe di vaccini, potenzialmente efficaci anche in caso di pandemia”, ha continuato, concludendo poi: “La strada dunque potrebbe essere tracciata, ma ancora lunga. Abbiamo bisogno di dimostrare se e come è possibile tradurre questa scoperta in una possibilità terapeutica”.

Laura Berardi  

02 Febbraio 2012

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