L’allarme degli oncologi: “In Italia anziani guariscono meno che in Europa. Estendere screening fino a 74 anni”
E lanciano un appello alle Istituzioni. “L’accesso alle cure diventa più difficile con l’avanzare degli anni – afferma Stefania Gori, Presidente nazionale AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. Sette over 70 su dieci scoprono la malattia in fase avanzata, quando le terapie sono meno efficaci. Anche gli anziani possono sconfiggere il cancro, ma vanno abolite le discriminazioni che questi pazienti devono ancora affrontare, con più impegno sul fronte della prevenzione. Chiediamo che i test di screening siano estesi almeno fino a 74 anni. In questo modo aumenteranno le diagnosi in fase iniziale e le possibilità di guarigione”. Il Servizio Sanitario Nazionale fornisce gratuitamente tre programmi di screening: per il tumore del seno (mammografia ogni due anni per le donne tra i 50 e i 69 anni), della cervice uterina (Pap test ogni tre anni per le donne tra i 25 e i 64 anni; in sei Regioni – Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Basilicata è stato adottato il test HPV ogni 5 anni) e del colon-retto (ricerca del sangue occulto nelle feci ogni due anni per uomini e donne tra i 50 e i 69 anni).
“Gli anziani sono più sensibili all’importanza di questi esami rispetto alle classi di età più giovani – spiega la Presidente Gori -. Basta pensare che, nel 2016, il 40% dei cittadini invitati ha eseguito lo screening colorettale e l’adesione più alta è stata registrata proprio fra i 65-69enni (47% donne e 45% uomini)”. Le prime due tappe di “Cancro, la prevenzione non si ferma dopo i 65 anni” si sono svolte con grande partecipazione nei centri anziani di Milano e Cosenza.
“Il progetto, che gode del patrocinio delle massime Istituzioni del Paese ed è all’avanguardia anche in campo internazionale, prevede che gli oncologi entrino nei centri anziani per sensibilizzare un grande numero di cittadini non solo sugli screening (prevenzione secondaria), ma anche sugli stili di vita corretti (prevenzione primaria) – sottolinea Fabrizio Nicolis, Presidente Fondazione AIOM -. Il 57% degli over 65 infatti è in sovrappeso o obeso, il 10% fuma, il 48,7% è sedentario (soltanto il 10,3% pratica attività fisica con costanza) e solo l’11% consuma 5 o più porzioni di frutta e verdura ogni giorno. Sono previsti nei centri anziani anche corsi di cucina per insegnare le regole della corretta alimentazione e lezioni di danza per favorire l’attività fisica, con la distribuzione di opuscoli informativi”.
Ogni anno in Italia più di 186.500 casi di tumore vengono diagnosticati negli over 70 (oltre la metà del totale delle diagnosi). Le cinque neoplasie più frequenti negli uomini che hanno superato questa soglia sono quelle della prostata (19%), polmone (17%), colon-retto (14%), vescica (12%) e stomaco (5%). Nelle donne, al primo posto si trova il carcinoma della mammella (22%), seguito dal colon-retto (16%), polmone (8%), pancreas (6%) e stomaco (5%).
“Con questo progetto vogliamo diffondere una nuova cultura dell’assistenza oncologica, che abbia al centro le esigenze dell’anziano – evidenzia Roberto Messina, Presidente Senior Italia FederAnziani -. Gli over 65 presentano necessità di supporto sociale da cui non si può prescindere nella programmazione di un piano di intervento. Più dell’80% dei pazienti oncologici ha un caregiver, che spesso è un parente stretto con un impegno quotidiano di assistenza. Riveste, quindi, grande importanza assicurare una corretta e tempestiva informazione non solo agli anziani, ma anche a chi li assiste”.
“L’invecchiamento generale della popolazione e l’allungamento dell’aspettativa di vita stanno determinando un progressivo cambiamento nell’età dei pazienti che accedono alle cure nelle Unità di Oncologia nel nostro Paese: occorre garantire sia qualità della cura sia qualità di vita – conclude la Presidente Gori-. Senza dimenticare la prevenzione terziaria, comprendente l’adeguamento a stili di vita che hanno dimostrato di ridurre il rischio di recidive del tumore. Inoltre è essenziale coinvolgere gli anziani nelle sperimentazioni cliniche dei trattamenti innovativi. La diversità di trattamento tra adulti di mezza età e anziani era già presente e consistente ad inizio anni ’90 quando il problema è stato affrontato per la prima volta da parte degli specialisti. Nonostante ciò, la differenza in sopravvivenza e lo svantaggio prognostico, invece di ridursi, sono aumentati nelle ultime due decadi e sono tuttora in crescita, soprattutto in Italia”.
16 Novembre 2018
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